Promessi Sposi, capitolo 23: riassunto semplice, schema e quiz
Aggiornato il · Scritto da Revizly
Il capitolo 23 dei Promessi Sposi racconta la conversione dell'innominato: il cardinale Federigo lo accoglie a braccia aperte, lui piange e decide di liberare Lucia. Il cardinale manda con lui don Abbondio, che fa il viaggio al castello morto di paura.
Riassunto del capitolo 23
Federigo accoglie l'innominato come un figlio atteso; le sue parole lo fanno piangere e convertire. L'innominato chiede di liberare Lucia, e il cardinale lo manda al castello con don Abbondio e una buona donna in lettiga.
«Venga subito!»
Federigo sta studiando in attesa della messa quando il cappellano crocifero gli annuncia, con aria sconvolta, la visita dell'innominato e lo avverte: è un bandito, qualcuno ha minacciato di vendicarsi del cardinale. Federigo sorride: «che disciplina è codesta, che i soldati esortino il generale ad aver paura?». San Carlo, aggiunge, non avrebbe esitato: sarebbe andato a cercarlo. «Fatelo entrar subito: ha già aspettato troppo». Il cappellano obbedisce pensando che «tutti questi santi sono ostinati».
Il dialogo e la conversione
Federigo va incontro all'innominato a braccia aperte. L'innominato è diviso tra il bisogno di conforto e la vergogna di presentarsi come un pentito, ma la presenza serena del vecchio cardinale lo disarma. Federigo gli dice che la sua visita è per lui un rimprovero: avrebbe dovuto andare lui a cercarlo, tante volte. Poi aspetta una «buona nuova»: che Dio gli abbia toccato il cuore. «Ho l'inferno nel cuore», risponde l'innominato; «Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi!». Il cardinale gli spiega che proprio quel tormento è Dio che lo chiama, e che Dio può fare di lui un segno della sua potenza e della sua bontà, perdonarlo e salvarlo.
L'innominato, che non piangeva dall'infanzia, si copre il viso e scoppia in lacrime. Rifiuta che il cardinale gli stringa la mano, «quella mano innocente e benefica», e gli ricorda la folla che lo aspetta; Federigo risponde: «Lasciamo le novantanove pecorelle», e lo abbraccia. L'innominato prova una gioia mai sentita e dice di avere un male da riparare subito: racconta il rapimento di Lucia, ancora nel suo castello.
Don Abbondio chiamato in causa
Il cardinale fa chiamare il curato del paese e quello di Lucia. Il cappellano entra tra i preti esclamando «haec mutatio dexterae Excelsi» e chiama il curato di ***: si sente un «io?» strascicato ed esce don Abbondio, attonito e disgustato. Federigo gli dà la «buona nuova»: Lucia è ritrovata, e lui andrà a prenderla con l'innominato e con una buona donna in lettiga. Don Abbondio si inchina per nascondere la smorfia, e propone di andare lui a prendere Agnese; il cardinale capisce la sua paura e, per rassicurarlo, parla con l'innominato come con un vecchio amico, invitandolo a pranzo. Don Abbondio lo guarda come un ragazzo guarda un cagnaccio famoso per i morsi, mentre il padrone assicura che è buono. Uscendo, Federigo gli dice: «questo perierat, et inventus est». Ai preti viene in mente Isaia: il lupo e l'agnello pascoleranno insieme.
Il viaggio al castello
Don Abbondio chiede una mula tranquilla e si spaventa vedendo l'innominato riprendere la carabina. Davanti alla chiesa l'innominato si toglie il cappello e china la fronte tra i «Dio la benedica!» della folla. Lungo la strada don Abbondio parla con sé stesso: santi e birboni hanno «l'argento vivo addosso» e non lo lasciano vivere; la penitenza si può fare a casa, senza tanto rumore; e se fosse tutta un'apparenza? L'innominato ora gli sembra sant'Antonio nel deserto, ora Oloferne. Nella valle, tra bravi dai baffi irti, pensa: «gli avessi maritati! non mi poteva accader di peggio». Al castello l'innominato dice alla donna di consolare subito Lucia e, sereno, a don Abbondio: «lei lo fa per Uno che paga bene». Poi salgono la scala in silenzio.
Personaggi del capitolo 23
Il capitolo 23 mette di fronte tre modi di stare al mondo: la santità coraggiosa di Federigo, la conversione dell'innominato e la paura egoista di don Abbondio.
| Personaggio | Chi è | Ruolo nel capitolo |
|---|---|---|
| Federigo Borromeo | Cardinale arcivescovo | Accoglie e converte l'innominato |
| L'innominato | Il signore del castello | Piange, si converte, va a liberare Lucia |
| Il cappellano crocifero | Collaboratore del cardinale | Teme l'innominato, poi resta stupito |
| Don Abbondio | Curato di Lucia | Mandato al castello, pieno di paura |
| La buona donna | Popolana scelta dal curato del paese | Deve consolare Lucia |
Temi del capitolo 23
Il capitolo 23 è il cuore religioso del romanzo: la misericordia di Dio arriva al peggiore degli uomini attraverso la carità di un altro uomo, mentre don Abbondio mostra che si può restare meschini anche davanti al miracolo.
- La conversione: il male riconosciuto diventa il punto di partenza di una vita nuova.
- La carità di Federigo: nessuna paura, solo il desiderio di salvare «la pecorella smarrita».
- La riparazione: il primo gesto dell'innominato convertito è liberare Lucia.
- L'ironia su don Abbondio: la sua paura e i suoi borbottii fanno da contrappunto comico.
La conversione dell'innominato: come avviene
La conversione dell'innominato nasce da un lungo turbamento (vecchiaia, morte, rimorso), si accende con le parole di Lucia e si compie nell'incontro con Federigo, che gli mostra un Dio che perdona.
Manzoni costruisce la conversione in tre capitoli: nel 20 l'inquietudine, nel 21 la notte disperata, nel 23 l'abbraccio. Federigo non accusa e non predica dall'alto: si rimprovera, ascolta, trasforma il tormento dell'innominato in un segno di speranza. La prova della conversione è concreta: liberare subito Lucia. Il monologo di don Abbondio, subito dopo, abbassa il tono e ricorda al lettore che non tutti sanno riconoscere il bene quando lo vedono.
Schema riassuntivo
Schema del capitolo 23
Promessi Sposi, capitolo 23: la conversione dell'innominato
L'accoglienza
Il cappellano ha paura; «venga subito!»
«Avrei dovuto venir da voi io»
La conversione
«Ho l'inferno nel cuore» - «Dio! Dio! Dio!»
Il pianto; «Lasciamo le novantanove pecorelle»
Lucia da liberare subito
Don Abbondio
«Io?»: chiamato ad andare al castello
«Perierat, et inventus est»
Il viaggio: paura, monologo, «gli avessi maritati!»
Domande da interrogazione
- Come reagisce il cardinale all'annuncio? Risposta: vuole ricevere subito l'innominato, senza paura.
- Di che cosa si rimprovera Federigo? Risposta: di non essere andato lui a cercare l'innominato.
- Quale «buona nuova» si aspetta? Risposta: che Dio abbia toccato il cuore dell'innominato.
- Che cosa risponde l'innominato? Risposta: che ha «l'inferno nel cuore» e chiede dove sia questo Dio.
- Qual è il segno della conversione? Risposta: il pianto, lui che non piangeva dall'infanzia.
- Che cosa significa «Lasciamo le novantanove pecorelle»? Risposta: il pastore lascia le pecore al sicuro per cercare quella smarrita.
- Qual è il primo gesto dell'innominato convertito? Risposta: far liberare Lucia dal castello.
- Perché viene chiamato don Abbondio? Risposta: perché è il curato di Lucia e lei ha bisogno di una faccia conosciuta.
- Che cosa teme don Abbondio? Risposta: di viaggiare con l'innominato, di cui non crede alla conversione.
- Che cosa dice l'innominato a don Abbondio al castello? Risposta: che lo fa «per Uno che paga bene».
Versione semplice (DSA)
Il capitolo 23 in poche frasi
- Il cardinale Federigo riceve subito l'innominato.
- Lo accoglie a braccia aperte, senza paura.
- Gli parla di Dio e del suo perdono.
- L'innominato piange per la prima volta dopo tanti anni.
- Si pente del male che ha fatto.
- Racconta al cardinale che Lucia è prigioniera nel suo castello.
- Il cardinale chiama don Abbondio, il curato di Lucia.
- Don Abbondio deve andare al castello e ha molta paura.
- Durante il viaggio si lamenta tra sé.
- Arrivano al castello per liberare Lucia.
Mettiti alla prova
Domanda 1 di 10
Come reagisce il cardinale all'annuncio della visita dell'innominato?
Domanda 2 di 10
Che cosa avrebbe fatto san Carlo, secondo Federigo?
Domanda 3 di 10
Quale «buona nuova» si aspetta Federigo dall'innominato?
Domanda 4 di 10
Che cosa grida l'innominato quando il cardinale gli parla di Dio?
Domanda 5 di 10
Come risponde l'innominato alle parole del cardinale?
Domanda 6 di 10
Che cosa risponde Federigo quando l'innominato gli ricorda la folla che lo aspetta?
Domanda 7 di 10
Quale male l'innominato vuole riparare subito?
Domanda 8 di 10
Chi manda il cardinale al castello con l'innominato?
Domanda 9 di 10
Perché don Abbondio propone di andare invece a prendere Agnese?
Domanda 10 di 10
Che cosa dice l'innominato a don Abbondio arrivati al castello?
Flashcard per il ripasso
Crea il tuo materiale dal tuo corso
Accedi e carica il PDF, le foto o le slide del tuo corso: Revizly crea riassunto, schema, flashcard e quiz in circa 30 secondi. Il primo corso è gratis.
Accedi con Google e carica il tuo corsoPDF, foto, slide, DOCX o video YouTubeIl caricamento si apre dopo l'accessoDomande frequenti
Perché l'innominato si converte?
Perché da tempo è tormentato dal pensiero della morte e dei suoi delitti; le parole di Lucia lo scuotono e l'accoglienza del cardinale, che gli parla di un Dio che perdona, gli apre una speranza nuova.
Perché don Abbondio ha paura anche dopo la conversione?
Perché non si fida: pensa che la conversione possa essere solo un'apparenza e teme di trovarsi solo con un uomo così temuto, per di più armato. È il tratto comico e meschino del suo carattere.
Che cosa succede quando arrivano da Lucia?
Nel capitolo 24 la buona donna e don Abbondio rassicurano Lucia; l'innominato le chiede perdono e la ragazza viene portata in lettiga al paese del cardinale, dove poi arriva Agnese.
Fonti
- A. Manzoni, I promessi sposi (1840), capitolo XXIII, Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi, ed. 1840 (testo integrale), Wikisource
- A. Manzoni, I promessi sposi, edizione 1840 (e-book gratuito), Liber Liber
- I promessi sposi, Enciclopedia Treccani
- Borromeo, Federico, Dizionario Biografico degli Italiani (Treccani)
Pagina creata con l'IA di Revizly a partire dalle fonti citate.