Quiz: Fondamenti di diritto sindacale (61 domande)

Domande e risposte dettagliate

1. Quale ambito riguarda l’azione collettiva, a differenza del diritto del rapporto individuale di lavoro?

Il diritto del rapporto individuale, che disciplina l’azione collettiva
Il diritto sindacale, che disciplina l’azione collettiva
Il diritto del lavoro individuale, che disciplina la sicurezza sociale
Il diritto della previdenza, che disciplina la negoziazione collettiva

Il diritto sindacale, che disciplina l’azione collettiva

Spiegazione

Il diritto sindacale riguarda l’azione collettiva, mentre il diritto del rapporto individuale regola diritti e obblighi delle singole parti. La disciplina del rapporto individuale, quindi, non è quella dedicata all’azione collettiva.

2. Un’organizzazione sindacale negozia un accordo collettivo e proclama uno sciopero: quale ambito del diritto del lavoro disciplina queste attività?

Il diritto sindacale, che regola organizzazioni, contrattazione e conflitto collettivo
L’ordinamento civile, che regola soltanto gli accordi tra singoli lavoratori
Il diritto individuale del lavoro, che regola obblighi e diritti del singolo rapporto
Il diritto della previdenza sociale, che regola prestazioni per bisogni sociali

Il diritto sindacale, che regola organizzazioni, contrattazione e conflitto collettivo

Spiegazione

Organizzazioni sindacali, contrattazione collettiva e conflitto, compresi sciopero e serrata, appartengono al diritto sindacale. Il diritto del rapporto individuale riguarda invece le posizioni del singolo lavoratore e del datore.

3. Quale affermazione distingue correttamente le fonti dei rapporti di lavoro dal contratto individuale?

Il contratto collettivo è una fonte esclusivamente normativa; le leggi statali e regionali non regolano i rapporti
Legge statale e regionale e contratto collettivo sono fonti; il contratto individuale non lo è in senso tecnico
La legge regionale e il contratto individuale sono fonti; la legge statale regola soltanto la previdenza
La legge statale e il contratto individuale sono fonti; il contratto collettivo è un accordo privo di valore normativo

Legge statale e regionale e contratto collettivo sono fonti; il contratto individuale non lo è in senso tecnico

Spiegazione

Tra le fonti dei rapporti di lavoro rientrano le leggi statali e regionali e il contratto collettivo, che ha natura contrattuale e anche normativa. Il contratto individuale non è invece fonte del diritto in senso tecnico.

4. Una lavoratrice perde il reddito in seguito a un infortunio e riceve prestazioni per affrontarne le conseguenze: quale ambito disciplina tali prestazioni?

Il diritto sindacale, relativo alla contrattazione e al conflitto collettivo
Il diritto delle fonti collettive, relativo alla validità degli accordi aziendali
Il diritto del rapporto individuale, relativo agli obblighi contrattuali delle parti
Il diritto della previdenza sociale, relativo a beni e servizi per bisogni sociali

Il diritto della previdenza sociale, relativo a beni e servizi per bisogni sociali

Spiegazione

La previdenza sociale disciplina l’erogazione di beni e servizi per fronteggiare bisogni come l’infortunio, ai sensi dell’articolo 38, secondo comma, della Costituzione. Il diritto sindacale, pur riguardando il lavoro, si occupa invece dell’azione collettiva.

5. Nel periodo pre-corporativo, quale strumento usarono i lavoratori per ottenere il riconoscimento datoriale e stipulare contratti collettivi?

La decisione della Magistratura del lavoro, che fissava i contenuti degli accordi
Lo sciopero, allora penalmente lecito, insieme alla coalizione in sindacati volontari
La registrazione obbligatoria, che attribuiva al sindacato rappresentanza legale generale
La serrata, riconosciuta ai lavoratori come strumento di negoziazione collettiva

Lo sciopero, allora penalmente lecito, insieme alla coalizione in sindacati volontari

Spiegazione

In assenza di tutela statale riequilibratrice, i lavoratori si coalizzarono in sindacati volontari e ricorsero allo sciopero, allora penalmente lecito. La punizione penale dello sciopero caratterizzò invece il sistema corporativo.

6. Quale concezione del contratto collettivo è attribuita a Giuseppe Messina?

È una sommatoria di contratti individuali già conclusi tra lavoratori e datori
È un contratto normativo che predetermina il contenuto di una futura attività negoziale
È un atto amministrativo che stabilisce unilateralmente le condizioni di lavoro
È una decisione giudiziaria che risolve le controversie economiche tra categorie

È un contratto normativo che predetermina il contenuto di una futura attività negoziale

Spiegazione

Nella definizione attribuita a Giuseppe Messina, il contratto collettivo è normativo perché predetermina il contenuto di una futura negoziazione. Non consiste in una raccolta o sommatoria di singoli contratti individuali.

7. Quale assetto sindacale introdusse la legge 3 aprile 1926, n. 563?

Più sindacati volontari per categoria, ciascuno con rappresentanza limitata ai propri iscritti
Un solo sindacato registrato per categoria, con personalità pubblica e rappresentanza anche dei non iscritti
Un sindacato privo di personalità giuridica, con accordi efficaci soltanto per gli aderenti
Un’organizzazione sindacale eletta dai lavoratori, con contratti sottoposti alla ratifica individuale

Un solo sindacato registrato per categoria, con personalità pubblica e rappresentanza anche dei non iscritti

Spiegazione

La legge del 1926 prevedeva un unico sindacato registrato per categoria, dotato di personalità giuridica pubblica e rappresentanza legale di iscritti e non iscritti; il contratto collettivo aveva efficacia erga omnes. Un pluralismo di sindacati con efficacia limitata agli aderenti non descrive quel modello.

8. Nel sistema corporativo, come si trattava una clausola individuale difforme dal contratto collettivo?

Era sottoposta a una nuova negoziazione sindacale prima di poter produrre effetti
Era sostituita automaticamente, a meno che risultasse più favorevole al lavoratore
Restava applicabile se era stata concordata individualmente dopo il contratto collettivo
Era annullata in ogni caso, anche quando favoriva il lavoratore

Era sostituita automaticamente, a meno che risultasse più favorevole al lavoratore

Spiegazione

Nel sistema corporativo la clausola individuale difforme veniva sostituita automaticamente da quella collettiva, salvo che fosse più favorevole al lavoratore. La difformità, quindi, non bastava a imporre la sostituzione quando la clausola individuale era migliorativa.

9. Quale distinzione descrive correttamente le disposizioni dell’articolo 39 della Costituzione?

Il primo comma disciplina la contrattazione collettiva; i successivi riconoscono l’autonomia dei contratti individuali
Il primo comma tutela la libertà sindacale; i successivi prevedono registrazione e contratti collettivi efficaci per la categoria
Il primo comma istituisce la registrazione sindacale; i successivi riconoscono la libertà di non aderire
Il primo comma attribuisce efficacia generale ai contratti; i successivi regolano la libertà di sciopero

Il primo comma tutela la libertà sindacale; i successivi prevedono registrazione e contratti collettivi efficaci per la categoria

Spiegazione

Il primo comma sancisce la libertà dell’organizzazione sindacale, mentre i commi successivi delineano registrazione, personalità giuridica e contratti collettivi efficaci per tutti gli appartenenti alla categoria. La registrazione non è il contenuto del primo comma.

10. Qual è una conseguenza della mancata attuazione della seconda parte dell’articolo 39 della Costituzione?

I sindacati non acquisiscono la personalità giuridica tramite quel meccanismo e i contratti non hanno in generale efficacia erga omnes
La libertà sindacale del primo comma resta sospesa finché non viene approvata una legge organica
I sindacati possono ottenere personalità giuridica, ma non possono stipulare contratti collettivi
Ogni contratto collettivo produce efficacia generale, anche senza registrazione dei sindacati

I sindacati non acquisiscono la personalità giuridica tramite quel meccanismo e i contratti non hanno in generale efficacia erga omnes

Spiegazione

In assenza della legge organica di attuazione, il meccanismo costituzionale di registrazione e personalità giuridica non si è realizzato e i contratti collettivi non hanno in via generale efficacia erga omnes. La libertà sindacale del primo comma, invece, è direttamente applicabile.

11. Quale condotta rientra nella libertà sindacale individuale tutelata dall’articolo 39?

Sostituire la contrattazione collettiva con accordi individuali stipulati da ciascun lavoratore
Costituire un’organizzazione, aderirvi o fare proselitismo, oppure scegliere di non iscriversi
Registrare un sindacato e conferirgli efficacia generale mediante una decisione associativa
Imporre l’iscrizione sindacale ai colleghi per garantire la rappresentanza della categoria

Costituire un’organizzazione, aderirvi o fare proselitismo, oppure scegliere di non iscriversi

Spiegazione

La libertà sindacale individuale comprende la costituzione di un’organizzazione, l’adesione, il proselitismo e anche la scelta di non aderire ad alcun sindacato. L’imposizione dell’iscrizione ad altri contraddice questa libertà di scelta.

12. Un sindacato sceglie autonomamente la categoria da rappresentare e conduce una trattativa collettiva: quale aspetto della libertà sindacale esercita?

La personalità giuridica costituzionale, che deriva automaticamente dalla scelta della categoria
La libertà di organizzazione e azione, che tutela pluralismo, autonomia e contrattazione
La rappresentanza legale generale, che permette di vincolare ogni lavoratore della categoria
La libertà di non aderire, che esclude la partecipazione a trattative collettive

La libertà di organizzazione e azione, che tutela pluralismo, autonomia e contrattazione

Spiegazione

La libertà sindacale protegge pluralismo, autonomia organizzativa e scelta della categoria, e comprende l’azione sindacale e la contrattazione collettiva. La rappresentanza legale generale per tutti i lavoratori non deriva automaticamente dall’esercizio di tali libertà.

13. Come si distingue il sindacato di mestiere da quello per ramo d’industria?

Il primo raggruppa lavoratori per settore del datore di lavoro, il secondo in base all’attività svolta.
Il primo coordina categorie diverse sul territorio, il secondo raggruppa lavoratori della stessa impresa.
Il primo raggruppa lavoratori per attività svolta, il secondo in base al settore del datore di lavoro.
Il primo riunisce lavoratori di una stessa impresa, il secondo in base alla qualifica professionale.

Il primo raggruppa lavoratori per attività svolta, il secondo in base al settore del datore di lavoro.

Spiegazione

Il sindacato di mestiere si basa sull’attività dei lavoratori, mentre quello per ramo d’industria guarda al settore del datore di lavoro. La seconda risposta inverte i criteri distintivi dei due modelli.

14. Quale effetto ha la mancata attuazione dell’art. 39 Cost. sulla forma giuridica delle associazioni sindacali?

Operano come enti pubblici e possono ottenere la personalità giuridica attraverso una deliberazione dei propri associati.
Operano come società di diritto comune e possono ottenere la personalità giuridica con l’iscrizione nel registro delle imprese.
Operano come associazioni non riconosciute e non possono ottenere la personalità giuridica tramite il riconoscimento ordinario dell’art. 12 c.c.
Operano come associazioni riconosciute, ma non possono disciplinare i rapporti interni con uno statuto.

Operano come associazioni non riconosciute e non possono ottenere la personalità giuridica tramite il riconoscimento ordinario dell’art. 12 c.c.

Spiegazione

Le associazioni sindacali operano come associazioni non riconosciute, regolate dagli artt. 36, 37 e 38 c.c.; la mancata attuazione dell’art. 39 impedisce il riconoscimento ordinario previsto dall’art. 12 c.c. La risposta che richiama il registro delle imprese attribuisce loro una procedura propria delle società.

15. Perché i sindacati attuali non possono ottenere la personalità giuridica attraverso il riconoscimento ordinario dell’art. 12 c.c.?

Perché non è stata attuata la seconda parte dell’art. 39 Cost., che impedisce il ricorso a quel riconoscimento.
Perché la personalità giuridica può essere attribuita ai sindacati soltanto con una legge regionale.
Perché i sindacati attuali hanno scelto di adottare la forma delle società cooperative.
Perché l’art. 12 c.c. esclude dal riconoscimento tutte le associazioni con finalità economiche.

Perché non è stata attuata la seconda parte dell’art. 39 Cost., che impedisce il ricorso a quel riconoscimento.

Spiegazione

La mancata attuazione della seconda parte dell’art. 39 Cost. impedisce ai sindacati attuali di conseguire la personalità giuridica e di ricorrere alla procedura ordinaria dell’art. 12 c.c. L’esclusione delle associazioni con finalità economiche non è la ragione indicata per questo impedimento.

16. Quale disciplina si applica alle associazioni sindacali attuali in quanto associazioni non riconosciute?

Le disposizioni sulle società di capitali del codice civile.
Le norme sulle fondazioni riconosciute del codice civile.
Gli artt. 36, 37 e 38 del codice civile.
Gli artt. 12, 13 e 14 del codice civile.

Gli artt. 36, 37 e 38 del codice civile.

Spiegazione

Le associazioni sindacali attuali sono associazioni non riconosciute disciplinate dagli artt. 36, 37 e 38 c.c. Gli artt. 12 e seguenti riguardano invece il riconoscimento ordinario, che non è accessibile ai sindacati attuali in questo quadro.

17. Un’associazione non riconosciuta assume un’obbligazione tramite un proprio rappresentante: quali beni possono essere aggrediti dal creditore e chi risponde personalmente?

Il fondo comune e, in solido, le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.
Il patrimonio personale di tutti gli associati, mentre il fondo comune resta escluso.
Il solo fondo comune, senza responsabilità personale di chi ha rappresentato l’associazione.
I beni del presidente, mentre gli altri rappresentanti rispondono soltanto entro il fondo comune.

Il fondo comune e, in solido, le persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.

Spiegazione

Per le obbligazioni assunte dai rappresentanti, i terzi possono agire sul fondo comune e chi ha agito in nome e per conto dell’associazione risponde personalmente e solidalmente. La responsabilità non grava soltanto sul fondo, come sostiene una delle interpretazioni errate.

18. Quale distinzione descrive correttamente la posizione giuridica e patrimoniale di un’associazione non riconosciuta rispetto a un ente dotato di personalità giuridica?

La prima ha soggettività distinta dai soci ma autonomia patrimoniale imperfetta; il secondo ha autonomia patrimoniale perfetta.
La prima ha soggettività coincidente con quella dei soci e autonomia patrimoniale imperfetta; il secondo ha soggettività coincidente con quella dei soci.
La prima non ha soggettività distinta dai soci ma autonomia patrimoniale perfetta; il secondo ha autonomia patrimoniale imperfetta.
La prima ha soggettività distinta dai soci e autonomia patrimoniale perfetta; il secondo non ha autonomia patrimoniale.

La prima ha soggettività distinta dai soci ma autonomia patrimoniale imperfetta; il secondo ha autonomia patrimoniale perfetta.

Spiegazione

Un’associazione non riconosciuta è un soggetto distinto dai soci, ma presenta autonomia patrimoniale imperfetta; la personalità giuridica comporta invece autonomia patrimoniale perfetta. La terza risposta confonde la soggettività giuridica con la personalità giuridica.

19. Chi disciplina l’ordinamento e l’amministrazione di un’associazione non riconosciuta ai sensi dell’art. 36, primo comma, c.c.?

Le decisioni dei rappresentanti, anche quando non siano previste dagli accordi associativi.
Gli accordi degli associati, soprattutto l’atto costitutivo e lo statuto.
Le norme sulle associazioni riconosciute, applicate in modo uniforme a ogni associazione.
Le disposizioni dettate dal giudice in assenza di una deliberazione assembleare.

Gli accordi degli associati, soprattutto l’atto costitutivo e lo statuto.

Spiegazione

L’art. 36, primo comma, c.c. affida la disciplina dell’ordinamento e dell’amministrazione agli accordi degli associati, principalmente all’atto costitutivo e allo statuto. L’applicazione uniforme delle norme sulle associazioni riconosciute non è la regola indicata per disciplinare l’associazione.

20. Secondo la tesi sviluppatasi dagli anni Settanta, in quale situazione alcune norme sulle associazioni riconosciute possono applicarsi analogicamente a un’associazione non riconosciuta?

Quando manca una diversa disciplina statutaria, mentre l’applicazione diretta può operare anche se tale disciplina esiste.
Quando lo statuto contiene una disciplina diversa, mentre l’applicazione diretta richiede che lo statuto taccia.
Quando il giudice approva preventivamente lo statuto, mentre l’applicazione diretta dipende dalla decisione degli associati.
Quando l’associazione possiede personalità giuridica, mentre l’applicazione diretta riguarda gli enti pubblici.

Quando manca una diversa disciplina statutaria, mentre l’applicazione diretta può operare anche se tale disciplina esiste.

Spiegazione

La tesi distingue l’applicazione analogica, possibile se manca una diversa disciplina statutaria, da quella diretta, che può operare anche in presenza di tale disciplina. La risposta che scambia i requisiti delle due forme di applicazione capovolge questa distinzione.

21. Quali elementi concorrono a individuare un sindacato maggiormente rappresentativo?

La sola adesione a una confederazione e la presenza in più settori economici
Il numero dei contratti aziendali firmati e la partecipazione alle assemblee dei lavoratori
Il numero delle sedi territoriali e la partecipazione alle elezioni politiche nazionali
Il numero degli iscritti e criteri qualitativi, come diffusione organizzativa e partecipazione alla contrattazione

Il numero degli iscritti e criteri qualitativi, come diffusione organizzativa e partecipazione alla contrattazione

Spiegazione

La valutazione combina la consistenza degli iscritti con indicatori qualitativi, tra cui diffusione organizzativa, autotutela e partecipazione effettiva alla contrattazione e alle controversie. La sola adesione a una confederazione non esaurisce questi criteri.

22. Nella versione originaria del 1970, quale condizione permetteva di costituire una RSA ai sensi dell’art. 19?

L’appartenenza a una confederazione maggiormente rappresentativa sul piano nazionale oppure la firma di contratti collettivi nazionali o provinciali applicati nell’unità produttiva
La partecipazione alle elezioni aziendali oppure la firma di qualsiasi accordo collettivo applicato nel comune
L’appartenenza a una confederazione presente in ogni categoria oppure la firma di un contratto individuale nell’unità produttiva
Il possesso di una maggioranza di iscritti in azienda oppure la partecipazione a una trattativa nazionale non conclusa

L’appartenenza a una confederazione maggiormente rappresentativa sul piano nazionale oppure la firma di contratti collettivi nazionali o provinciali applicati nell’unità produttiva

Spiegazione

La disciplina originaria contemplava l’adesione alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale e, in alternativa, la firma di contratti collettivi nazionali o provinciali applicati nell’unità produttiva. Un accordo di qualsiasi livello non corrispondeva a questa seconda condizione.

23. Quale cambiamento derivò dal referendum del 1995 sull’art. 19 dello Statuto dei lavoratori?

Fu eliminata la rappresentatività presunta e poterono costituire RSA anche i sindacati firmatari di contratti collettivi aziendali
Fu abolita la possibilità di costituire RSA e si introdussero rappresentanze nominate dal datore di lavoro
Fu introdotta la rappresentatività presunta e le RSA furono riservate ai firmatari di contratti nazionali
Fu mantenuto il criterio confederale e si esclusero dalle RSA i firmatari di contratti aziendali

Fu eliminata la rappresentatività presunta e poterono costituire RSA anche i sindacati firmatari di contratti collettivi aziendali

Spiegazione

Il referendum abrogò la lettera a) e una parte della lettera b), facendo venir meno la rappresentatività presunta e ammettendo le RSA per i firmatari di contratti anche aziendali. Non riservò invece la costituzione delle RSA ai soli firmatari di contratti nazionali.

24. Un sindacato appone la propria firma a un contratto collettivo normativo applicato in azienda, ma non ha partecipato alla sua stipulazione: soddisfa il criterio chiarito dalla Corte costituzionale nel 1996?

No, perché occorre aver partecipato effettivamente alla stipulazione del contratto
No, perché il criterio richiede la firma di un contratto collettivo nazionale
Sì, purché il sindacato abbia partecipato a una trattativa in un’altra unità produttiva
Sì, perché la firma apposta sul contratto è sufficiente a integrare il criterio

No, perché occorre aver partecipato effettivamente alla stipulazione del contratto

Spiegazione

La Corte costituzionale ha richiesto una partecipazione effettiva alla stipulazione di un contratto collettivo normativo applicato nell’unità produttiva. La mera apposizione della firma, senza aver preso parte alla stipulazione, non basta.

25. Quale combinazione di elementi caratterizza la costituzione di una RSA ai sensi dell’art. 19?

La nomina dei rappresentanti da parte del datore di lavoro e il collegamento con sindacati presenti a livello nazionale
L’iniziativa dei lavoratori e il collegamento con sindacati firmatari di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva
L’elezione da parte di tutti i lavoratori e la firma di un contratto collettivo non applicato nell’unità produttiva
L’iniziativa delle organizzazioni sindacali e una struttura definita in dettaglio dalla legge

L’iniziativa dei lavoratori e il collegamento con sindacati firmatari di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva

Spiegazione

Le RSA presuppongono l’iniziativa dei lavoratori e il collegamento con sindacati firmatari di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, mentre la legge non ne definisce la struttura. L’elezione generale di tutti i lavoratori caratterizza invece un diverso modello di rappresentanza.

26. In un’unità produttiva, come vengono ripartiti i seggi della RSU secondo gli accordi interconfederali del 1993?

Tutti i componenti sono eletti e i sindacati firmatari nominano rappresentanti aggiuntivi
Metà dei componenti è eletta e metà è designata dalle confederazioni maggiormente rappresentative
Due terzi sono eletti e un terzo è riservato ai sindacati firmatari del contratto nazionale applicato
Un terzo è eletto e due terzi sono riservati ai sindacati firmatari del contratto aziendale

Due terzi sono eletti e un terzo è riservato ai sindacati firmatari del contratto nazionale applicato

Spiegazione

Gli accordi del 1993 introdussero le RSU come organi elettivi, con due terzi dei componenti eletti e un terzo riservato ai sindacati firmatari del contratto nazionale applicato nell’unità produttiva. La quota riservata non corrisponde a due terzi dei seggi.

27. Un sistema assegna alla rappresentanza generale le funzioni partecipative e alla rappresentanza associativa quelle contrattuali: quale modello descrive?

Il modello elettivo, che affida entrambe le funzioni alla rappresentanza generale
Il modello associativo, che affida entrambe le funzioni ai sindacati firmatari
Il canale unico, che riunisce le due funzioni nella RSU
Il doppio canale, che distingue i ruoli delle due rappresentanze

Il doppio canale, che distingue i ruoli delle due rappresentanze

Spiegazione

Nel doppio canale le funzioni partecipative spettano alla rappresentanza generale e quelle contrattuali a quella associativa. Nel canale unico, invece, le due dimensioni convivono nella RSU.

28. In un sistema italiano a canale unico, quale ruolo svolge la RSU?

Rappresenta i lavoratori iscritti e lascia ai sindacati esterni le funzioni elettive generali
Rappresenta elettivamente gli iscritti e affida la rappresentanza generale a un organo distinto
Svolge la rappresentanza generale per nomina sindacale e quella associativa per elezione aziendale
Combina la rappresentanza elettiva della generalità dei lavoratori con quella associativa degli iscritti al sindacato

Combina la rappresentanza elettiva della generalità dei lavoratori con quella associativa degli iscritti al sindacato

Spiegazione

La RSU integra la rappresentanza elettiva generale dei lavoratori e la rappresentanza associativa degli iscritti al sindacato. L’idea che la rappresentanza generale sia affidata a un organo distinto corrisponde invece alla separazione propria del doppio canale.

29. In un’azienda, i lavoratori vogliono svolgere un’assemblea durante l’orario di lavoro: quale regola dell’art. 20 si applica?

Possono riunirsi entro dieci ore annue retribuite, elevabili dai contratti collettivi, mentre la convocazione spetta alle RSA
Possono riunirsi entro dieci ore mensili retribuite, con convocazione riservata alle RSA congiuntamente
Possono riunirsi entro dieci ore annue non retribuite, con convocazione affidata a ciascun lavoratore
Possono riunirsi per un monte ore fissato dal datore di lavoro, mentre la convocazione spetta ai sindacati nazionali

Possono riunirsi entro dieci ore annue retribuite, elevabili dai contratti collettivi, mentre la convocazione spetta alle RSA

Spiegazione

L’art. 20 riconosce a tutti i lavoratori la possibilità di riunirsi durante l’orario entro dieci ore annue retribuite, quota che i contratti collettivi possono elevare; la convocazione compete alle RSA. Le ore sono annue, non mensili.

30. Le RSA di un’azienda intendono indire un referendum sindacale fuori dall’orario di lavoro; se l’esito è negativo e non è stato previsto come condizione dell’accordo, quale valore ha?

Ha valore politico, ma non produce effetti giuridici
È privo di valore politico e giuridico perché si svolge fuori dall’orario di lavoro
Produce effetti giuridici e annulla l’accordo collettivo in ogni caso
Ha valore consultivo e sospende la contrattazione fino a un nuovo voto

Ha valore politico, ma non produce effetti giuridici

Spiegazione

L’art. 21 consente alle RSA di indire congiuntamente referendum su materie di interesse sindacale fuori dall’orario di lavoro; l’esito negativo ha valore politico, non giuridico, salvo che sia stato previsto come condizione sospensiva o risolutiva. Non determina quindi automaticamente l’annullamento dell’accordo.

31. Un’impresa commerciale ha due unità produttive nello stesso comune, ciascuna con otto dipendenti: supera la soglia prevista per l’applicazione del Titolo III?

No, perché la soglia di più di quindici dipendenti deve essere superata in ciascuna unità
Sì, perché le unità produttive dello stesso comune si considerano insieme e il totale supera quindici dipendenti
No, perché il Titolo III si applica alle imprese commerciali solo oltre cinque dipendenti
Sì, perché per le imprese commerciali è sufficiente superare cinque dipendenti complessivi

Sì, perché le unità produttive dello stesso comune si considerano insieme e il totale supera quindici dipendenti

Spiegazione

Per le unità produttive industriali e commerciali la soglia è superiore a quindici dipendenti, considerando anche le unità dello stesso comune: in questo caso il totale è sedici. La soglia di più di cinque dipendenti complessivi riguarda invece le imprese agricole.

32. Quale strumento prevede l’art. 28 dello Statuto dei lavoratori per contrastare una condotta datoriale che ostacola l’attività sindacale?

I singoli lavoratori possono chiedere al giudice un decreto immediatamente esecutivo che ordini la cessazione e la rimozione degli effetti.
Il sindacato nazionale può ottenere dal datore di lavoro un ordine amministrativo di cessazione senza rivolgersi al giudice.
Gli organismi locali dei sindacati nazionali possono chiedere al giudice un decreto motivato e immediatamente esecutivo che ordini la cessazione e la rimozione degli effetti.
Gli organismi locali dei sindacati nazionali possono chiedere un risarcimento, ma non un ordine giudiziale di cessazione della condotta.

Gli organismi locali dei sindacati nazionali possono chiedere al giudice un decreto motivato e immediatamente esecutivo che ordini la cessazione e la rimozione degli effetti.

Spiegazione

L’art. 28 attribuisce agli organismi locali interessati delle associazioni sindacali nazionali la facoltà di rivolgersi al giudice, che può ordinare la cessazione e la rimozione degli effetti. I singoli lavoratori possono invece ricorrere agli strumenti ordinari, non al procedimento speciale previsto da questa norma.

33. Per stabilire se una condotta datoriale è antisindacale, quale elemento è decisivo?

La sua idoneità oggettiva a ledere la libertà o l’attività sindacale o il diritto di sciopero.
La prova che il datore di lavoro abbia agito con l’intenzione specifica di ostacolare il sindacato.
La dimostrazione che la condotta abbia causato un danno economico concreto ai lavoratori iscritti.
La prova che la condotta sia stata rivolta contro un sindacato dotato di rappresentanza nazionale.

La sua idoneità oggettiva a ledere la libertà o l’attività sindacale o il diritto di sciopero.

Spiegazione

La qualificazione dipende dall’idoneità oggettiva del comportamento a ledere i beni protetti, senza che occorra provare un’intenzione antisindacale specifica. La presenza di tale intenzione, pur potendo essere un indizio, non è un requisito necessario.

34. Un licenziamento ingiustificato lede anche la libertà sindacale del lavoratore: quale conclusione è corretta?

Costituisce automaticamente condotta antisindacale per il solo fatto di essere privo di giustificazione.
Può costituire condotta antisindacale perché, oltre a essere illegittimo, colpisce un bene protetto dall’art. 28.
Resta estraneo alla tutela antisindacale perché il licenziamento riguarda il rapporto individuale di lavoro.
Può essere antisindacale soltanto se il datore dichiara esplicitamente di voler ostacolare il sindacato.

Può costituire condotta antisindacale perché, oltre a essere illegittimo, colpisce un bene protetto dall’art. 28.

Spiegazione

Un licenziamento ingiustificato diventa antisindacale se lede anche la libertà o l’attività sindacale, per esempio quando è discriminatorio per motivi sindacali. La sua sola illegittimità non basta a renderlo antisindacale.

35. Nel lavoro privato, quando il rifiuto datoriale di trattare con il sindacato può diventare antisindacale?

Quando il sindacato chiede un incontro, poiché il datore è tenuto in generale ad avviare una trattativa.
Quando il rifiuto riguarda una richiesta proveniente da un sindacato presente nell’azienda.
Quando il datore rifiuta di negoziare qualsiasi tema già regolato dal contratto collettivo nazionale.
Quando una legge o una clausola collettiva impone uno specifico obbligo di trattativa, come nell’esame congiunto previsto per alcune procedure.

Quando una legge o una clausola collettiva impone uno specifico obbligo di trattativa, come nell’esame congiunto previsto per alcune procedure.

Spiegazione

Nel lavoro privato non sussiste un obbligo generale di trattare, ma il rifiuto può essere antisindacale se viola un obbligo specifico previsto da una legge o da una clausola collettiva. La semplice richiesta sindacale non crea da sola un obbligo generale di negoziazione.

36. Quale efficacia caratterizza i contratti collettivi stipulati mentre i commi 2, 3 e 4 dell’art. 39 della Costituzione non sono attuati?

Operano come contratti di diritto comune e non acquisiscono per questa via efficacia vincolante erga omnes.
Hanno efficacia erga omnes se sono sottoscritti da una pluralità di sindacati nazionali.
Si applicano a tutti i lavoratori quando il contratto aziendale ne recepisce le disposizioni.
Vincolano tutti i lavoratori della categoria perché sono conclusi da organizzazioni sindacali rappresentative.

Operano come contratti di diritto comune e non acquisiscono per questa via efficacia vincolante erga omnes.

Spiegazione

In assenza dell’attuazione dei commi 2, 3 e 4 dell’art. 39, i contratti collettivi operano secondo le regole del diritto comune e non ottengono per questa via efficacia erga omnes. La rappresentatività sindacale, da sola, non equivale all’efficacia generale prevista dal procedimento costituzionale.

37. Qual è la funzione economico-sociale del contratto collettivo?

Risolvere controversie individuali tra un lavoratore e il datore attraverso una decisione arbitrale.
Definire le regole interne con cui ciascun sindacato organizza i propri iscritti.
Stabilire decisioni unilaterali dell’impresa sui rapporti di lavoro dei singoli dipendenti.
Comporre conflitti relativi a diritti e interessi di gruppi professionali contrapposti mediante un accordo tra soggetti collettivi.

Comporre conflitti relativi a diritti e interessi di gruppi professionali contrapposti mediante un accordo tra soggetti collettivi.

Spiegazione

Il contratto collettivo è un accordo tra soggetti collettivi volto a comporre conflitti che riguardano diritti e interessi di gruppi professionali contrapposti. La risoluzione di una controversia individuale non ne descrive la funzione caratteristica.

38. Quale distinzione separa le clausole normative da quelle obbligatorie di un contratto collettivo?

Le prime riguardano i poteri datoriali, mentre le seconde si applicano ai rapporti tra singoli lavoratori.
Le prime disciplinano i rapporti individuali di lavoro, mentre le seconde regolano i rapporti tra i soggetti collettivi stipulanti.
Le prime fissano procedure di stipulazione, mentre le seconde determinano le condizioni economiche dei lavoratori.
Le prime regolano i rapporti tra i soggetti collettivi, mentre le seconde disciplinano i rapporti individuali di lavoro.

Le prime disciplinano i rapporti individuali di lavoro, mentre le seconde regolano i rapporti tra i soggetti collettivi stipulanti.

Spiegazione

Le clausole normative incidono sui rapporti individuali di lavoro, mentre quelle obbligatorie disciplinano i rapporti tra i soggetti collettivi che hanno stipulato il contratto. La distinzione non si basa sul fatto che una categoria riguardi le procedure di stipulazione e l’altra le condizioni economiche.

39. Quale assetto della contrattazione fu avviato dal protocollo stipulato il 5 luglio 1962?

Una contrattazione articolata su livelli interconfederale e aziendale, senza livello provinciale.
Una contrattazione articolata su livelli nazionale e aziendale, collegata alla produttività d’impresa.
Una contrattazione articolata su livelli nazionale, provinciale e aziendale.
Una contrattazione articolata su livelli nazionale e provinciale, escludendo quello aziendale.

Una contrattazione articolata su livelli nazionale, provinciale e aziendale.

Spiegazione

Il protocollo del 5 luglio 1962 avviò la contrattazione articolata su tre livelli: nazionale, provinciale e aziendale. L’assetto a due livelli, nazionale e aziendale, fu previsto dal successivo protocollo del 1993.

40. Quale cambiamento introdusse il protocollo di concertazione del 23 luglio 1993 nel sistema contrattuale?

Due livelli, nazionale e aziendale, senza sovrapposizione di competenze, con il livello aziendale legato a produttività o redditività.
Tre livelli, nazionale, provinciale e aziendale, con competenze sovrapposte tra i diversi ambiti.
Due livelli, nazionale e aziendale, consentendo a quello aziendale di modificare liberamente le regole nazionali.
Due livelli, nazionale e provinciale, con il livello provinciale legato alla produttività del settore.

Due livelli, nazionale e aziendale, senza sovrapposizione di competenze, con il livello aziendale legato a produttività o redditività.

Spiegazione

Il protocollo del 1993 riordinò il sistema su due livelli, nazionale e aziendale, separandone le competenze e collegando la contrattazione aziendale alla produttività o redditività d’impresa. La possibilità di modificare le regole nazionali secondo limiti e procedure è invece associata all’accordo del 2011.

41. Quale facoltà riconobbe l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 ai contratti aziendali?

Aggiungere un livello provinciale e ripartire le competenze tra tre livelli contrattuali.
Sostituire il contratto nazionale su qualsiasi materia senza seguire procedure concordate.
Modificare le regole del contratto nazionale rispettando i limiti e le procedure stabiliti da quest’ultimo.
Intervenire sulle materie aziendali rinviate dal contratto nazionale, senza modificarne le regole.

Modificare le regole del contratto nazionale rispettando i limiti e le procedure stabiliti da quest’ultimo.

Spiegazione

L’accordo del 28 giugno 2011 mantenne i due livelli e consentì ai contratti aziendali di modificare le regole nazionali entro i limiti e secondo le procedure previste. Non attribuì una facoltà di modifica illimitata, come suggerisce l’idea di intervenire senza regole concordate.

42. Quale assetto della contrattazione è previsto dall’accordo interconfederale unitario del 28 giugno 2011?

Due livelli, nazionale e aziendale; quello aziendale può modificare la disciplina nazionale entro limiti e procedure stabiliti da quest’ultima.
Un livello nazionale; gli accordi aziendali possono integrare le regole senza incidere sulla disciplina nazionale.
Due livelli, nazionale e aziendale; quello nazionale può modificare la disciplina aziendale entro procedure stabilite da quest’ultima.
Tre livelli, interconfederale, nazionale e aziendale; quello aziendale può modificare la disciplina nazionale senza procedure specifiche.

Due livelli, nazionale e aziendale; quello aziendale può modificare la disciplina nazionale entro limiti e procedure stabiliti da quest’ultima.

Spiegazione

L’accordo individua la contrattazione nazionale e quella aziendale e ammette modifiche aziendali alla disciplina nazionale entro limiti e procedure da essa definiti. L’assetto a tre livelli appartiene alla descrizione generale del sistema italiano, non ai due livelli previsti da questo accordo.

43. Un rapporto di lavoro può essere disciplinato contemporaneamente da contratti collettivi di livelli diversi?

Sì: possono concorrere soltanto il livello nazionale di categoria e quello aziendale, mentre quello interconfederale resta esterno al sistema.
Sì: il sistema comprende livelli interconfederale, nazionale di categoria e aziendale, che possono concorrere a disciplinare lo stesso rapporto.
No: ciascun rapporto è regolato da un solo livello, scelto tra quello interconfederale, nazionale di categoria e aziendale.
No: i diversi livelli si applicano in successione, cosicché il contratto aziendale sostituisce quello nazionale nel rapporto individuale.

Sì: il sistema comprende livelli interconfederale, nazionale di categoria e aziendale, che possono concorrere a disciplinare lo stesso rapporto.

Spiegazione

Il sistema italiano si articola principalmente su tre livelli e lo stesso rapporto può essere disciplinato da più contratti collettivi contestualmente. L’idea che un solo livello possa regolare il rapporto confonde la pluralità dei livelli con un’alternativa esclusiva.

44. Nel regime di diritto comune, qual è la base generale del vincolo del contratto collettivo nei confronti dei singoli lavoratori?

L’appartenenza a una categoria professionale, che rende il contratto vincolante per tutti i lavoratori della categoria.
La decisione del datore di applicare il contratto, che vincola ogni lavoratore anche senza un collegamento associativo.
La mera conclusione del contratto collettivo, che lo rende efficace verso tutti i datori e i lavoratori interessati.
L’iscrizione alle associazioni stipulanti, che costituisce la base della rappresentanza sindacale e del vincolo contrattuale.

L’iscrizione alle associazioni stipulanti, che costituisce la base della rappresentanza sindacale e del vincolo contrattuale.

Spiegazione

Nel regime di diritto comune il contratto collettivo vincola in via generale gli iscritti alle associazioni stipulanti, e l’iscrizione fonda la rappresentanza sindacale. L’appartenenza alla categoria, da sola, non attribuisce al contratto efficacia generale.

45. Un contratto individuale richiama la fonte collettiva e intende includerne anche i rinnovi successivi: di quale tipo di rinvio si tratta?

Di un rinvio formale, perché richiama la fonte collettiva e comprende i suoi rinnovi successivi.
Di un rinvio recettizio, perché incorpora la fonte collettiva e comprende i suoi rinnovi successivi.
Di un rinvio recettizio, perché richiama la fonte collettiva e lascia aperta l’applicazione dei rinnovi.
Di un rinvio formale, perché incorpora il solo testo collettivo vigente al momento del richiamo.

Di un rinvio formale, perché richiama la fonte collettiva e comprende i suoi rinnovi successivi.

Spiegazione

Il rinvio formale riguarda la fonte collettiva e si estende ai rinnovi successivi. Il rinvio recettizio, invece, si limita al contratto vigente quando avviene il richiamo.

46. Un giudice valuta una retribuzione individuale facendo riferimento ai minimi collettivi; se se ne discosta, quale condotta è richiesta?

Deve applicare le retribuzioni collettive come misura vincolante e non può discostarsene nella valutazione della retribuzione.
Può usare le retribuzioni collettive come parametro di proporzionalità e sufficienza, motivando adeguatamente l’eventuale scostamento.
Può ignorare le retribuzioni collettive se ritiene sufficiente il trattamento individuale, senza spiegare la scelta.
Può usare le retribuzioni collettive come parametro soltanto quando il lavoratore è iscritto all’associazione stipulante.

Può usare le retribuzioni collettive come parametro di proporzionalità e sufficienza, motivando adeguatamente l’eventuale scostamento.

Spiegazione

L’art. 36 Cost. è considerato precettivo e le retribuzioni collettive fungono normalmente da parametro orientativo di proporzionalità e sufficienza; lo scostamento richiede una motivazione adeguata. Il parametro non è una misura automaticamente vincolante che impedisca ogni diversa valutazione.

47. Se una clausola retributiva individuale è insufficiente rispetto ai requisiti dell’art. 36 Cost., quale effetto può prodursi?

L’intero contratto collettivo può essere dichiarato nullo e sostituito, anche se il vizio riguarda la retribuzione individuale.
La clausola retributiva può essere dichiarata nulla e sostituita, senza estendere tale effetto all’intero contratto collettivo.
La clausola retributiva resta valida, mentre il giudice può soltanto invitare le parti a rinegoziare il trattamento.
Il contratto individuale può essere annullato per intero, perché l’insufficienza retributiva coinvolge ogni sua clausola.

La clausola retributiva può essere dichiarata nulla e sostituita, senza estendere tale effetto all’intero contratto collettivo.

Spiegazione

L’art. 36 Cost. può comportare la nullità e la sostituzione della clausola retributiva individuale insufficiente. L’effetto riguarda le clausole retributive e non si estende all’intero contratto collettivo.

48. Un’impresa richiede un beneficio finanziario pubblico o partecipa a un appalto di opere pubbliche: quale onere prevede l’art. 36 della legge n. 300/1970?

Applicare il contratto collettivo a tutti i lavoratori non iscritti, anche al di fuori della richiesta di benefici o appalti.
Impegnarsi ad applicare trattamenti non inferiori a quelli dei contratti collettivi per ottenere il beneficio o l’aggiudicazione.
Dimostrare che ogni lavoratore è iscritto all’associazione stipulante per poter accedere al beneficio o all’appalto.
Applicare integralmente ogni contratto collettivo nazionale e aziendale come condizione generale per esercitare l’attività.

Impegnarsi ad applicare trattamenti non inferiori a quelli dei contratti collettivi per ottenere il beneficio o l’aggiudicazione.

Spiegazione

La norma collega l’accesso a benefici pubblici e l’aggiudicazione di appalti all’impegno di garantire trattamenti non inferiori a quelli collettivi. Non introduce un obbligo generale di applicare il contratto collettivo a tutti i lavoratori non iscritti.

49. Quale effetto produssero la legge n. 741/1959 e i decreti delegati che ne recepirono i contenuti?

Sostituirono i contratti collettivi con minimi fissati dalle associazioni sindacali per i soli loro aderenti.
Realizzarono un’estensione sostanziale e indiretta dell’efficacia dei contratti collettivi oltre i lavoratori iscritti.
Resero l’applicazione dei contratti collettivi dipendente dalla scelta individuale di ciascun datore di lavoro.
Attribuirono ai contratti collettivi un’efficacia diretta limitata ai lavoratori iscritti alle associazioni stipulanti.

Realizzarono un’estensione sostanziale e indiretta dell’efficacia dei contratti collettivi oltre i lavoratori iscritti.

Spiegazione

La legge e i decreti che ne recepirono i contenuti estesero in modo sostanziale e indiretto l’efficacia dei contratti collettivi oltre gli iscritti. L’efficacia limitata agli iscritti descrive invece il regime ordinario di diritto comune.

50. Un contratto individuale riconosce al lavoratore un trattamento migliore rispetto al contratto collettivo. Qual è l’effetto?

La deroga individuale è invalida perché modifica una disciplina collettiva.
La deroga individuale è ammessa solo se autorizzata dal contratto nazionale.
La deroga individuale è efficace soltanto dopo l’approvazione sindacale.
La deroga individuale è ammessa perché migliora il trattamento del lavoratore.

La deroga individuale è ammessa perché migliora il trattamento del lavoratore.

Spiegazione

Il contratto individuale può discostarsi da quello collettivo in senso migliorativo per il lavoratore. Una deroga peggiorativa, invece, non sarebbe ammessa.

51. Per stabilire se il trattamento individuale sia più favorevole di quello collettivo, come si effettua il confronto?

Valutando separatamente ogni singola clausola dei due contratti.
Considerando soltanto la retribuzione complessiva prevista dai due contratti.
Confrontando la disciplina relativa a ciascun istituto, senza una valutazione globale.
Confrontando globalmente l’insieme dei trattamenti previsti dai due contratti.

Confrontando la disciplina relativa a ciascun istituto, senza una valutazione globale.

Spiegazione

Il confronto va compiuto per istituto, così da valutare unitariamente la disciplina di ciascun ambito. Il confronto globale o clausola per clausola non corrisponde al criterio previsto.

52. Un nuovo contratto collettivo riduce un beneficio, ma il lavoratore ne aveva già maturato il diritto secondo il contratto precedente. Che cosa può fare il nuovo contratto?

Può ridurre il beneficio anche per i diritti già maturati, se lo prevede espressamente.
Può peggiorare il trattamento futuro, ma non sottrarre diritti già maturati.
Può incidere sui diritti maturati solo con il consenso del singolo lavoratore.
Non può peggiorare né il trattamento futuro né i diritti già maturati.

Può peggiorare il trattamento futuro, ma non sottrarre diritti già maturati.

Spiegazione

Un contratto collettivo successivo può introdurre condizioni peggiorative per il futuro, ma non disporre dei diritti già maturati ed entrati nel patrimonio del lavoratore. La possibilità di peggiorare il trattamento futuro non comporta quindi la perdita dei crediti già acquisiti.

53. Un contratto collettivo offre un trattamento meno favorevole di una norma imperativa di legge. Quale principio si applica?

Il contratto può derogare in peius se la deroga è compensata da un vantaggio in un altro istituto.
Il contratto non può derogare in peius; può derogare in melius salvo inderogabilità assoluta prevista dalla legge.
Il contratto prevale quando è stato sottoscritto da entrambe le parti sociali.
Il contratto può derogare in peius, ma non può derogare in melius.

Il contratto non può derogare in peius; può derogare in melius salvo inderogabilità assoluta prevista dalla legge.

Spiegazione

Il contratto collettivo è subordinato alla legge e non può peggiorare le tutele fissate da norme imperative; può invece migliorarle, salvo inderogabilità assoluta. La compensazione con un vantaggio in un altro istituto non rende ammissibile una deroga peggiorativa alla norma imperativa.

54. Quale regola generale descrive il rapporto tra contratto collettivo e norme imperative di legge?

La deroga in peius è vietata, mentre quella in melius è ammessa: l’inderogabilità è relativa e unilaterale.
La deroga in melius è vietata, mentre quella in peius è ammessa: l’inderogabilità è relativa e unilaterale.
Le deroghe in peius e in melius sono entrambe ammesse: l’inderogabilità dipende dall’accordo collettivo.
Le deroghe in peius e in melius sono entrambe vietate: l’inderogabilità è assoluta e bilaterale.

La deroga in peius è vietata, mentre quella in melius è ammessa: l’inderogabilità è relativa e unilaterale.

Spiegazione

In via generale, il contratto collettivo non può peggiorare le norme imperative, ma può introdurre disposizioni più favorevoli: l’inderogabilità opera quindi in modo relativo e unilaterale. La tesi che ammette la deroga in peius inverte la regola generale.

55. In determinate materie, quale potere attribuisce l’articolo 8 della legge n. 148/2011 ad accordi aziendali e territoriali?

Consente loro di derogare in peius a norme imperative, ma non ai contratti nazionali, nelle materie previste.
Consente loro di derogare in melius a norme imperative e contratti nazionali nelle materie previste, riconoscendo efficacia erga omnes.
Consente loro di derogare in peius a norme imperative e contratti nazionali nelle materie previste, riconoscendo efficacia erga omnes.
Consente loro di derogare in peius a norme imperative e contratti nazionali, con efficacia limitata ai firmatari.

Consente loro di derogare in peius a norme imperative e contratti nazionali nelle materie previste, riconoscendo efficacia erga omnes.

Spiegazione

L’articolo 8 autorizza, nelle materie determinate, deroghe peggiorative sia alle norme imperative sia ai contratti nazionali e riconosce agli accordi efficacia erga omnes. L’efficacia limitata ai soli firmatari non rispecchia la previsione indicata.

56. Chi partecipa a un accordo di concertazione e quale funzione ha generalmente?

Parti sociali e Parlamento, per concludere in genere contratti collettivi nazionali.
Governo e giudici, per stabilire in genere interpretazioni vincolanti delle norme del lavoro.
Governo e parti sociali, per definire in genere politiche dei redditi e impegni politici.
Governo e singoli lavoratori, per determinare in genere condizioni individuali di impiego.

Governo e parti sociali, per definire in genere politiche dei redditi e impegni politici.

Spiegazione

La concertazione è un accordo trilaterale fra Governo e parti sociali, generalmente rivolto a politiche dei redditi e impegni politici. Un accordo tra parti sociali e Parlamento non ne descrive i partecipanti.

57. Quale conseguenza hanno gli impegni politici assunti dal Governo in un accordo di concertazione rispetto al Parlamento?

Non limitano la sovranità legislativa del Parlamento e non rendono l’accordo un contratto collettivo ai sensi dell’articolo 39.
Limitano la sovranità legislativa del Parlamento nelle materie concordate.
Impediscono al Parlamento di legiferare finché le parti sociali non raggiungono un’intesa.
Trasformano l’accordo in un contratto collettivo ai sensi dell’articolo 39 della Costituzione.

Non limitano la sovranità legislativa del Parlamento e non rendono l’accordo un contratto collettivo ai sensi dell’articolo 39.

Spiegazione

Gli accordi di concertazione comportano impegni politici del Governo, ma non sono contratti collettivi ai sensi dell’articolo 39 e non limitano la sovranità legislativa parlamentare. L’assunzione di impegni politici non crea un vincolo che impedisca al Parlamento di legiferare.

58. Quando emerge un conflitto tra livelli diversi di contrattazione collettiva?

Quando discipline identiche regolano materie diverse, soprattutto nel rapporto tra contratto territoriale e individuale.
Quando una norma di legge e un contratto individuale regolano la stessa materia senza contratti collettivi.
Quando due contratti aziendali regolano materie diverse per lavoratori appartenenti a imprese differenti.
Quando discipline incompatibili regolano la stessa materia, spesso nel rapporto tra contratto nazionale e aziendale.

Quando discipline incompatibili regolano la stessa materia, spesso nel rapporto tra contratto nazionale e aziendale.

Spiegazione

Il conflitto tra livelli si verifica se discipline incompatibili riguardano la stessa materia, e nella prassi coinvolge soprattutto il livello nazionale e quello aziendale. Discipline identiche applicate a materie diverse non presentano questa incompatibilità.

59. Secondo il criterio di specialità, quale disciplina può prevalere se il contratto aziendale è più vicino al rapporto da regolare ma peggiorativo per il lavoratore?

La disciplina aziendale può prevalere perché è più specifica rispetto al rapporto concreto.
La disciplina nazionale prevale perché il principio di favor impone sempre la soluzione più favorevole.
La disciplina aziendale prevale soltanto se offre un trattamento più favorevole di quello nazionale.
La disciplina nazionale prevale perché il criterio di specialità riguarda soltanto le leggi.

La disciplina aziendale può prevalere perché è più specifica rispetto al rapporto concreto.

Spiegazione

Il criterio di specialità dà rilievo alla disciplina più vicina al rapporto da regolare e può quindi condurre alla prevalenza del contratto aziendale anche se peggiorativo. Il principio di favor non impone in questa ricostruzione che prevalga sempre la disciplina più favorevole.

60. Nel lavoro privato, quale effetto ha di regola la violazione delle ripartizioni di competenza stabilite pattiziamente tra contrattazione nazionale e aziendale?

Sospende l’accordo aziendale fino alla ratifica del contratto nazionale.
Trasforma l’accordo aziendale in una clausola del contratto nazionale.
Non rende nullo l’accordo difforme, a differenza di quanto può accadere nel pubblico impiego per un riparto imposto da norme imperative.
Rende nullo l’accordo aziendale difforme, come accade nel pubblico impiego.

Non rende nullo l’accordo difforme, a differenza di quanto può accadere nel pubblico impiego per un riparto imposto da norme imperative.

Spiegazione

Nel settore privato la violazione di regole di riparto pattizie non rende nullo l’accordo difforme. Nel pubblico impiego, invece, la violazione di un riparto stabilito da norma imperativa può comportare nullità.

61. Che cosa comporta di regola una clausola di tregua sindacale durante la vigenza del contratto collettivo?

Impegna l’associazione firmataria a non proclamare o sostenere scioperi diretti a modificare il contratto, senza vincolare di regola i singoli lavoratori.
Impegna il datore di lavoro a non modificare il contratto, attribuendo ai singoli lavoratori il potere di revocarlo.
Impegna ogni lavoratore a non aderire a scioperi, senza vincolare l’associazione sindacale firmataria.
Impegna l’associazione firmataria a non rinegoziare il contratto, ma consente di sostenere scioperi per modificarlo.

Impegna l’associazione firmataria a non proclamare o sostenere scioperi diretti a modificare il contratto, senza vincolare di regola i singoli lavoratori.

Spiegazione

La clausola impegna l’organizzazione sindacale a non proclamare o sostenere scioperi diretti a modificare il contratto durante la sua vigenza e ha di regola efficacia obbligatoria per i firmatari. Non vincola invece automaticamente i singoli lavoratori.

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