Promessi Sposi, capitolo 32: riassunto semplice, schema e quiz

Aggiornato il · Scritto da Revizly

Il capitolo 32 dei Promessi Sposi racconta la peste di Milano nel suo momento peggiore: la processione con il corpo di san Carlo, l'aumento improvviso dei morti, i monatti e la follia collettiva della caccia agli untori.

Riassunto del capitolo 32

Il governatore non aiuta la città, la paura degli untori diventa furia, il cardinale cede e concede la processione di san Carlo: subito dopo la peste esplode, i monatti spadroneggiano e il sospetto avvelena tutti i rapporti umani.

Nessun aiuto dal governatore

Le spese della peste crescono e le casse sono vuote. Il 22 maggio due decurioni vanno al campo di Casale a chiedere aiuto al governatore Spinola: sospendere le tasse, dare denaro, informare il re, evitare nuovi alloggiamenti di soldati. Spinola risponde con condoglianze ed esortazioni a spendere senza risparmio; per il resto provvederà come potrà, e firma con uno scarabocchio «chiaro come le sue promesse». Più tardi trasferisce i suoi poteri al gran cancelliere Ferrer, perché deve pensare alla guerra. Manzoni ricorda che quella guerra, dopo aver ucciso con il contagio almeno un milione di persone e dopo il sacco di Mantova, finirà con il riconoscimento proprio del duca che si voleva escludere.

La caccia agli untori

I decurioni chiedono anche al cardinale una processione con il corpo di san Carlo. Federigo rifiuta: non gli piace quella fiducia in un mezzo arbitrario, e teme che la folla favorisca gli untori, se ci sono, o il contagio, che c'è di sicuro. Intanto il sospetto delle unzioni rinasce più furioso: si vedono, o si crede di vedere, muri, porte e battenti unti. Si parla di un veleno fatto di rospi, serpenti e bava di appestati, e poi di malefici che spiegano ogni cosa. Chi dubita passa per complice. La collera, osserva Manzoni con Pietro Verri, preferisce un colpevole da punire a una causa davanti a cui rassegnarsi.

Il Ripamonti racconta due fatti di cui fu testimone. Nella chiesa di Sant'Antonio un vecchio di più di ottant'anni spolvera la panca con la cappa prima di sedersi: «Quel vecchio unge le panche!», gridano alcune donne, e la folla lo pesta e lo trascina via, probabilmente fino alla morte. Il giorno dopo tre giovani francesi, un letterato, un pittore e un meccanico, toccano il marmo del duomo per ammirarlo e vengono portati in prigione a furia di botte; per fortuna sono riconosciuti innocenti. Nelle campagne chiunque sembri strano viene preso a sassate: la prigione, per un po', è l'unico rifugio.

La processione e l'esplosione della peste

Alla fine Federigo cede alle insistenze: Manzoni non sa dire se per un errore dell'intelletto o per un po' di debolezza della volontà. L'11 giugno la processione esce all'alba dal duomo: donne scalze e velate, le arti con i gonfaloni, le confraternite, il clero, la cassa di cristallo con il corpo di san Carlo portata da quattro canonici, il cardinale, i magistrati, i nobili, il popolo. A ogni crocicchio il corteo si ferma accanto alle croci erette da san Carlo nella peste precedente. Le strade sono addobbate con arazzi, rami, quadri e lumi; i malati chiusi in casa guardano e pregano dalle finestre, e alcuni, perfino delle monache, salgono sui tetti per vedere da lontano. Il giorno dopo i morti crescono di colpo in tutta la città. Ma la gente non dà la colpa ai contatti tra la folla: accusa gli untori di aver sparso polveri velenose lungo il percorso. Da quel momento quasi ogni casa è colpita; il lazzaretto passa da duemila a sedicimila ricoverati, i morti arrivano a più di mille al giorno. Secondo il Tadino, Milano passa da oltre duecentocinquantamila abitanti a poco più di sessantaquattromila.

Monatti, eroi e follia

I decurioni devono trovare ogni giorno nuovi monatti, che portano via cadaveri e malati, e apparitori, che li precedono con un campanello. Manca tutto: medici, cibo, posti letto; nel lazzaretto si costruiscono in fretta capanne di legno e paglia, e accanto se ne apre un secondo per quattromila persone. Il Tadino scusa i decurioni: dal governatore non arriva nessun aiuto, perché in tempo di guerra bisogna trattar bene i soldati. «Tanto importava il prender Casale!», commenta Manzoni. I bambini rimasti senza madre muoiono abbandonati. Quando la fossa vicino al lazzaretto è piena e i cadaveri restano per le strade, padre Michele promette di liberare la città in quattro giorni: raccoglie circa duecento contadini, fa scavare tre enormi fosse e mantiene la parola. Gli ecclesiastici sono i più fedeli al dovere: muoiono più di sessanta parroci della città, circa otto su nove. Federigo rifiuta di mettersi al sicuro in villa, visita i lazzaretti e gira la città portando soccorsi, e alla fine si meraviglia lui stesso di esserne uscito illeso.

Ma cresce anche la malvagità: i monatti, senza più controllo, entrano nelle case da padroni, ricattano i sani minacciando il lazzaretto, e si dice perfino che spargano apposta roba infetta. Cresce la follia: si sospetta del vicino, dell'amico, del marito e della moglie. Si racconta di una carrozza a sei cavalli guidata da un principe misterioso che offre ricchezze in cambio di ungere la città; i dotti citano comete, congiunzioni di pianeti e i libri del Delrio. Perfino il medico Tadino, che aveva capito subito il contagio, crede agli untori; anche Federigo pensa che qualcosa di vero ci sia. I pochi che dubitano tacciono: «il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune». Manzoni rimanda la storia dei processi a un altro scritto e torna ai suoi personaggi.

Personaggi storici del capitolo 32

Anche il capitolo 32 è interamente storico: governanti che non aiutano, un cardinale che resiste e poi cede, frati e parroci eroici, monatti senza scrupoli e una folla accecata dalla paura.

PersonaggioChi èRuolo nel capitolo
Ambrogio SpinolaGovernatoreRisponde con promesse vaghe e pensa alla guerra
Federigo BorromeoCardinaleRifiuta, poi concede la processione; assiste i malati
Padre Michele PozzobonelliCappuccinoFa seppellire i cadaveri in pochi giorni
I monattiAddetti ai morti e ai malatiDiventano padroni della città
Alessandro TadinoMedicoCrede anche lui alle unzioni
Il RipamontiStoricoTestimone dei linciaggi

Temi del capitolo 32

Il capitolo 32 mostra come la paura trasformi un errore collettivo in violenza: la peste fa emergere insieme il meglio, con la carità di frati e preti, e il peggio, con monatti, linciaggi e superstizione.

  • La ricerca del colpevole: gli untori permettono di sfogare la collera invece di rassegnarsi.
  • La forza dell'opinione comune: perfino il Tadino e Federigo ne sono toccati.
  • Il bene e il male nella calamità: aumentano insieme le virtù e la perversità.
  • Il buon senso nascosto: chi dubitava non osava parlare «per paura del senso comune».

La processione di san Carlo

La processione dell'11 giugno 1630 è il punto di svolta della peste nel romanzo: pensata come rimedio, fece esplodere il contagio, ma la folla ne diede la colpa agli untori invece che al contatto.

Manzoni descrive il corteo con precisione, seguendo il Ripamonti: le donne scalze, i gonfaloni, la cassa di cristallo, le fermate alle croci erette da san Carlo nei «carrobi». Il contrasto tra la solennità della scena e il salto dei morti del giorno dopo mostra il peso di un pregiudizio generale, capace di leggere un fatto evidente nel modo sbagliato.

Schema riassuntivo

Schema del capitolo 32

Promessi Sposi, capitolo 32: la peste nel pieno

Le autorità

Spinola: promesse vaghe, poteri a Ferrer

Federigo: prima no, poi sì alla processione

Gli untori

Il vecchio di Sant'Antonio

I tre francesi al duomo

Carrozza a sei cavalli, comete, Delrio

La strage

11 giugno: processione, poi morti in aumento

Lazzaretto a 16.000; Milano a 64.000 abitanti

Monatti, padre Michele e le tre fosse, parroci morti

Domande da interrogazione

  1. Come aiuta Spinola la città? Risposta: non la aiuta: risponde con condoglianze e promesse vaghe.
  2. Perché Federigo rifiuta la processione? Risposta: perché teme il contagio e che gli untori, se ci sono, ne approfittino.
  3. Perché la gente crede agli untori? Risposta: perché la collera preferisce un colpevole da punire a una causa naturale.
  4. Che cosa succede al vecchio di Sant'Antonio? Risposta: viene linciato perché spolvera una panca.
  5. Che cosa succede ai tre francesi? Risposta: toccano il marmo del duomo, vengono picchiati e portati in prigione, poi liberati.
  6. Quando si svolge la processione? Risposta: l'11 giugno 1630.
  7. Che effetto ha la processione? Risposta: i morti aumentano di colpo, ma la gente dà la colpa agli untori.
  8. Chi sono i monatti? Risposta: gli addetti ai cadaveri e ai malati, che poi approfittano della situazione.
  9. Che cosa fa padre Michele? Risposta: fa scavare tre grandi fosse e libera la città dai cadaveri.
  10. Che cosa pensa Federigo delle unzioni? Risposta: che molto sia esagerato, ma qualcosa sia vero.

Versione semplice (DSA)

Il capitolo 32 in poche frasi

  • Il governatore non manda aiuti a Milano.
  • La gente è sempre più convinta che esistano gli untori.
  • Persone innocenti vengono picchiate perché sembrano untori.
  • Il cardinale all'inizio non vuole fare una processione.
  • Alla fine accetta, e l'11 giugno si porta in giro il corpo di san Carlo.
  • Il giorno dopo i morti aumentano moltissimo.
  • La gente dà la colpa agli untori, non al contagio.
  • I monatti portano via i morti, ma spesso rubano e ricattano.
  • Molti preti e frati muoiono aiutando i malati.
  • Milano perde gran parte dei suoi abitanti.
Fai il quiz completo

Mettiti alla prova

Punteggio: 0 / 10 corrette0 / 10 risposte date
  1. Domanda 1 di 10

    Come risponde Spinola alle richieste di aiuto dei decurioni?

  2. Domanda 2 di 10

    Perché il cardinale Federigo all'inizio rifiuta la processione?

  3. Domanda 3 di 10

    Che cosa succede al vecchio nella chiesa di Sant'Antonio?

  4. Domanda 4 di 10

    Quando si svolge la processione con il corpo di san Carlo?

  5. Domanda 5 di 10

    Che cosa succede il giorno dopo la processione?

  6. Domanda 6 di 10

    Chi sono i monatti?

  7. Domanda 7 di 10

    Come risolve padre Michele il problema dei cadaveri insepolti?

  8. Domanda 8 di 10

    Quanti parroci della sola città muoiono di peste?

  9. Domanda 9 di 10

    Che cosa fanno i monatti quando nessuno li controlla più?

  10. Domanda 10 di 10

    Che cosa pensa il cardinale Federigo delle unzioni, secondo Manzoni?

Flashcard per il ripasso

Crea il tuo materiale dal tuo corso

Accedi e carica il PDF, le foto o le slide del tuo corso: Revizly crea riassunto, schema, flashcard e quiz in circa 30 secondi. Il primo corso è gratis.

Accedi con Google e carica il tuo corsoPDF, foto, slide, DOCX o video YouTubeIl caricamento si apre dopo l'accesso

Domande frequenti

Perché la processione peggiorò la peste?

Perché radunò per ore migliaia di persone, moltiplicando i contatti. Il giorno dopo i morti aumentarono di colpo; ma la gente, invece di capire il contagio, accusò gli untori.

Chi erano i monatti?

Gli uomini incaricati di portare via i cadaveri, condurre i malati al lazzaretto e bruciare la roba infetta. Nel capitolo 32 Manzoni racconta come, senza controllo, diventassero padroni della città.

Manzoni credeva agli untori?

No: li considera un «celebre delirio» nato dalla paura e dal bisogno di un colpevole. Ne raccontò i processi nella Storia della colonna infame, pubblicata in appendice all'edizione del 1840.

Fonti

Pagina creata con l'IA di Revizly a partire dalle fonti citate.