Quiz: Principi del rapporto obbligatorio (53 domande)

Domande e risposte dettagliate

1. Quando è consentito ricorrere ai principi generali dell’ordinamento ai sensi dell’art. 12, comma 2, delle preleggi?

Quando una disposizione ammette più interpretazioni, prima di applicare gli altri criteri ermeneutici
Quando la disposizione resta non interpretabile dopo l’uso degli altri criteri ermeneutici
Quando una disposizione contrasta con le preferenze personali dell’interprete
Quando una disposizione disciplina la materia in modo diverso da una norma successiva

Quando la disposizione resta non interpretabile dopo l’uso degli altri criteri ermeneutici

Spiegazione

Il ricorso ai principi generali è residuale: occorre che la disposizione non sia interpretabile attraverso gli altri criteri ermeneutici. La presenza di più letture possibili, da sola, non giustifica di saltare quei criteri.

2. Come qualifica i principi generali la dottrina dominante?

Come massime giurisprudenziali che esprimono le preferenze dei singoli giudici
Come indirizzi politici privi di valore normativo, aggiornati dagli organi amministrativi
Come regole consuetudinarie estranee alla legge, che restano immutate al variare della società
Come norme di legge che esprimono i valori dell’ordinamento e si evolvono con la realtà sociale

Come norme di legge che esprimono i valori dell’ordinamento e si evolvono con la realtà sociale

Spiegazione

La dottrina dominante considera i principi generali norme di legge che esprimono i valori dell’ordinamento e si evolvono insieme alla realtà sociale. Non li riduce a massime giurisprudenziali prive di una base normativa.

3. Un giudice usa un principio per colmare una lacuna normativa e un altro per esprimere i valori che modellano l’ordinamento in relazione a una specifica norma. Quale distinzione descrive correttamente queste funzioni?

La prima funzione è ideologica, la seconda è integrativa
La prima funzione è integrativa, la seconda è ideologica
Entrambe le funzioni sono integrative perché riguardano lacune normative
Entrambe le funzioni sono ideologiche perché esprimono valori dell’ordinamento

La prima funzione è integrativa, la seconda è ideologica

Spiegazione

La funzione integrativa colma le lacune, mentre quella ideologica esprime i valori dell’ordinamento in rapporto a uno specifico dato normativo. La funzione ideologica non coincide con il completamento di una lacuna.

4. Nel regolare i rapporti tra privati, quale compito svolgono i principi del rapporto obbligatorio rispetto all’autonomia negoziale?

La subordinano alla tutela del contraente più debole, lasciando fuori le esigenze di certezza e di corretta manifestazione della volontà
La ampliano considerando la certezza dei traffici e la manifestazione della volontà, senza riguardo alla durata dei vincoli
La bilanciano con la certezza dei traffici, la corretta manifestazione della volontà, la tutela dei contraenti deboli e la temporaneità dei vincoli
La sostituiscono con regole uniformi, privilegiando la stabilità dei contratti e la protezione dei contraenti più forti

La bilanciano con la certezza dei traffici, la corretta manifestazione della volontà, la tutela dei contraenti deboli e la temporaneità dei vincoli

Spiegazione

I principi del rapporto obbligatorio bilanciano l’autonomia negoziale con tutte le esigenze indicate, compresa la temporaneità dei vincoli. Non ne comportano la sostituzione con regole uniformi a favore dei contraenti più forti.

5. Qual è lo scopo del principio di conservazione degli atti giuridici?

Sostituire l’atto viziato con uno nuovo, indipendentemente dagli effetti già prodotti
Mantenere gli effetti dell’atto anche quando ciò comporta la violazione di un precetto legale
Ridurre gli effetti dell’atto per favorire la parte che lo ha concluso in buona fede
Preservare l’attività compiuta e gli effetti già prodotti, rispettando i precetti legali

Preservare l’attività compiuta e gli effetti già prodotti, rispettando i precetti legali

Spiegazione

Il principio mira a non disperdere l’attività giuridica compiuta e a preservarne gli effetti, senza sacrificare il rispetto della legge. Non autorizza a mantenere gli effetti di un atto violando i precetti legali.

6. Quale distinzione descrive correttamente i due modi in cui opera il principio di conservazione?

Come criterio interpretativo si applica alle sole disposizioni legislative; come istituto applicativo determina il significato delle clausole contrattuali
Come criterio interpretativo privilegia un significato efficace ai sensi dell’art. 1367 c.c.; come istituto applicativo mantiene in vita atti viziati nei casi previsti dalla legge
Come criterio interpretativo annulla le clausole inefficaci; come istituto applicativo rende validi tutti gli atti contrari alla legge
Come criterio interpretativo mantiene in vita gli atti viziati; come istituto applicativo sceglie il significato più efficace ai sensi dell’art. 1367 c.c.

Come criterio interpretativo privilegia un significato efficace ai sensi dell’art. 1367 c.c.; come istituto applicativo mantiene in vita atti viziati nei casi previsti dalla legge

Spiegazione

L’art. 1367 c.c. orienta l’interpretazione verso un significato cui corrisponda qualche effetto, mentre gli istituti applicativi conservano atti viziati nei casi stabiliti dalla legge. La distinzione non consiste nello scambiare tra loro queste due funzioni.

7. Dopo aver utilizzato gli altri criteri interpretativi, permane incertezza tra due significati contrattuali meritevoli di tutela. Come opera l’art. 1367 c.c.?

Come regola di convalida, rendendo efficace anche una clausola obiettivamente invalida
In via prioritaria, imponendo il significato che attribuisce il maggior vantaggio economico a una parte
Come criterio di invalidità, escludendo il significato che conserva effetti al contratto
In via residuale, orientando verso il significato che attribuisce qualche effetto al contratto o alla clausola

In via residuale, orientando verso il significato che attribuisce qualche effetto al contratto o alla clausola

Spiegazione

L’art. 1367 c.c. opera in via residuale quando resta incertezza tra più significati meritevoli, favorendo quello che attribuisce un effetto al contratto o alla clausola. Non può convalidare una clausola obiettivamente invalida.

8. Quale differenza intercorre tra nullità e annullamento quanto agli interessi tutelati e alla prescrizione?

Entrambe tutelano interessi privati, ma la nullità si prescrive in cinque anni
La nullità tutela interessi privati e si prescrive in cinque anni; l’azione di annullamento tutela interessi generali ed è imprescrittibile
La nullità tutela interessi generali ed è imprescrittibile; l’azione di annullamento tutela interessi privati e si prescrive in cinque anni
Entrambe tutelano interessi generali, ma l’azione di annullamento si prescrive in cinque anni

La nullità tutela interessi generali ed è imprescrittibile; l’azione di annullamento tutela interessi privati e si prescrive in cinque anni

Spiegazione

La nullità tutela interessi generali ed è imprescrittibile, mentre l’annullamento protegge interessi privati ed è soggetto al termine di prescrizione quinquennale. Non è l’azione di annullamento a essere imprescrittibile.

9. Se non risulta un’indicazione diversa, che cosa comporta la presunzione dell’art. 1184 c.c. sul termine per adempiere?

Il termine è a favore del debitore: il creditore attende la scadenza, ma il debitore può adempiere prima senza consenso
Il termine è a favore del creditore: il debitore può adempiere prima, ma il creditore deve attendere la scadenza
Il termine è a favore del creditore: il creditore può esigere subito la prestazione e il debitore può differirla fino alla scadenza
Il termine è a favore del debitore: il creditore attende la scadenza e il debitore non può anticipare l’adempimento senza il consenso del creditore

Il termine è a favore del debitore: il creditore attende la scadenza e il debitore non può anticipare l’adempimento senza il consenso del creditore

Spiegazione

In mancanza di diversa indicazione, il termine si presume a favore del debitore: il creditore non può esigere prima della scadenza e il debitore non può liberarsi anticipatamente senza consenso. La presunzione non consente al debitore di anticipare liberamente la prestazione.

10. Un’obbligazione non prevede un termine per l’adempimento: quale potere riconosce al creditore l’art. 1183 c.c.?

Può esigere la prestazione alla scadenza presunta a favore del debitore
Può esigere la prestazione soltanto dopo aver fissato un termine d’accordo con il debitore
Può esigere immediatamente la prestazione
Può esigere la prestazione dopo aver dimostrato che il debitore è insolvente

Può esigere immediatamente la prestazione

Spiegazione

Quando il termine non è fissato, l’art. 1183 c.c. attribuisce al creditore il potere di esigere immediatamente la prestazione. L’insolvenza del debitore riguarda invece una diversa ipotesi di decadenza dal beneficio del termine.

11. Quale distinzione descrive correttamente la buona fede soggettiva e quella oggettiva?

La soggettiva tutela gli interessi di entrambe le parti; l’oggettiva esclude obblighi di condotta durante il rapporto.
La soggettiva impone lealtà alla controparte; l’oggettiva consiste nell’ignoranza incolpevole di ledere un diritto altrui.
La soggettiva valuta la diligenza del debitore; l’oggettiva riguarda la validità formale del contratto.
La soggettiva è ignoranza incolpevole di ledere un diritto altrui; l’oggettiva è un dovere di lealtà e salvaguardia degli interessi della controparte.

La soggettiva è ignoranza incolpevole di ledere un diritto altrui; l’oggettiva è un dovere di lealtà e salvaguardia degli interessi della controparte.

Spiegazione

La buona fede soggettiva indica uno stato di ignoranza incolpevole, mentre quella oggettiva impone un comportamento leale e attento agli interessi della controparte. Confondere le due nozioni attribuisce erroneamente alla buona fede soggettiva un dovere di condotta.

12. In quale modo opera la buona fede oggettiva nel rapporto obbligatorio?

Opera in tutte le fasi del rapporto e si fonda sui doveri di solidarietà dell’art. 2 Cost.
Opera nella formazione e nell’esecuzione, ma si fonda principalmente sulla libertà negoziale dell’art. 41 Cost.
Opera dopo l’inadempimento e si fonda sulle regole processuali relative alla responsabilità aggravata.
Opera nella sola esecuzione e si fonda sul dovere di diligenza previsto dall’art. 1176 c.c.

Opera in tutte le fasi del rapporto e si fonda sui doveri di solidarietà dell’art. 2 Cost.

Spiegazione

La buona fede oggettiva, radicata nei doveri di solidarietà dell’art. 2 Cost., accompagna tutte le fasi del rapporto obbligatorio. La diligenza dell’art. 1176 c.c. è un criterio distinto e non costituisce il fondamento della buona fede.

13. Una parte invoca la buona fede per imporre obblighi di lealtà anche alla controparte, mentre l’altra richiama la diligenza dell’art. 1176 c.c.; quale distinzione è corretta?

La buona fede riguarda la validità del contratto; la diligenza determina quali interessi della controparte devono essere salvaguardati.
La buona fede valuta il solo debitore nell’adempimento; la diligenza impone obblighi di lealtà a entrambe le parti.
La buona fede vincola entrambe le parti e può generare nuovi obblighi; la diligenza valuta il comportamento del debitore nell’adempimento.
La buona fede vincola entrambe le parti senza generare obblighi; la diligenza valuta il comportamento del creditore nell’adempimento.

La buona fede vincola entrambe le parti e può generare nuovi obblighi; la diligenza valuta il comportamento del debitore nell’adempimento.

Spiegazione

La buona fede è un dovere bilaterale che può integrare il rapporto con obblighi ulteriori, mentre la diligenza dell’art. 1176 c.c. valuta la condotta del debitore nell’adempimento. Attribuire alla diligenza un dovere generale di lealtà bilaterale confonde i due criteri.

14. Quando l’esercizio di un diritto può configurare abuso del diritto?

Quando il titolare esercita una facoltà prevista dalla legge, anche se ne rispetta la funzione e non danneggia la controparte.
Quando il titolare rinuncia a una facoltà contrattuale e la controparte subisce un pregiudizio economicamente valutabile.
Quando una condotta viola direttamente un divieto espresso, indipendentemente dal vantaggio ottenuto e dal sacrificio imposto.
Quando una facoltà formalmente consentita è esercitata alterandone la funzione, con modalità censurabili e un sacrificio sproporzionato per la controparte.

Quando una facoltà formalmente consentita è esercitata alterandone la funzione, con modalità censurabili e un sacrificio sproporzionato per la controparte.

Spiegazione

L’abuso si verifica quando l’esercizio formalmente legittimo di una posizione ne altera la funzione e determina uno squilibrio ingiustificato tra vantaggio e sacrificio. La semplice violazione di un divieto espresso è una condotta illecita, ma non descrive questa specifica nozione di abuso.

15. Un creditore suddivide in più cause, successive, le somme dovute in base a un unico rapporto obbligatorio; quando può essere ammessa la tutela frazionata?

Quando le singole domande riguardano scadenze diverse, anche senza un interesse oggettivo al frazionamento.
Quando il creditore dimostra un interesse oggettivamente valutabile a ottenere la tutela in più domande.
Quando ciascuna domanda ha un valore contenuto e permette di semplificare la trattazione per il creditore.
Quando il debitore può discutere separatamente ogni somma, anche se il frazionamento non ha una giustificazione oggettiva.

Quando il creditore dimostra un interesse oggettivamente valutabile a ottenere la tutela in più domande.

Spiegazione

Il frazionamento del credito derivante da un unico rapporto è ammesso se il creditore dimostra un interesse oggettivamente valutabile a quella forma di tutela. La diversità delle scadenze, da sola, non sostituisce la prova di tale interesse.

16. Se una domanda abusivamente frazionata non può essere riproposta unitariamente, quale esito è previsto dalle Sezioni Unite n. 7299 del 2025?

Il giudice decide il merito e applica necessariamente una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Il giudice decide il merito e può sanzionare l’abuso attraverso la regolazione delle spese processuali.
Il giudice sospende il procedimento finché il creditore non presenta una nuova domanda unitaria.
Il giudice dichiara la domanda improponibile e impedisce ogni successiva decisione sul merito del credito.

Il giudice decide il merito e può sanzionare l’abuso attraverso la regolazione delle spese processuali.

Spiegazione

Quando la riproposizione unitaria è impossibile, il giudice decide il merito e può tener conto dell’abuso nella disciplina delle spese processuali. L’improponibilità in rito è la regola nei casi in cui la domanda possa invece essere ripresentata unitariamente.

17. Che cosa caratterizza il contatto sociale qualificato come fonte di obblighi?

È un contatto occasionale privo di affidamento, dal quale sorge il generico dovere di non ledere le situazioni altrui.
È un rapporto derivante da un’obbligazione già esistente, che genera doveri di informazione fondati sul contenuto pattuito.
È un rapporto di fatto senza base negoziale né precedente obbligazione, che genera doveri di protezione, informazione e buona fede fondati sull’affidamento e sulla solidarietà.
È un contratto tacito tra le parti, dal quale derivano obblighi di prestazione fondati sull’accordo e sulla corrispettività.

È un rapporto di fatto senza base negoziale né precedente obbligazione, che genera doveri di protezione, informazione e buona fede fondati sull’affidamento e sulla solidarietà.

Spiegazione

Il contatto sociale qualificato è un rapporto di fatto privo di negozio e di un precedente rapporto obbligatorio, ma idoneo a far sorgere obblighi protettivi e informativi. Il generico dovere di non ledere descrive invece il fondamento della responsabilità aquiliana.

18. Quali condizioni sostengono gli obblighi di protezione derivanti da contatto sociale?

Un rapporto obbligatorio preesistente, insieme alla violazione del dovere generale di non ledere.
Un accordo negoziale diretto a una prestazione, insieme all’affidamento nel risultato economico promesso dalla controparte.
Un contatto casuale e privo di finalità, insieme alla prova di un danno già verificatosi nell’attività altrui.
Un contatto volontario e finalizzato, insieme all’affidamento in un’attività futura altrui tutelato nei limiti della buona fede.

Un contatto volontario e finalizzato, insieme all’affidamento in un’attività futura altrui tutelato nei limiti della buona fede.

Spiegazione

Gli obblighi di protezione richiedono un contatto volontario e finalizzato e un affidamento sull’attività futura altrui, protetto secondo buona fede. La mera casualità del contatto e la presenza di un danno già avvenuto non costituiscono i requisiti indicati.

19. Una persona subisce un danno in una relazione qualificata da obblighi di protezione; come si distingue la relativa responsabilità da quella aquiliana?

Nel contatto sociale rileva l’inadempimento degli obblighi di protezione, con responsabilità contrattuale; in quella aquiliana rileva la lesione di situazioni altrui e il dovere generale di non ledere.
Nel contatto sociale rileva la lesione di situazioni altrui senza obblighi protettivi; in quella aquiliana rileva l’affidamento in un’attività futura.
Nel contatto sociale rileva la violazione di un contratto necessariamente concluso; in quella aquiliana rileva l’inadempimento di obblighi informativi pattuiti.
Nel contatto sociale rileva il generico dovere di non ledere, con responsabilità aquiliana; in quella aquiliana rileva l’inadempimento di obblighi di protezione.

Nel contatto sociale rileva l’inadempimento degli obblighi di protezione, con responsabilità contrattuale; in quella aquiliana rileva la lesione di situazioni altrui e il dovere generale di non ledere.

Spiegazione

La responsabilità da contatto sociale è ricondotta a quella contrattuale perché riguarda l’inadempimento di obblighi di protezione. La responsabilità aquiliana si fonda invece sulla lesione di situazioni soggettive altrui e sul dovere generale di non ledere.

20. Un debitore deve eseguire una prestazione oppure un’altra, poste sullo stesso piano, e adempiere una delle due lo libera. Come si classifica l’obbligazione?

Obbligazione semplice
Obbligazione alternativa
Obbligazione solidale
Obbligazione facoltativa

Obbligazione alternativa

Spiegazione

Nell’obbligazione alternativa sono dovute due o più prestazioni sullo stesso piano e l’adempimento di una libera il debitore. In quella facoltativa, invece, la prestazione principale è una sola e può essere sostituita da un’altra.

21. In presenza di più debitori tenuti alla stessa prestazione, quale elemento caratterizza l’obbligazione solidale?

Ciascun debitore è tenuto a eseguire una quota predeterminata
Ogni debitore può sostituire la prestazione con una diversa
Ciascun debitore può essere costretto a eseguire l’intera prestazione
Il creditore può chiedere l’intero soltanto a tutti i debitori insieme

Ciascun debitore può essere costretto a eseguire l’intera prestazione

Spiegazione

Nella solidarietà passiva ciascun debitore può essere costretto a eseguire per intero la prestazione dovuta. La ripartizione in quote, invece, è propria dell’obbligazione parziaria.

22. Un creditore chiede a un solo debitore il pagamento dell’intero debito: quale distinzione consente di stabilire se la richiesta è propria della solidarietà o della parziarietà?

Nella solidarietà il debitore può essere tenuto per l’intero; nella parziarietà risponde della propria quota
Nella solidarietà la prestazione è sostituibile; nella parziarietà il debitore deve eseguirla per intero
Nella solidarietà ogni debitore risponde della propria quota; nella parziarietà uno può essere tenuto per l’intero
Nella solidarietà il creditore deve rivolgersi a tutti; nella parziarietà può scegliere un debitore per l’intero

Nella solidarietà il debitore può essere tenuto per l’intero; nella parziarietà risponde della propria quota

Spiegazione

La solidarietà permette al creditore di chiedere l’intera prestazione a un debitore, mentre la parziarietà limita ciascun debitore alla propria quota. L’idea che il pagamento integrale richieda di rivolgersi a tutti confonde la solidarietà con una ripartizione della pretesa.

23. Un creditore transige con un condebitore solidale per l’intero debito, senza limitare l’accordo alla quota di quest’ultimo. Quale facoltà ha un altro condebitore solidale ai sensi dell’art. 1304 c.c.?

Può profittare della transazione soltanto se ha partecipato all’accordo
Può profittarne soltanto per la quota del debitore che ha transatto
Può profittare della transazione, salvo un patto derogatorio
Non può profittare della transazione, perché riguarda un altro debitore

Può profittare della transazione, salvo un patto derogatorio

Spiegazione

L’art. 1304 c.c. consente al condebitore solidale di profittare della transazione stipulata tra il creditore e un altro condebitore, salvo patto derogatorio. La limitazione alla quota del debitore transatto è rilevante quando la transazione riguarda soltanto quella quota.

24. Un professionista svolge con diligenza la propria attività, ma l’esito dipende anche da fattori esterni che non controlla. Quale tipo di obbligazione descrive questa situazione nella concezione tradizionale?

Obbligazione negativa
Obbligazione di mezzi
Obbligazione solidale
Obbligazione di risultato

Obbligazione di mezzi

Spiegazione

Nell’obbligazione di mezzi è dovuta una condotta diligente, mentre l’esito può dipendere anche da fattori esterni. Nell’obbligazione di risultato, invece, l’oggetto è un esito riconducibile al controllo del debitore.

25. In generale, come si ripartisce l’onere della prova dell’inadempimento secondo le Sezioni Unite n. 13533 del 2001?

Il creditore prova il titolo e allega l’inadempimento; il debitore prova l’adempimento o la causa non imputabile
Il creditore prova il titolo e l’inadempimento; il debitore prova che il danno è stato causato da terzi
Il creditore prova l’inadempimento; il debitore deve provare il titolo e la causa non imputabile
Il creditore allega il titolo e prova l’adempimento; il debitore dimostra l’esistenza del rapporto

Il creditore prova il titolo e allega l’inadempimento; il debitore prova l’adempimento o la causa non imputabile

Spiegazione

In generale, il creditore prova il titolo e allega l’inadempimento, mentre il debitore dimostra di avere adempiuto o che l’inadempimento dipende da una causa a lui non imputabile. La prova dell’inadempimento a carico del creditore non corrisponde alla ripartizione affermata dalle Sezioni Unite.

26. In una controversia di responsabilità sanitaria, il paziente prova il titolo, il danno e il nesso materiale tra condotta ed evento lesivo. Quale prova spetta allora al sanitario?

La colpa esclusiva del paziente e l’inesistenza del nesso materiale
La diligenza professionale, senza dover dimostrare l’adempimento
L’assenza di un rapporto giuridico e la mancanza di un danno risarcibile
L’esatto adempimento o l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile

L’esatto adempimento o l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile

Spiegazione

Dopo che il paziente ha provato il titolo, il danno e il nesso materiale, il sanitario deve provare l’esatto adempimento oppure l’impossibilità della prestazione per causa non imputabile. La sola dimostrazione della diligenza, senza prova dell’adempimento o della causa impeditiva, non esprime l’onere indicato.

27. Che cosa caratterizza l’oggetto di un’obbligazione pecuniaria?

Una prestazione di servizi, il cui valore viene stabilito al momento dell’adempimento.
Una somma di denaro destinata esclusivamente a remunerare la disponibilità di un capitale.
Una somma di denaro, utilizzabile come controprestazione o equivalente giuridico di altri beni.
Un bene diverso dal denaro, da convertire in una somma dopo la sua valutazione.

Una somma di denaro, utilizzabile come controprestazione o equivalente giuridico di altri beni.

Spiegazione

L’obbligazione pecuniaria ha per oggetto una somma di denaro, che può fungere da controprestazione per beni e servizi o da equivalente giuridico di altri beni. Un bene diverso dal denaro caratterizza invece il debito di valore.

28. In base al principio nominalistico, come si estingue un debito pecuniario quando il valore d’acquisto della moneta è diminuito?

Con moneta avente corso legale all’origine del debito, rivalutata secondo il costo della vita.
Con una somma aumentata automaticamente in proporzione alla perdita del potere d’acquisto della moneta.
Con moneta avente corso legale al pagamento, per il valore nominale dovuto, senza adeguamento automatico alla svalutazione.
Con il valore monetario attuale del bene che il creditore avrebbe potuto acquistare alla scadenza.

Con moneta avente corso legale al pagamento, per il valore nominale dovuto, senza adeguamento automatico alla svalutazione.

Spiegazione

Il principio nominalistico richiede il pagamento in moneta avente corso legale al momento del pagamento e per il valore nominale del debito, senza rivalutazione automatica. L’adeguamento in base al valore del bene è invece caratteristico della liquidazione di un debito di valore.

29. Quale distinzione separa il debito di valuta dal debito di valore?

Il debito di valuta deriva da un contratto; quello di valore sorge da un ritardo nel pagamento di una somma.
Il debito di valuta ha una somma determinata o determinabile dall’origine; quello di valore riguarda un bene diverso dal denaro, da valutare in moneta.
Il debito di valuta riguarda un bene da stimare alla scadenza; quello di valore consiste in una somma fissata dall’origine.
Il debito di valuta segue il valore corrente della moneta; quello di valore resta vincolato al suo importo nominale originario.

Il debito di valuta ha una somma determinata o determinabile dall’origine; quello di valore riguarda un bene diverso dal denaro, da valutare in moneta.

Spiegazione

Nel debito di valuta l’importo è determinato o determinabile sin dall’origine e opera il principio nominalistico; nel debito di valore l’oggetto è un bene diverso dal denaro, da convertire in una somma mediante valutazione. La fissazione originaria di una somma descrive il debito di valuta, non quello di valore.

30. Quale funzione distingue gli interessi corrispettivi da quelli compensativi e moratori?

I corrispettivi compensano il mancato godimento prima dell’esigibilità; i compensativi risarciscono il ritardo; i moratori remunerano il capitale disponibile.
I corrispettivi remunerano la disponibilità del capitale; i compensativi il mancato godimento prima dell’esigibilità; i moratori il ritardo nei debiti pecuniari liquidi ed esigibili.
I corrispettivi remunerano il capitale; i compensativi risarciscono il ritardo nei debiti liquidi; i moratori compensano il mancato godimento prima dell’esigibilità.
I corrispettivi risarciscono il ritardo; i compensativi remunerano il capitale; i moratori compensano il mancato godimento prima dell’esigibilità.

I corrispettivi remunerano la disponibilità del capitale; i compensativi il mancato godimento prima dell’esigibilità; i moratori il ritardo nei debiti pecuniari liquidi ed esigibili.

Spiegazione

Gli interessi corrispettivi remunerano la disponibilità del capitale, quelli compensativi compensano il mancato godimento prima che il credito sia esigibile e quelli moratori risarciscono forfettariamente il ritardo nei debiti pecuniari liquidi ed esigibili. Attribuire ai corrispettivi la funzione di risarcire il ritardo confonde la loro funzione con quella dei moratori.

31. Un creditore subisce un danno superiore agli interessi moratori legali dopo la mora del debitore: a quali condizioni può chiedere un ulteriore risarcimento?

Se il debitore non ha contestato il credito, senza necessità di provare un danno ulteriore.
Se prova il danno maggiore e le parti non hanno pattuito il tasso moratorio.
Se prova la svalutazione monetaria, anche quando le parti hanno pattuito il tasso moratorio.
Se dimostra che il credito non era liquido e le parti avevano pattuito il tasso legale.

Se prova il danno maggiore e le parti non hanno pattuito il tasso moratorio.

Spiegazione

Dal giorno della mora spettano gli interessi moratori al tasso legale; un ulteriore risarcimento è possibile se il creditore prova un danno maggiore e non è stato pattuito il tasso moratorio. La sola prova della svalutazione non sostituisce tali condizioni, né basta quando il tasso è stato convenuto.

32. Come si contrappongono l’indirizzo tradizionale e quello affermato dalla Cassazione nel 2026 sull’ambito degli interessi maggiorati?

Entrambi li limitano ai debiti pecuniari contrattuali, ma divergono sul momento da cui decorrono.
L’indirizzo tradizionale li limita ai debiti pecuniari contrattuali; quello del 2026 li estende a ogni domanda di condanna pecuniaria, comprese quelle da illecito.
L’indirizzo tradizionale li estende ai crediti da illecito; quello del 2026 li limita ai debiti pecuniari contrattuali.
L’indirizzo tradizionale li applica a ogni condanna pecuniaria; quello del 2026 li riserva alle controversie contrattuali.

L’indirizzo tradizionale li limita ai debiti pecuniari contrattuali; quello del 2026 li estende a ogni domanda di condanna pecuniaria, comprese quelle da illecito.

Spiegazione

L’indirizzo tradizionale circoscrive gli interessi maggiorati ai debiti pecuniari di fonte contrattuale, mentre la Cassazione nel 2026 ne ha affermato l’applicabilità a ogni domanda di condanna pecuniaria, anche risarcitoria da illecito. L’estensione ai crediti da illecito è la novità rispetto alla lettura tradizionale.

33. Chi deve accertare i presupposti degli interessi maggiorati affinché possano essere riscossi in fase esecutiva?

Il giudice della cognizione, facendoli risultare dal titolo esecutivo; il giudice dell’esecuzione non può integrarli.
Il giudice dell’esecuzione, ricavandoli dalle circostanze emerse dopo la formazione del titolo.
Il giudice della cognizione oppure quello dell’esecuzione, che possono integrare il titolo in momenti diversi.
Il creditore in sede di precetto, specificando il tasso anche se il titolo non lo indica.

Il giudice della cognizione, facendoli risultare dal titolo esecutivo; il giudice dell’esecuzione non può integrarli.

Spiegazione

I presupposti degli interessi maggiorati devono essere accertati dal giudice della cognizione e risultare dal titolo esecutivo. Il giudice dell’esecuzione non può colmare l’assenza di tale accertamento integrando il titolo.

34. Un titolo esecutivo riconosce un credito e menziona soltanto gli «interessi legali», senza uno specifico accertamento sugli interessi maggiorati: quale tasso si applica?

Il tasso maggiorato del quarto comma dell’art. 1284 c.c., a partire dalla proposizione della domanda.
Il tasso legale previsto dal primo comma dell’art. 1284 c.c., anche dopo la proposizione della domanda.
Il tasso medio dei titoli di Stato, fino a quando il creditore non dimostri un danno maggiore.
Il tasso moratorio convenzionale, determinato dal giudice dell’esecuzione in base al ritardo.

Il tasso legale previsto dal primo comma dell’art. 1284 c.c., anche dopo la proposizione della domanda.

Spiegazione

Il semplice riferimento agli «interessi legali» non autorizza la riscossione degli interessi maggiorati: senza uno specifico accertamento nel titolo si applica il tasso del primo comma, anche dopo la domanda. La proposizione della domanda, da sola, non trasforma il riferimento generico in un riconoscimento del tasso maggiorato.

35. Qual è l’effetto civilistico della pattuizione di interessi usurari ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, c.c.?

La clausola sugli interessi è parzialmente nulla, il creditore perde il diritto agli interessi e il rapporto obbligatorio resta valido.
La clausola è inefficace soltanto per la parte eccedente la soglia, mentre il creditore conserva gli interessi leciti.
La clausola resta valida, ma il tasso viene ridotto automaticamente entro la soglia antiusura.
L’intero rapporto obbligatorio è nullo e il creditore deve restituire anche il capitale ricevuto.

La clausola sugli interessi è parzialmente nulla, il creditore perde il diritto agli interessi e il rapporto obbligatorio resta valido.

Spiegazione

La pattuizione usuraria comporta la perdita del diritto agli interessi, senza invalidare il rapporto obbligatorio nel suo complesso. L’idea che sopravvivano gli interessi leciti non corrisponde alla sanzione prevista dall’art. 1815, secondo comma, c.c.

36. Per quale ragione le Sezioni Unite hanno esteso la disciplina antiusura agli interessi moratori?

Perché gli interessi moratori sono considerati una sanzione penale e vengono esclusi dal rapporto obbligatorio.
Perché il divieto riguarda qualsiasi interesse eccessivo convenuto al momento della stipula, compreso quello moratorio.
Perché la soglia antiusura si applica agli interessi moratori soltanto quando anche quelli corrispettivi sono usurari.
Perché la disciplina antiusura riguarda gli interessi moratori maturati dopo la scadenza, ma non la loro pattuizione.

Perché il divieto riguarda qualsiasi interesse eccessivo convenuto al momento della stipula, compreso quello moratorio.

Spiegazione

La disciplina antiusura comprende anche gli interessi moratori perché il divieto investe ogni interesse eccessivo convenuto alla stipula. Non è necessario che anche il tasso corrispettivo superi la soglia per valutare quello moratorio.

37. Un contratto prevede un tasso corrispettivo lecito e un tasso moratorio superiore alla soglia usuraria; quale conseguenza si applica?

L’intero rapporto obbligatorio è nullo e non sono dovuti né interessi né capitale.
Sono illeciti entrambi i tassi, perché l’usurarietà del tasso moratorio travolge anche quello corrispettivo.
Resta dovuto il tasso moratorio, mentre quello corrispettivo è sostituito dal tasso legale.
È illecito l’interesse moratorio, mentre resta dovuto quello corrispettivo lecitamente pattuito.

È illecito l’interesse moratorio, mentre resta dovuto quello corrispettivo lecitamente pattuito.

Spiegazione

Quando supera la soglia soltanto il tasso moratorio, è illecito l’interesse moratorio e resta dovuto quello corrispettivo lecito. L’usurarietà del tasso moratorio non rende automaticamente illecito anche il tasso corrispettivo.

38. Un tasso era sotto la soglia usuraria al momento della pattuizione, ma la soglia viene superata in seguito: quale effetto produce il superamento successivo?

Sospende l’efficacia della clausola fino a quando il tasso torna sotto la soglia.
Non rende nulla né inefficace la clausola, perché l’usura si verifica al momento della pattuizione.
Rende nulla la clausola dal momento in cui la soglia viene superata, pur lasciandola valida per il periodo precedente.
Trasforma il tasso pattuito in un tasso moratorio, soggetto a una nuova verifica alla scadenza.

Non rende nulla né inefficace la clausola, perché l’usura si verifica al momento della pattuizione.

Spiegazione

Le Sezioni Unite hanno escluso l’usura sopravvenuta: la verifica si compie al momento della pattuizione, e il successivo superamento della soglia non invalida la clausola. L’idea di una nullità che scatta in seguito confonde la soglia originaria con le variazioni successive.

39. Se le parti non hanno indicato il luogo di adempimento, dove si esegue il pagamento di una somma di denaro alla scadenza?

Al domicilio del debitore alla scadenza, come avviene per ogni obbligazione priva di un luogo concordato.
Al domicilio del creditore alla scadenza, salvo il caso di maggiore gravosità dovuta al suo trasferimento previsto dall’art. 1182 c.c.
Nel luogo in cui il creditore ha presentato la domanda giudiziale, se il debitore non ha effettuato il pagamento.
Nel luogo in cui si trovava il denaro quando è sorta l’obbligazione, come per la consegna di una cosa determinata.

Al domicilio del creditore alla scadenza, salvo il caso di maggiore gravosità dovuta al suo trasferimento previsto dall’art. 1182 c.c.

Spiegazione

In mancanza di un accordo sul luogo, il pagamento di denaro va eseguito al domicilio del creditore alla scadenza, salvo l’eccezione indicata dall’art. 1182 c.c. Il domicilio del debitore vale invece per gli altri casi residuali, non per il pagamento pecuniario in generale.

40. Quali obbligazioni pecuniarie sono portabili al domicilio del creditore secondo le Sezioni Unite?

Quelle liquide e illiquide, purché siano state assunte per iscritto dal debitore.
Quelle illiquide, purché il creditore abbia indicato un importo nella richiesta di pagamento.
Quelle determinate unilateralmente dal creditore, anche quando il titolo non fornisce criteri per quantificarle.
Quelle liquide, determinate dal titolo o determinabili con criteri privi di margine discrezionale.

Quelle liquide, determinate dal titolo o determinabili con criteri privi di margine discrezionale.

Spiegazione

Sono portabili al domicilio del creditore le obbligazioni pecuniarie liquide, cioè determinate o determinabili senza discrezionalità. La mera indicazione di una somma da parte del creditore non rende liquido un credito che non lo è secondo il titolo o criteri oggettivi.

41. Che cosa caratterizza l’obbligazione naturale e quale effetto produce il suo spontaneo adempimento?

È un dovere morale o sociale privo di tutela giudiziale, il cui adempimento spontaneo rende irripetibile quanto prestato.
È un dovere morale o sociale privo di tutela giudiziale, il cui adempimento spontaneo permette di ripetere quanto prestato.
È un’obbligazione contrattuale imperfetta che diventa giudizialmente esigibile quando il debitore la riconosce.
È un obbligo giuridico azionabile in giudizio, il cui adempimento consente di chiedere la restituzione della prestazione.

È un dovere morale o sociale privo di tutela giudiziale, il cui adempimento spontaneo rende irripetibile quanto prestato.

Spiegazione

L’obbligazione naturale è un dovere morale o sociale non tutelabile in giudizio e il suo adempimento spontaneo giustifica la soluti retentio, cioè l’irripetibilità della prestazione. La mancanza di tutela giudiziale non comporta la restituzione di quanto spontaneamente prestato.

42. Una persona adempie un dovere morale senza pressioni, ma versa una somma molto superiore a quanto ragionevolmente richiesto: quale requisito dell’obbligazione naturale manca?

La tutela giudiziale, perché il dovere morale deve poter essere fatto valere in giudizio per giustificare il pagamento.
La spontaneità, perché una prestazione sproporzionata equivale a un adempimento ottenuto mediante coazione.
La causa contrattuale, perché ogni adempimento naturale presuppone un accordo valido tra le parti.
La proporzionalità, perché la prestazione eccede quanto è ragionevolmente dovuto secondo il dovere morale o sociale.

La proporzionalità, perché la prestazione eccede quanto è ragionevolmente dovuto secondo il dovere morale o sociale.

Spiegazione

L’adempimento deve essere sia spontaneo sia proporzionato; una prestazione eccessiva rispetto a quanto ragionevolmente dovuto non soddisfa il requisito della proporzionalità. La spontaneità riguarda invece l’assenza di coazione, non la misura della prestazione.

43. Quale elemento distingue l’adempimento di un’obbligazione naturale da una donazione remuneratoria?

Il primo è compiuto animo donandi per arricchire il beneficiario; la seconda è compiuta animo solvendi per estinguere un dovere morale o sociale.
Il primo è necessariamente proporzionato alle condizioni economiche del beneficiario; la seconda presuppone una prestazione dovuta per legge.
Il primo è compiuto animo solvendi per un dovere morale o sociale; la seconda è compiuta animo donandi per arricchire il beneficiario, anche per riconoscenza.
Il primo richiede un accordo contrattuale tra le parti; la seconda deriva da un dovere morale privo di tutela giudiziale.

Il primo è compiuto animo solvendi per un dovere morale o sociale; la seconda è compiuta animo donandi per arricchire il beneficiario, anche per riconoscenza.

Spiegazione

L’obbligazione naturale è adempiuta animo solvendi, perché la prestazione risponde a un dovere morale o sociale; la donazione remuneratoria è compiuta animo donandi per arricchire il donatario, eventualmente per riconoscenza. La confusione tra le due figure consiste nello scambiare le rispettive intenzioni e cause.

44. Quando le attribuzioni patrimoniali tra conviventi more uxorio per le esigenze familiari possono costituire adempimento di un’obbligazione naturale?

Quando superano le capacità economiche di chi le esegue, purché siano destinate alla famiglia.
Quando sono effettuate dopo la cessazione della convivenza e compensano ogni squilibrio economico tra le parti.
Quando sono spontanee e proporzionate alle capacità di chi le esegue e alle esigenze familiari da soddisfare.
Quando sono concordate tra i conviventi e commisurate al valore dei beni acquistati durante la relazione.

Quando sono spontanee e proporzionate alle capacità di chi le esegue e alle esigenze familiari da soddisfare.

Spiegazione

La spontaneità e la proporzionalità rispetto alle capacità del solvens e ai bisogni familiari consentono di qualificare l’attribuzione come adempimento di un’obbligazione naturale. Un apporto sproporzionato non rientra in questa figura per il solo fatto di essere destinato alla famiglia.

45. Dopo la cessazione della convivenza, in quale condizione l’assistenza materiale prestata all’ex convivente può essere qualificata come obbligazione naturale?

Quando l’assistenza è prestata per adempiere un obbligo legale di mantenimento dell’ex convivente.
Quando l’assistenza è dovuta in base a un accordo scritto concluso durante la convivenza.
Quando l’assistenza consiste in un pagamento superiore alle capacità economiche di chi lo effettua.
Quando l’assistenza è spontanea, adeguata e proporzionata alle circostanze.

Quando l’assistenza è spontanea, adeguata e proporzionata alle circostanze.

Spiegazione

Anche dopo la fine della convivenza, l’assistenza materiale può rilevare come obbligazione naturale se è spontanea, adeguata e proporzionata. La sola finalità assistenziale non rende tale una prestazione sproporzionata.

46. Nel procedimento ordinario, quando si conclude il contratto se l’accettazione conforme giunge all’indirizzo del proponente, ma questi sostiene di non averla conosciuta?

Il contratto si conclude quando l’accettazione viene spedita, indipendentemente dalla sua ricezione.
La ricezione all’indirizzo fa presumere la conoscenza, salvo che il destinatario provi un’impossibilità incolpevole di averne notizia.
Il contratto si conclude solo quando il proponente dimostra di aver letto personalmente l’accettazione.
La ricezione all’indirizzo conclude il contratto anche se il destinatario prova un’impossibilità incolpevole di conoscerla.

La ricezione all’indirizzo fa presumere la conoscenza, salvo che il destinatario provi un’impossibilità incolpevole di averne notizia.

Spiegazione

L’arrivo dell’accettazione conforme all’indirizzo del proponente fa presumere che questi ne abbia avuto conoscenza, a meno che provi un’impossibilità incolpevole di apprenderla. La conoscenza effettiva è il criterio dello schema della cognizione, ma non esclude la presunzione legata alla ricezione.

47. Un destinatario risponde a una proposta contrattuale aggiungendo una condizione nuova: quale effetto produce la sua risposta?

Conclude il contratto solo se la nuova condizione riguarda un elemento secondario dell’accordo.
Vale come controproposta, e il destinatario della proposta originaria diventa oblato.
Conclude il contratto, perché ogni risposta positiva equivale a un’accettazione conforme.
Vale come rifiuto definitivo, senza possibilità che il proponente originario accetti la nuova condizione.

Vale come controproposta, e il destinatario della proposta originaria diventa oblato.

Spiegazione

L’accettazione deve corrispondere alla proposta; l’aggiunta di una condizione la rende difforme e trasforma la risposta in una controproposta. Una risposta affermativa non basta a concludere il contratto se modifica gli elementi proposti.

48. In una proposta che prevede obbligazioni a carico del solo proponente, che cosa accade se l’oblato non la rifiuta?

Il contratto si conclude solo quando l’oblato inizia a eseguire una prestazione prevista dalla proposta.
Il silenzio dell’oblato vale come rifiuto, salvo che le parti abbiano stabilito diversamente.
Il contratto si conclude senza che sia necessaria un’accettazione espressa dell’oblato.
Il contratto resta in formazione finché l’oblato non comunica un’accettazione espressa.

Il contratto si conclude senza che sia necessaria un’accettazione espressa dell’oblato.

Spiegazione

Per i contratti con obbligazioni a carico del solo proponente, il mancato rifiuto dell’oblato è sufficiente a concludere il contratto. L’accettazione espressa non è richiesta, a differenza di quanto avviene nello schema ordinario.

49. Un proponente richiede che il destinatario dia esecuzione immediata all’affare; il destinatario inizia a eseguirlo ma omette di avvisare prontamente il proponente. Quale conseguenza è prevista?

Il contratto si conclude con l’inizio dell’esecuzione e l’omesso avviso determina la nullità dell’accordo.
Il contratto si conclude con l’inizio dell’esecuzione e il destinatario risarcisce i danni causati dall’omesso avviso.
Il contratto si conclude con l’inizio dell’esecuzione, ma l’omesso avviso non comporta conseguenze risarcitorie.
Il contratto si conclude solo con l’avviso, mentre l’esecuzione anticipata resta priva di effetti.

Il contratto si conclude con l’inizio dell’esecuzione e il destinatario risarcisce i danni causati dall’omesso avviso.

Spiegazione

Quando ricorrono i presupposti dell’art. 1327 c.c., il contratto si perfeziona con l’inizio dell’esecuzione; chi esegue deve però avvisare prontamente il proponente. L’omissione non rende nullo il contratto, ma comporta il risarcimento dei danni causati.

50. In generale, quale conseguenza deriva dalla violazione di una regola di condotta nel sistema civile?

La risoluzione automatica del contratto, senza necessità di valutare la natura della violazione.
La responsabilità, mentre la nullità richiede una previsione di legge o un’incidenza su elementi intrinseci del contratto.
La nullità del contratto, anche quando la regola violata riguarda la condotta di una parte.
L’inefficacia dell’atto, salvo che la parte danneggiata dimostri un pregiudizio economico.

La responsabilità, mentre la nullità richiede una previsione di legge o un’incidenza su elementi intrinseci del contratto.

Spiegazione

La violazione di una regola di condotta genera in generale responsabilità e non nullità; l’invalidità richiede una specifica previsione normativa o un vizio che incida su elementi intrinseci del contratto. La mera scorrettezza nella condotta non determina di per sé la nullità.

51. Un intermediario viola i propri obblighi informativi durante le trattative per un investimento. Quale forma di responsabilità può derivarne?

Nullità del contratto, perché la violazione di un obbligo informativo precontrattuale invalida l’accordo.
Responsabilità contrattuale con risoluzione, perché ogni violazione dell’intermediario riguarda l’esecuzione.
Responsabilità extracontrattuale, perché gli obblighi dell’intermediario sorgono solo dopo la conclusione.
Responsabilità precontrattuale, perché la violazione avviene nella fase delle trattative o della stipula.

Responsabilità precontrattuale, perché la violazione avviene nella fase delle trattative o della stipula.

Spiegazione

La violazione degli obblighi dell’intermediario nelle trattative o al momento della stipula può comportare responsabilità precontrattuale. La responsabilità contrattuale e la possibile risoluzione riguardano invece le violazioni commesse durante l’esecuzione del rapporto.

52. Un investitore ha una bassa propensione al rischio e valuta un titolo caratterizzato da un elevato rischio di default. Che cosa richiede la regola di adeguatezza all’intermediario?

Informare l’investitore dell’eventuale inadeguatezza dell’operazione, illustrandone rischi e caratteristiche rilevanti.
Sostituire la valutazione dell’investitore con una scelta del titolo basata sul rendimento atteso.
Comunicare il rating dell’emittente senza considerare la propensione al rischio dell’investitore.
Segnalare il rischio di default solo dopo che l’investitore ha acquistato il titolo.

Informare l’investitore dell’eventuale inadeguatezza dell’operazione, illustrandone rischi e caratteristiche rilevanti.

Spiegazione

La regola di adeguatezza richiede di informare l’investitore dell’eventuale incompatibilità dell’operazione con la sua propensione al rischio, anche fornendo informazioni pertinenti sul titolo e sul pericolo di default. La comunicazione del solo rating non basta se trascura il profilo di rischio dell’investitore.

53. Un contratto corrisponde a un tipo negoziale noto, ma le parti lo usano per perseguire una specifica ragione pratica individuale. Quale nozione individua quest’ultima?

La causa in astratto, intesa come funzione economico-sociale tipica del contratto.
La liceità della causa, intesa come conformità dell’accordo ai limiti legali al momento della stipula.
La causa in concreto, intesa come funzione economico-individuale dell’affare perseguita nel singolo negozio.
La meritevolezza, intesa come funzione economico-sociale generale del tipo contrattuale.

La causa in concreto, intesa come funzione economico-individuale dell’affare perseguita nel singolo negozio.

Spiegazione

La causa in concreto esprime la funzione economico-individuale e la ragione pratica perseguite dalle parti nel singolo contratto. La causa in astratto identifica invece la funzione economico-sociale tipica del tipo negoziale.

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Quando consente l’art. 12, comma 2, delle preleggi di ricorrere ai principi generali?

Solo in via residuale, quando gli altri criteri ermeneutici non consentono di interpretare la disposizione.

Secondo la dottrina dominante, che cosa sono i principi generali?

Norme di legge che esprimono i valori dell’ordinamento e si evolvono con la realtà sociale.

Quale funzione dei principi colma le lacune dell’ordinamento?

La funzione integrativa.

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