Promessi Sposi, capitolo 27: riassunto semplice, schema e quiz
Aggiornato il · Scritto da Revizly
Il capitolo 27 dei Promessi Sposi spiega la guerra per Mantova e il Monferrato, racconta il difficile carteggio tra Renzo e Agnese e mostra Lucia in casa di donna Prassede. Chiude il ritratto ironico di don Ferrante, uomo di libri.
Riassunto del capitolo 27
Il narratore spiega la guerra di successione di Mantova, poi segue le lettere tra Renzo e Agnese, i tormenti di Lucia sotto donna Prassede e la biblioteca di don Ferrante, fino all'autunno del 1629.
La guerra di Mantova
Il narratore, che finora ne ha parlato solo di sfuggita, spiega la guerra in corso. Alla morte del duca Vincenzo Gonzaga, Mantova e il Monferrato sono passati a Carlo Gonzaga, duca di Nevers, di un ramo della famiglia trapiantato in Francia. La corte di Madrid vuole escluderlo e sostiene altri pretendenti; don Gonzalo Fernandez di Cordova, governatore di Milano e desideroso di fare una guerra in Italia, si accorda con Carlo Emanuele I di Savoia per dividersi il Monferrato. Il Nevers ha amici importanti, il cardinale Richelieu, Venezia e il papa Urbano VIII, ma nessuno lo aiuta davvero con le armi.
Don Gonzalo assedia Casale, ma l'impresa va male: la corte gli manda pochi mezzi, l'alleato savoiardo si prende anche la parte spagnola, gli assediati resistono. In mezzo a questi guai arriva la notizia della sommossa di Milano. Per mostrare a Venezia di non essere spaventato, il governatore protesta con il residente veneziano per il caso di Renzo; quando poi arriva la risposta, al campo di Casale, alza la testa «come un baco da seta che cerchi la foglia», si ricorda a fatica di quel nome e passa ad altro.
Le lettere tra Renzo e Agnese
Renzo, che non sa di questa noncuranza, vive nascosto e si strugge di mandare notizie alle donne. Ma non sa scrivere: lo stampato lo legge a fatica, lo scritto no. Deve trovare uno scrivano fidato e poi un corriere. La prima lettera, chiusa in un plico per fra Cristoforo, arriva al convento, ma nessuno sa che fine abbia fatto; la seconda, mandata a un amico di Lecco, arriva ad Agnese, che se la fa leggere a Maggianico dal cugino Alessio. In quella lettera Renzo raccontava in modo confuso la fuga, accennava all'avviso segreto e al cambio di nome, faceva domande appassionate su Lucia e chiedeva di mantenere la parola data. Comincia così un carteggio lento e irregolare, che va avanti «a balzi e ad intervalli».
Il narratore descrive con ironia come funzionano queste lettere: lo scrivano capisce a metà, corregge, aggiunge o toglie; chi legge dall'altra parte interpreta a modo suo; e se le cose sono segrete e dette apposta in modo oscuro, alla fine ci si capisce come due filosofi che disputano da ore sull'entelechia. Agnese riesce a mandare a Renzo cinquanta scudi, la metà voluta da Lucia, con una lettera che racconta la «tremenda storia» e, con giri di parole, il voto, consigliandogli di mettere il cuore in pace. Renzo trema, si infuria, si fa rileggere la lettera tre o quattro volte, poi detta la risposta: il cuore in pace non lo metterà mai; i soldi li terrà per la dote; la Madonna aiuta i tribolati, non fa dispetti; e con quei soldi metteranno su casa lì.
Lucia e donna Prassede
Saputo che Renzo è vivo e al sicuro, Lucia prova sollievo e vorrebbe solo che lui la dimenticasse. Lei stessa cerca cento volte al giorno di non pensarci: lavora, recita orazioni, ma l'immagine di Renzo entra «di soppiatto» in tutti i suoi pensieri. Donna Prassede peggiora le cose: per staccarla da lui gliene parla di continuo, «Non ci pensiam più a colui?», le chiede; e quando Lucia risponde «Io non penso a nessuno», replica che ci vogliono fatti e non parole: le ragazze, dice, si rassegnano subito a perdere un partito onesto, ma uno scapestrato è una «piaga incurabile». Poi descrive Renzo come un birbante venuto a Milano per rubare e scannare. Lucia lo difende, dicendo che al paese si è sempre parlato di lui solo in bene, e finisce in lacrime. Donna Prassede non si ferma, perché agisce «a fin di bene», come il ferro di un chirurgo che i gemiti non trattengono. Per fortuna ha molte altre persone da raddrizzare: la servitù e cinque figlie, tre monache e due sposate, che fanno di tutto per sfuggire alla sua sorveglianza.
La biblioteca di don Ferrante
In casa c'è una sola persona che sfugge al comando di donna Prassede: il marito. Don Ferrante non vuole né comandare né obbedire, e quando non ha voglia di scrivere per lei risponde: «La s'ingegni». Passa le ore nel suo studio, tra poco meno di trecento volumi. È esperto di astrologia, tanto che da vent'anni difende in dispute accanite le teorie del Cardano contro un altro dotto; in filosofia segue Aristotele, che per lui «non è né antico né moderno; è il filosofo»; conosce le meraviglie della natura come la salamandra che vive nel fuoco, studia la magia per difendersene, ammira in politica Machiavelli e Botero ma mette sopra tutti lo Statista Regnante di Valeriano Castiglione; ed è un vero maestro di scienza cavalleresca. Il narratore, fingendo di temere di annoiare il lettore e di passare per «copiator servile», interrompe la rassegna prima di arrivare alle lettere amene. Fino all'autunno del 1629 non accade nulla di notevole; poi grandi avvenimenti pubblici travolgono anche i nostri personaggi, come un turbine che solleva perfino le foglie nascoste negli angoli.
Personaggi del capitolo 27
Nel capitolo 27 la grande storia (don Gonzalo, Savoia, Nevers) si alterna ai personaggi del romanzo: Renzo che scrive senza saper scrivere, Agnese con Alessio, Lucia e i coniugi don Ferrante e donna Prassede.
| Personaggio | Chi è | Ruolo nel capitolo |
|---|---|---|
| Don Gonzalo | Governatore di Milano | Assedia Casale; dimentica subito Renzo |
| Carlo Gonzaga Nevers | Erede di Mantova e del Monferrato | La Spagna vuole escluderlo |
| Renzo | Filatore nel Bergamasco | Detta lettere e rifiuta di rinunciare a Lucia |
| Agnese e Alessio | Madre di Lucia e suo cugino | Leggono e scrivono le risposte |
| Lucia | Ospite di donna Prassede | Cerca di non pensare a Renzo, senza riuscirci |
| Donna Prassede | Nobildonna | Parla male di Renzo «a fin di bene» |
| Don Ferrante | Suo marito, erudito | Vive tra i libri, lontano dalla realtà |
Temi del capitolo 27
Il capitolo 27 mostra come la grande storia pesi sulla vita degli umili, ironizza sulla scrittura e sulla falsa cultura e racconta con finezza la lotta interiore di Lucia tra voto e affetto.
- La storia e gli umili: la guerra dei potenti si prepara a travolgere tutti, come un turbine.
- La scrittura come potere: chi non sa scrivere dipende da altri, che cambiano le sue parole.
- La cultura inutile: la biblioteca di don Ferrante è piena di astrologia, magia e false scienze.
- Il cuore di Lucia: più cerca di dimenticare Renzo, più lui ritorna nei suoi pensieri.
Don Ferrante: il sapere che non serve
Don Ferrante è l'erudito del Seicento che conosce tutto sui libri e nulla sul mondo: Manzoni ne fa un ritratto ironico che prepara la sua fine nel capitolo 37, quando morirà di peste negandone l'esistenza.
La sua biblioteca riunisce i saperi più stimati del tempo, ma molti di essi sono falsi o inutili: la fenice, la salamandra nel fuoco, la remora che ferma le navi, i malefici. Il narratore non lo deride apertamente: elenca con serietà apparente i suoi autori e lascia che sia il lettore a capire. Quando arriverà la peste, don Ferrante userà la stessa logica dei suoi libri per dimostrare che il contagio non può esistere.
Schema riassuntivo
Schema del capitolo 27
Promessi Sposi, capitolo 27: guerra, lettere e libri
La guerra di Mantova
Nevers erede di Mantova e Monferrato
Spagna e Savoia contro; assedio di Casale
Don Gonzalo dimentica Renzo
Il carteggio
Renzo non sa scrivere: lo scrivano
Cinquanta scudi e la notizia del voto
Renzo non si rassegna
In casa di donna Prassede
Lucia non riesce a dimenticare Renzo
Donna Prassede ne parla male «a fin di bene»
Don Ferrante e i suoi trecento libri
Domande da interrogazione
- Perché si combatte la guerra di Mantova? Risposta: per la successione del duca Vincenzo Gonzaga, che la Spagna vuole negare a Carlo Gonzaga Nevers.
- Quale città assedia don Gonzalo? Risposta: Casale, nel Monferrato.
- Perché protesta con Venezia per Renzo? Risposta: per mostrarsi sicuro dopo la sommossa di Milano; poi se ne dimentica.
- Perché Renzo ha bisogno di uno scrivano? Risposta: perché sa leggere a fatica lo stampato ma non sa scrivere.
- Chi fa da scrivano ad Agnese? Risposta: il cugino Alessio di Maggianico.
- Che cosa riceve Renzo da Agnese? Risposta: cinquanta scudi e la notizia del voto di Lucia.
- Come reagisce Renzo? Risposta: rifiuta di mettere il cuore in pace e tiene i soldi per la dote di Lucia.
- Come si comporta donna Prassede con Lucia? Risposta: le parla male di Renzo per staccarla da lui, ottenendo l'effetto contrario.
- Che cosa studia don Ferrante? Risposta: astrologia, filosofia aristotelica, magia, storia, politica e scienza cavalleresca.
- Come si chiude il capitolo? Risposta: con l'annuncio di grandi avvenimenti pubblici che, come un turbine, travolgeranno anche gli umili.
Versione semplice (DSA)
Il capitolo 27 in poche frasi
- C'è una guerra per il ducato di Mantova.
- Don Gonzalo, governatore di Milano, assedia la città di Casale.
- Don Gonzalo si dimentica presto di Renzo.
- Renzo non sa scrivere e deve farsi aiutare per mandare lettere.
- Agnese si fa leggere le lettere dal cugino Alessio.
- Agnese manda a Renzo cinquanta scudi e la notizia del voto.
- Renzo non accetta di rinunciare a Lucia.
- Lucia cerca di non pensare a Renzo, ma non ci riesce.
- Donna Prassede le parla sempre male di Renzo.
- Don Ferrante, suo marito, passa il tempo tra i suoi libri.
Mettiti alla prova
Domanda 1 di 10
Per quale motivo si combatte la guerra di cui parla il capitolo 27?
Domanda 2 di 10
Quale città assedia don Gonzalo?
Domanda 3 di 10
Come reagisce don Gonzalo quando riceve la risposta di Venezia su Renzo?
Domanda 4 di 10
Perché Renzo ha bisogno di un «segretario» per scrivere alle donne?
Domanda 5 di 10
Che fine fa la prima lettera di Renzo, indirizzata a fra Cristoforo?
Domanda 6 di 10
Chi legge e scrive le lettere per Agnese?
Domanda 7 di 10
Che cosa risponde Renzo quando apprende il voto di Lucia?
Domanda 8 di 10
Come cerca donna Prassede di far dimenticare Renzo a Lucia?
Domanda 9 di 10
Qual è, secondo don Ferrante, il libro migliore di politica?
Domanda 10 di 10
In quale scienza don Ferrante è considerato un vero «professore»?
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Perché Manzoni spiega la guerra di Mantova?
Perché da quella guerra dipendono i fatti dei capitoli seguenti: il passaggio dei lanzichenecchi, la carestia e soprattutto la peste, che cambieranno la vita di tutti i personaggi.
Renzo sa leggere e scrivere?
Sa leggere lo stampato, lentamente, ma non la scrittura a mano e non sa scrivere: per questo detta le lettere a uno scrivano e se le fa leggere da lui.
Che ruolo ha don Ferrante nel romanzo?
È il simbolo della cultura libresca e sterile del Seicento. Nel capitolo 27 Manzoni descrive la sua biblioteca; nel capitolo 37 racconta la sua morte di peste, dopo aver «dimostrato» che il contagio non esiste.
Fonti
- A. Manzoni, I promessi sposi (1840), capitolo XXVII, Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi, ed. 1840 (testo integrale), Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi (ed. Guglielmini e Redaelli, 1840), Liber Liber
- I promessi sposi, Enciclopedia Treccani
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