Promessi Sposi, capitolo 29: riassunto semplice, schema e quiz

Aggiornato il · Scritto da Revizly

Nel capitolo 29 dei Promessi Sposi arrivano i lanzichenecchi e don Abbondio, Perpetua e Agnese fuggono verso il castello dell'innominato, fermandosi dal sarto. L'innominato, ormai convertito, apre il castello ai fuggiaschi e organizza la difesa della valle senza portare armi.

Riassunto del capitolo 29

All'arrivo dei lanzichenecchi don Abbondio è terrorizzato; su proposta di Agnese, lui e Perpetua partono per il castello dell'innominato, si fermano a pranzo dal sarto e trovano l'innominato trasformato in protettore dei fuggiaschi.

Il panico di don Abbondio

Tra i poveri spaventati dall'arrivo dei lanzichenecchi ci sono vecchie conoscenze. Le voci corrono: sono cinquantamila, sono diavoli e anticristi, hanno saccheggiato Cortenuova e bruciato Primaluna, domani saranno qui. Don Abbondio è deciso a fuggire prima di tutti, ma in ogni via vede un pericolo: sui monti i soldati si arrampicano come gatti, il lago è in burrasca e le barche sono partite, non si trova un cavallo, e verso il Bergamasco ci sono i cappelletti, soldati veneziani non meno feroci. Corre per casa dietro a Perpetua, che, indaffarata a nascondere la roba in soffitta, lo tratta male: «non è capace che d'impedire». Allora si affaccia alla finestra e supplica chi passa di trovargli un cavallo, un mulo, un asino, e di non lasciarlo solo: i lanzichenecchi sono luterani e ammazzare un prete per loro è un merito. Ma i paesani, carichi di roba e di bambini, gli rispondono di arrangiarsi: lui, almeno, non ha famiglia.

Perpetua si fa dare i soldi e li sotterra nell'orto, ai piedi del fico, insieme alle posate; poi riempie una gerla di biancheria e provviste. In quel momento arriva Agnese. Sola in casa e con ancora un po' degli scudi dell'innominato cuciti nel busto, ha paura, perché nei paesi invasi chi ha denaro sta peggio degli altri. Si è ricordata che l'innominato le aveva offerto aiuto e che il suo castello è in un luogo dove arrivano solo gli uccelli; e pensa che don Abbondio, dopo il colloquio con il cardinale sempre gentile con lei, possa presentarla. Perpetua trova l'idea «un'ispirazione del cielo»: lassù, sul confine, i soldati non arriveranno, e ci sarà anche da mangiare, mentre sui monti, finite le poche provviste, si troverebbero a mal partito. Don Abbondio chiede se l'innominato è convertito davvero e se non andranno a mettersi in gabbia, poi prende breviario, cappello e bastone. Uscendo, dà un'occhiata alla chiesa: tocca al popolo custodirla, perché serve al popolo.

Il viaggio e la sosta dal sarto

I tre camminano per i campi. Don Abbondio brontola contro il duca di Nevers, che poteva restarsene in Francia, contro l'imperatore e soprattutto contro il governatore, che ha attirato i flagelli sul paese per il gusto di fare la guerra: e ne va di mezzo chi non ha colpa. Perpetua si pente di aver nascosto male questa e quella cosa; lui la rimprovera, e lei esplode: ha dovuto fare tutto da sola, «da Marta e Maddalena». Agnese pensa invece a Lucia: proprio in quell'autunno avrebbe dovuto rivederla, ma con la guerra donna Prassede non verrà certo in villeggiatura.

Usciti dai sentieri, prendono la strada pubblica, la stessa che Agnese aveva fatto riportando Lucia a casa per così poco tempo. Passano così dal paese del sarto, che li accoglie a braccia aperte, perché ricordano una buona azione: «fate del bene a quanti più potete», dice l'autore, e incontrerete spesso visi che vi mettono allegria. Agnese scoppia in un pianto liberatorio. Il sarto li rassicura: il suo paese è fuori dalla strada dei soldati, e al castello saranno «sicuri come in chiesa». Mettono insieme le provviste e pranzano con castagne, pesche e fichi portati dai bambini; tra loro c'è la bambina che un tempo aveva portato da mangiare alla vedova Maria. A tavola il sarto paragona quello scompiglio alla «storia de' mori in Francia». Il sarto parla della santa vita dell'innominato: ha mandato via quasi tutti i bravi e il castello è diventato «una Tebaide». Poi mostra ad Agnese una stampa del cardinale e fa notare che non gli somiglia. Prima di salutarli offre a don Abbondio qualche libro per passare il tempo lassù, ma il curato rifiuta: in certi momenti si ha appena la testa per le preghiere d'obbligo. Infine il sarto trova un baroccio che li porta ai piedi della salita.

L'innominato disarmato

Il narratore racconta che cosa è diventato l'innominato. Ripara i danni, chiede perdono, soccorre i poveri; va sempre solo e senz'armi, convinto che non avrebbe il diritto di difendersi da chi volesse vendicarsi. Eppure nessuno lo tocca: la sua umiltà suscita ammirazione, e offenderlo sembrerebbe quasi un sacrilegio. Anche le autorità lo lasciano in pace, contente di essersi liberate senza fatica del ribelle più indomabile; e il nome del cardinale, legato alla sua conversione, gli fa quasi da scudo. I suoi vecchi complici, rimasti senza un appoggio così potente, se la prendono piuttosto con il cardinale, che ha guastato i loro affari. Quando arrivano i primi fuggiaschi, l'innominato è felice che il castello, un tempo temuto da tutti, diventi un rifugio per i deboli: lo apre a chiunque, fa portare giù le armi ammucchiate da tempo in una stanza a tetto, arma i servitori rimasti e i contadini della valle, sceglie alcuni capi, organizza turni di guardia e fa preparare letti e provviste. Ai servitori che gli chiedono quali armi portargli risponde «Nessuna», e resta disarmato alla testa della sua guarnigione, mentre la gente lo guarda con meraviglia.

Personaggi del capitolo 29

Il capitolo 29 riporta in scena don Abbondio, Perpetua e Agnese, che fuggono insieme, e mostra l'innominato completamente cambiato, protettore di chi un tempo aveva terrorizzato.

PersonaggioChi èRuolo nel capitolo
Don AbbondioCurato del paeseTerrorizzato, non sa dove fuggire e brontola
PerpetuaSua servaNasconde la roba e prende in mano la situazione
AgneseMadre di LuciaPropone il castello dell'innominato
Il sartoOspite di un tempoLi accoglie a pranzo e trova un baroccio
L'innominatoSignore convertitoApre il castello e difende la valle disarmato

Temi del capitolo 29

Il capitolo 29 alterna la comicità della paura di don Abbondio alla grandezza morale dell'innominato convertito: la guerra rivela chi pensa solo a sé e chi si mette al servizio degli altri.

  • La paura: don Abbondio pensa solo alla sua pelle, anche davanti alla chiesa.
  • La comicità: i battibecchi con Perpetua sono tra le scene più divertenti del romanzo.
  • La gratitudine: il sarto accoglie con gioia chi gli ricorda una buona azione.
  • La vera forza: l'innominato disarmato è più rispettato di quando era armato.

L'innominato dopo la conversione

Nel capitolo 29 si vede che la conversione dell'innominato è durata: il suo coraggio non serve più a offendere o a difendersi, ma a proteggere i deboli, e proprio per questo nessuno osa toccarlo.

Manzoni insiste sul paradosso: l'uomo che nessuno era riuscito a umiliare si è umiliato da solo, e questa umiltà gli fa da scudo più delle armi. Il castello che per anni aveva spaventato la valle diventa un asilo, e i suoi vecchi bravi, quelli rimasti, diventano difensori. Il capitolo 30 mostrerà la vita dei rifugiati lassù.

Schema riassuntivo

Schema del capitolo 29

Promessi Sposi, capitolo 29: la fuga

Il panico

Voci sui lanzichenecchi

Don Abbondio non sa dove fuggire

Soldi sotto il fico

La proposta di Agnese

Il castello dell'innominato

Partenza con breviario, cappello e bastone

Il viaggio

Brontolii e litigi con Perpetua

Pranzo dal sarto e stampa del cardinale

L'innominato

Solo e senz'armi, eppure rispettato

Castello aperto ai fuggiaschi, valle in difesa

Domande da interrogazione

  1. Perché don Abbondio non sa dove fuggire? Risposta: perché in ogni via di fuga vede un pericolo: monti, lago, strade, cappelletti.
  2. Come si comporta Perpetua? Risposta: nasconde la roba, sotterra i soldi sotto il fico e tratta il padrone con impazienza.
  3. Che cosa propone Agnese? Risposta: di rifugiarsi nel castello dell'innominato, che le aveva offerto aiuto.
  4. Perché Agnese ha paura? Risposta: perché ha ancora degli scudi cuciti nel busto e chi ha soldi rischia di più.
  5. Che cosa dice don Abbondio della chiesa? Risposta: che tocca al popolo custodirla, perché serve al popolo.
  6. Con chi se la prende don Abbondio? Risposta: con il duca di Nevers, l'imperatore e il governatore, che hanno voluto la guerra.
  7. Dove si fermano durante il viaggio? Risposta: dal sarto, che li accoglie a pranzo.
  8. Come vive ora l'innominato? Risposta: solo e senz'armi, facendo del bene, rispettato da tutti.
  9. Che cosa fa all'arrivo dei fuggiaschi? Risposta: apre il castello e organizza la difesa della valle.
  10. Quali armi prende per sé? Risposta: nessuna: resta disarmato alla testa dei suoi uomini.

Versione semplice (DSA)

Il capitolo 29 in poche frasi

  • Arrivano i lanzichenecchi e tutti scappano.
  • Don Abbondio ha molta paura e non sa dove andare.
  • Perpetua nasconde i soldi nell'orto, sotto un fico.
  • Agnese propone di andare al castello dell'innominato.
  • Partono tutti e tre a piedi.
  • Don Abbondio si lamenta della guerra durante il viaggio.
  • Si fermano a pranzo dal sarto, che li accoglie con gioia.
  • L'innominato ora è buono e aiuta tutti.
  • Apre il suo castello a chi scappa dai soldati.
  • Organizza la difesa, ma lui non porta nessuna arma.
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Mettiti alla prova

Punteggio: 0 / 10 corrette0 / 10 risposte date
  1. Domanda 1 di 10

    Perché don Abbondio non riesce a decidere dove fuggire?

  2. Domanda 2 di 10

    Dove nasconde Perpetua i soldi di don Abbondio?

  3. Domanda 3 di 10

    Che cosa propone Agnese a don Abbondio e Perpetua?

  4. Domanda 4 di 10

    Dove tiene Agnese gli scudi che le restano?

  5. Domanda 5 di 10

    Che cosa dice don Abbondio passando davanti alla chiesa?

  6. Domanda 6 di 10

    Con chi se la prende don Abbondio, brontolando lungo la strada?

  7. Domanda 7 di 10

    Dove si fermano i tre a mangiare durante il viaggio?

  8. Domanda 8 di 10

    Che cosa fa l'innominato quando arrivano i primi fuggiaschi?

  9. Domanda 9 di 10

    Quali armi sceglie per sé l'innominato?

  10. Domanda 10 di 10

    Perché nessuno si vendica dell'innominato, che gira solo e disarmato?

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Domande frequenti

Perché don Abbondio va proprio dall'innominato?

Perché glielo propone Agnese: l'innominato le aveva offerto aiuto e il suo castello è in un luogo difficile da raggiungere. Don Abbondio accetta per paura, pur chiedendosi se si tratti di una «gabbia».

Che cosa sono i cappelletti?

Soldati a cavallo della Repubblica di Venezia, mandati da Bergamo lungo il confine per tenere a bada i lanzichenecchi. Don Abbondio li teme quanto i tedeschi.

L'innominato torna a usare le armi?

Arma servitori e contadini per difendere i fuggiaschi, ma lui resta disarmato: alla domanda su quali armi portargli risponde «Nessuna».

Fonti

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