Promessi Sposi, capitolo 26: riassunto semplice, schema e quiz
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Nel capitolo 26 dei Promessi Sposi il cardinale conclude la riprensione a don Abbondio, Lucia parte con donna Prassede e rivela ad Agnese il suo voto. Intanto Renzo, cercato dal governatore di Milano, lavora nel Bergamasco con un nome falso.
Riassunto del capitolo 26
Don Abbondio, messo alle strette dal cardinale, alla fine si commuove; Lucia rivela ad Agnese il voto e le chiede di mandare metà dei soldi dell'innominato a Renzo, che intanto si nasconde come Antonio Rivolta.
La fine della riprensione
Alla domanda «Cosa avete fatto per loro?» don Abbondio resta senza parole. Il narratore confessa di provare anche lui un certo disagio a riportare tanti bei precetti di carità, ma va avanti perché chi li pronunciava li metteva in pratica. Il cardinale continua: il curato ha obbedito all'iniquità, ha taciuto come lei voleva e ha perfino ingannato i due giovani con dei pretesti. Don Abbondio, dentro di sé, brontola: con quel «satanasso» dell'innominato tutti abbracci, e con lui tanto chiasso per una mezza bugia. Ad alta voce ammette di aver mancato, ma chiede che cosa avrebbe dovuto fare.
«Amare, figliuolo; amare e pregare», risponde Federigo. Avrebbe capito che l'iniquità può minacciare ma non comandare; e se aveva paura, poteva informare il suo vescovo, che avrebbe protetto i due giovani e lui stesso. Don Abbondio pensa: «I pareri di Perpetua!», senza accorgersi che, se la sua serva e il cardinale la pensano allo stesso modo, questo dice molto contro di lui. Poi gli scappa detto che bisognerebbe essere nei panni di un povero prete e aver visto quelle facce. Si aspetta un temporale, invece Federigo si fa pensieroso: chi giudica, dice, non sa che cosa farebbe al posto degli altri; e chiede a don Abbondio di rimproverargli liberamente le sue mancanze.
Don Abbondio prova ancora a difendersi, ricordando che i due gli erano entrati in casa per un matrimonio a sorpresa, ma il cardinale gli fa notare che è stato lui a chiudere loro la via giusta. A poco a poco il curato si commuove: il narratore lo paragona allo stoppino umido di una candela che, avvicinato a una gran torcia, fuma e scoppietta, ma alla fine si accende. Promette, con una voce che viene davvero dal cuore, di cercare le occasioni di fare del bene ai due giovani. Il cardinale chiude con affetto: gli è costato rimproverare un uomo anziano come lui, e avrebbe preferito parlare insieme della speranza comune. Poi usa un'immagine del Vangelo: la mezzanotte è vicina, lo Sposo non può tardare, teniamo accese le lampade. L'anonimo avverte che i due si parlarono anche altre volte, ma che lui si limita a ciò che riguarda Lucia.
I cento scudi e il voto
La mattina dopo donna Prassede viene a prendere Lucia, e il cardinale gliela raccomanda caldamente. Lucia si stacca dalla madre tra le lacrime e dice per la seconda volta addio al suo paese; ma non è l'ultimo saluto, perché donna Prassede resterà ancora qualche giorno nella sua villa, poco lontano. Mentre il cardinale sta per ripartire, arriva il curato della parrocchia del castello con una lettera e un rotolo dell'innominato: cento scudi d'oro per la dote di Lucia. Agnese li riceve, raccomanda al cardinale di non dirlo a nessuno, torna a casa, li conta a fatica e li nasconde nel saccone. La notte li vede in sogno; all'alba corre alla villa di donna Prassede.
Lucia, che ha deciso di farsi forza, ascolta i progetti della madre: con quei soldi potranno raggiungere Renzo, appena si saprà dov'è. Poi le getta le braccia al collo e confessa: «Io non posso più esser moglie di quel poverino!». Racconta il voto fatto nella notte del castello. Agnese resta sconvolta, ma non osa rimproverarla, perché sarebbe come prendersela con il cielo; le tornano anzi in mente le storie di castighi terribili per chi rompe un voto. «E ora cosa farai?», chiede. Lucia risponde che ci penseranno il Signore e la Madonna. Lucia le chiede due favori: far scrivere a Renzo, tramite il cugino Alessio, che metta il cuore in pace; e mandargli metà dei soldi, perché ha perso tutto per causa sua. L'affetto con cui parla mostra che il suo cuore «faceva ancora a mezzo con Renzo». Le due donne si separano tra le lacrime, promettendo di rivedersi entro l'autunno.
Dov'è Renzo?
Passa molto tempo senza notizie di Renzo. Il cardinale, che aveva davvero scritto per informarsi, riceve una risposta vaga: il giovane è sparito dalla casa di un parente, e girano voci contraddittorie: arruolato per il Levante, passato in Germania, annegato in un fiume. Sono tutte ciarle. Il narratore spiega come sono nate: don Gonzalo Fernandez di Cordova, governatore di Milano, ha protestato con il residente di Venezia perché il «famoso Lorenzo Tramaglino», presentato come un pericoloso ribelle, viene accolto nel Bergamasco. Venezia vuole attirare gli operai della seta milanesi e garantire loro sicurezza: così qualcuno avvisa Bortolo in confidenza. Bortolo porta Renzo in un altro filatoio, a una quindicina di miglia, e lo fa assumere con il nome di Antonio Rivolta; all'inizio il padrone lo crede un po' stordito, perché quando lo chiamano «Antonio!» spesso non risponde. Le autorità venete rispondono a Milano che il giovane non si trova, e Bortolo, per non tradirlo, racconta a tutti le stesse voci incerte. Don Gonzalo, conclude il narratore, non ce l'aveva davvero con Renzo: il povero filatore si trovava legato, senza saperlo, a cose troppo più grandi di lui.
Personaggi del capitolo 26
Il capitolo 26 chiude il confronto tra il cardinale e don Abbondio, riporta al centro Lucia e Agnese e mostra Renzo nascosto nel Bergamasco, protetto dal cugino Bortolo.
| Personaggio | Chi è | Ruolo nel capitolo |
|---|---|---|
| Federigo Borromeo | Cardinale arcivescovo di Milano | Conclude la riprensione con umiltà |
| Don Abbondio | Curato del paese | Si giustifica, poi si commuove |
| Lucia | La promessa sposa | Rivela il voto e pensa ancora a Renzo |
| Agnese | Sua madre | Riceve cento scudi dall'innominato |
| Renzo / Antonio Rivolta | Filatore fuggitivo | Cambia nome e filatoio |
| Bortolo | Cugino di Renzo | Lo nasconde e diffonde voci false |
| Don Gonzalo | Governatore di Milano | Protesta con Venezia per Renzo |
Temi del capitolo 26
Il capitolo 26 unisce la riflessione morale sulla responsabilità, il dramma privato del voto di Lucia e la grande politica, che senza volerlo decide la sorte di un semplice filatore.
- La responsabilità di chi ha un ruolo: il dovere del pastore non finisce davanti al pericolo.
- L'umiltà di chi giudica: Federigo ammette di non sapere che cosa farebbe al posto degli altri.
- Il conflitto di Lucia: la fedeltà al voto e l'affetto per Renzo, che non si spegne.
- La storia e i piccoli: una disputa tra Milano e Venezia cambia la vita di Renzo.
Il voto di Lucia: perché è importante
Il voto fatto nel castello dell'innominato è il nuovo ostacolo tra Renzo e Lucia: non viene più da un prepotente, ma dalla coscienza di Lucia, e sarà sciolto solo da fra Cristoforo nel lazzaretto.
Nel capitolo 26 Lucia lo rivela per la prima volta alla madre. Da qui in avanti la storia d'amore dipende da un problema di coscienza: Lucia si sente legata per sempre, Agnese e più tardi Renzo non si rassegnano. Il nodo si scioglierà nel capitolo 36, quando fra Cristoforo spiegherà a Lucia che non poteva offrire alla Madonna una promessa che toccava anche un'altra persona.
Schema riassuntivo
Schema del capitolo 26
Promessi Sposi, capitolo 26: il voto e la lontananza
Cardinale e don Abbondio
«Amare, figliuolo; amare e pregare»
«I pareri di Perpetua!»
Lo stoppino che alla fine si accende
Lucia e Agnese
Cento scudi d'oro dall'innominato
Lucia rivela il voto
Metà dei soldi a Renzo; addio fino all'autunno
Renzo
Voci false: Levante, Germania, fiume
Don Gonzalo protesta con Venezia
Bortolo lo nasconde: Antonio Rivolta
Domande da interrogazione
- Di che cosa accusa il cardinale don Abbondio? Risposta: di aver obbedito all'iniquità e di aver ingannato i due giovani con dei pretesti.
- Che cosa avrebbe dovuto fare il curato? Risposta: amare e pregare, e almeno informare il vescovo delle minacce.
- Perché don Abbondio pensa «i pareri di Perpetua»? Risposta: perché il cardinale gli dice le stesse cose che gli aveva consigliato la serva.
- Come cambia il tono di Federigo? Risposta: da severo diventa umile, e chiede a don Abbondio di rimproverargli le sue mancanze.
- Che immagine usa il narratore per la commozione di don Abbondio? Risposta: lo stoppino umido di una candela che alla fine si accende.
- Che cosa manda l'innominato? Risposta: cento scudi d'oro come dote per Lucia.
- Che cosa rivela Lucia ad Agnese? Risposta: il voto di castità fatto alla Madonna nel castello.
- Che cosa chiede Lucia per Renzo? Risposta: che gli si scriva del voto e che gli si mandi metà dei soldi.
- Perché Renzo cambia nome? Risposta: perché il governatore di Milano lo fa cercare a Venezia e Bortolo viene avvisato del pericolo.
- Quale nome usa Renzo? Risposta: Antonio Rivolta, in un altro filatoio del Bergamasco.
Versione semplice (DSA)
Il capitolo 26 in poche frasi
- Il cardinale continua a rimproverare don Abbondio.
- Gli dice che doveva amare e pregare, e chiedere aiuto al vescovo.
- Alla fine don Abbondio si commuove e promette di fare del bene.
- Lucia parte con donna Prassede.
- L'innominato manda cento scudi d'oro ad Agnese.
- Lucia racconta alla madre il suo voto: non potrà sposare Renzo.
- Chiede di mandare metà dei soldi a Renzo.
- Nessuno sa dove sia Renzo e girano voci false.
- Il governatore di Milano lo fa cercare nel Bergamasco.
- Bortolo lo nasconde in un altro paese con il nome di Antonio Rivolta.
Mettiti alla prova
Domanda 1 di 10
Qual è, secondo il cardinale, la risposta a «cosa dovevo fare?»
Domanda 2 di 10
Di chi sono, pensa stizzito don Abbondio, i consigli del cardinale?
Domanda 3 di 10
Che cosa «scappa detto» a don Abbondio durante la riprensione?
Domanda 4 di 10
Come reagisce Federigo a quello sfogo?
Domanda 5 di 10
A che cosa paragona il narratore don Abbondio che comincia a commuoversi?
Domanda 6 di 10
Che cosa porta al cardinale il curato della parrocchia del castello?
Domanda 7 di 10
Dove nasconde Agnese il rotolo di monete?
Domanda 8 di 10
Che cosa rivela finalmente Lucia alla madre, nella villa di donna Prassede?
Domanda 9 di 10
Che cosa chiede Lucia di fare con i soldi dell'innominato?
Domanda 10 di 10
Con quale nome lavora Renzo nel nuovo filatoio?
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Accedi con Google e carica il tuo corsoPDF, foto, slide, DOCX o video YouTubeIl caricamento si apre dopo l'accessoDomande frequenti
Perché Lucia non può più sposare Renzo?
Perché nella notte passata nel castello dell'innominato ha fatto voto alla Madonna di restare vergine, se fosse stata liberata. Nel capitolo 26 lo confessa alla madre.
Perché Renzo si chiama Antonio Rivolta?
Perché il governatore di Milano ha chiesto a Venezia di consegnarlo. Avvisato in segreto, Bortolo lo porta in un altro filatoio del Bergamasco e lo fa assumere con quel nome.
Don Abbondio cambia davvero dopo le parole del cardinale?
Si commuove sinceramente, ma solo in parte: il pensiero di don Rodrigo gli impedisce di accusarsi del tutto. Il narratore lo paragona a uno stoppino umido che, bene o male, alla fine brucia.
Fonti
- A. Manzoni, I promessi sposi (1840), capitolo XXVI, Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi, ed. 1840 (testo integrale), Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi (ed. Guglielmini e Redaelli, 1840), Liber Liber
- I promessi sposi, Enciclopedia Treccani
- Borromeo, Federico, Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani)
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