Quiz: Discontinuità linguistiche in Calabria (13 domande)

Domande e risposte dettagliate

1. Che cosa rappresenta un’isoglossa nella descrizione della variazione dialettale?

La diffusione di un tratto arcaico da un’area periferica verso varietà dialettali vicine.
La presenza di più varietà compresenti in modo variabile lungo un corridoio di transizione.
La separazione stabile tra due varietà, definita dalla coincidenza di diversi tratti linguistici.
La distribuzione di un fenomeno linguistico, senza implicare necessariamente un confine netto tra varietà.

La distribuzione di un fenomeno linguistico, senza implicare necessariamente un confine netto tra varietà.

Spiegazione

Un’isoglossa rappresenta la distribuzione di un fenomeno linguistico, ma non comporta necessariamente una divisione discreta tra varietà. Il corridoio di transizione, invece, indica un’area in cui possono coesistere variabilità e fratture.

2. In una classificazione dialettale, quale caratteristica distingue un’area residua da un’area focale?

L’area residua combina varietà intermedie, mentre quella focale segna una frattura discreta.
L’area residua conserva tratti arcaici, mentre quella focale irradia fenomeni linguistici.
L’area residua irradia fenomeni innovativi, mentre quella focale conserva tratti arcaici.
L’area residua delimita un fenomeno con un’isoglossa, mentre quella focale ne rappresenta la distribuzione.

L’area residua conserva tratti arcaici, mentre quella focale irradia fenomeni linguistici.

Spiegazione

Le aree residue mantengono tratti arcaici, mentre dalle aree focali si irradiano fenomeni linguistici. L’idea che l’area focale conservi i tratti arcaici inverte le funzioni delle due aree.

3. Quale immagine descrive il rapporto tra varietà dialettali nel continuum proposto da Schmidt?

Una successione di varietà divise da confini linguistici stabili e non sovrapposti.
Una rete in cui varietà distanti si compenetrano, mentre quelle vicine restano separate.
Un piano inclinato in cui varietà successive confinano senza fratture e si compenetrano.
Un albero genealogico in cui le varietà si separano nettamente da un’origine comune.

Un piano inclinato in cui varietà successive confinano senza fratture e si compenetrano.

Spiegazione

Schmidt descrive un continuum graduale, simile a un piano inclinato, nel quale varietà contigue si compenetrano senza fratture. L’immagine dell’albero genealogico mette invece al centro separazioni discrete.

4. In un’area dialettale inizialmente graduale, come possono intervenire fattori sociali, politici o geografici?

Possono cancellare o spostare varietà intermedie e creare fratture discrete.
Possono sostituire i tratti linguistici con criteri storici di classificazione dialettale.
Possono conservare le varietà intermedie nella loro posizione e rendere più graduali i confini.
Possono trasformare le varietà intermedie in aree focali che irradiano nuovi fenomeni.

Possono cancellare o spostare varietà intermedie e creare fratture discrete.

Spiegazione

Nel modello del continuum, fattori extralinguistici possono eliminare o spostare varietà intermedie, producendo fratture discrete. Conservare le varietà nella stessa posizione non descrive il processo indicato.

5. Perché, nel descrivere una zona dialettale complessa, è utile privilegiare il corridoio di transizione rispetto a una linea isoglossa?

Perché il corridoio elimina la variazione tra varietà e rende uniforme l’area considerata.
Perché il corridoio raccoglie tratti arcaici, mentre l’isoglossa indica la loro diffusione.
Perché il corridoio identifica una singola linea che separa in modo stabile due varietà.
Perché il corridoio può includere sia fratture discrete sia fenomeni che coesistono variabilmente.

Perché il corridoio può includere sia fratture discrete sia fenomeni che coesistono variabilmente.

Spiegazione

Il corridoio di transizione permette di rappresentare sia eventuali fratture sia fenomeni compresenti con variabilità. Una linea isoglossa, al contrario, tende a presentare la distribuzione come una separazione lineare.

6. Su quale criterio Rohlfs fonda la bipartizione dei dialetti calabresi?

Sulla suddivisione in quattro gruppi definita da aree isoglossiche di transizione.
Sulla presenza o assenza del passato remoto come unico criterio di divisione.
Sulle differenze storiche tra Calabria latina e Calabria greca.
Sulla distribuzione in tre aree degli sviluppi del vocalismo del latino volgare.

Sulle differenze storiche tra Calabria latina e Calabria greca.

Spiegazione

Rohlfs bipartisce i dialetti calabresi richiamandosi alle differenze storiche tra Calabria latina e Calabria greca. La suddivisione basata su tre aree vocaliche è invece associata alla proposta di Falcone.

7. Quale classificazione dei dialetti calabresi propone Falcone?

Una classificazione in cinque gruppi costruita sulle principali aree isoglossiche di transizione della regione.
Una bipartizione basata sulle differenze storiche tra Calabria latina e Calabria greca, articolata in aree meridionale e settentrionale.
Una tripartizione basata su isofone e sviluppi del vocalismo del latino volgare, corrispondente approssimativamente alle aree meridionale, centrale e settentrionale.
Una quadripartizione basata sulla presenza o assenza del passato remoto e delle costruzioni infinitivali.

Una tripartizione basata su isofone e sviluppi del vocalismo del latino volgare, corrispondente approssimativamente alle aree meridionale, centrale e settentrionale.

Spiegazione

Falcone propone tre aree approssimativamente meridionale, centrale e settentrionale, definite attraverso isofone e sviluppi del vocalismo del latino volgare. La bipartizione tra Calabria latina e greca è invece la classificazione attribuita a Rohlfs.

8. Quale area geografica delimita la linea lungo cui viene studiata la transizione calabrese?

Conflenti, Pelleca, Scalzapori e Mandatoriccio
Scigliano, Crosia, Martirano e il Marchesato di Crotone
Gizzeria, Scigliano, Savelli e il Marchesato di Crotone
Lamezia, Rogliano, Carpanzano e la Valle del Crati

Gizzeria, Scigliano, Savelli e il Marchesato di Crotone

Spiegazione

La linea virtuale considerata collega Gizzeria, Scigliano, Savelli e il Marchesato di Crotone. Lamezia e la Valle del Crati compaiono invece nella descrizione degli effetti del terremoto del 1638.

9. Quale insieme comprende fenomeni inclusi nello studio della transizione calabrese?

Esiti di STR e RS, strategie infinitivali e alternanza tra passato prossimo e remoto
Frattura vocalica, forme del relativo e desinenze verbali
Esiti di L, LL, LI e D, oltre all’assimilazione progressiva in -MB- e -ND-
Metafonia di E e O, vocalismo atono finale e plurali neutri

Esiti di L, LL, LI e D, oltre all’assimilazione progressiva in -MB- e -ND-

Spiegazione

Tra i fenomeni esaminati figurano gli esiti di L, LL, LI e D e l’assimilazione progressiva nei nessi -MB- e -ND-. Le altre risposte elencano fenomeni presenti nell’indagine, ma non corrispondono a questo specifico insieme.

10. Dove si trovò l’epicentro del sisma dell’11º grado MRG del 27 marzo 1638?

Tra Lamezia e la Valle del Crati
Tra Rogliano e Carpanzano
Tra Pelleca e Scalzapori
Tra Conflenti e Scigliano

Tra Conflenti e Scigliano

Spiegazione

L’epicentro del sisma del 27 marzo 1638 era tra Conflenti e Scigliano. Lamezia e la Valle del Crati indicano invece l’area in cui crollarono quasi tutti gli edifici in muratura.

11. Quale cambiamento demografico seguì l’insediamento dei profughi a Scalzapori?

Il centro passò da 30 a 335 abitanti e fu rinominato Savelli
Il centro passò da 335 a 30 abitanti e fu rinominato Pelleca
Il centro passò da 12.000 a 6.500 abitanti e fu rinominato Carpanzano
Il centro passò da 5.125 a 753 abitanti e fu rinominato Mandatoriccio

Il centro passò da 30 a 335 abitanti e fu rinominato Savelli

Spiegazione

Scalzapori crebbe da 30 a 335 abitanti e venne rinominata Savelli dopo l’arrivo dei gruppi provenienti da Scigliano e Carpanzano. Casalenovo di Crosia, oggi Mandatoriccio, fu invece fondato da altri profughi.

12. Come propongono gli autori di interpretare le irregolarità linguistiche e le discontinuità?

Ricondurle a variazioni individuali e trascurando i fenomeni condivisi nei corridoi di transizione
Spiegandole attraverso sole cause fonologiche e separando gli eventi storici dall’analisi
Collegandole a motivazioni extralinguistiche sistematiche e considerando gli eventi non linguistici significativi
Trattandole come anomalie casuali e delimitando l’analisi ai confini linguistici normalizzati

Collegandole a motivazioni extralinguistiche sistematiche e considerando gli eventi non linguistici significativi

Spiegazione

Gli autori propongono di collegare le irregolarità a motivazioni extralinguistiche sistematiche e di includere nell’analisi eventi non linguistici significativi. Considerarle anomalie casuali contrasta con questa proposta e con l’attenzione alle discontinuità.

13. Quale limite caratterizza una visione statica delle isoglosse rispetto alle discontinuità?

Tende a considerare casuali e a ignorare quelle che non coincidono con confini linguistici normalizzati
Tende a includere la variabilità e a ricostruire i corridoi di transizione a partire da essa
Tende a trattare le isoglosse come corridoi variabili anziché come confini linguistici
Tende a spiegare le discontinuità collegandole a eventi extralinguistici sistematici

Tende a considerare casuali e a ignorare quelle che non coincidono con confini linguistici normalizzati

Spiegazione

La visione statica tende a ignorare le discontinuità che non rientrano nei confini linguistici normalizzati, trattandole come casuali. L’inclusione della variabilità nei corridoi di transizione caratterizza invece l’approccio degli autori.

Ripassa con le flashcard

Memorizza le risposte con 39 flashcard su Discontinuità linguistiche in Calabria.

Che cosa rappresenta un’isoglossa nella variazione dialettale?

La distribuzione di un fenomeno linguistico, senza necessariamente segnare un confine netto tra varietà.

Che cosa caratterizza un’area focale individuata dalle isoglosse?

L’irradiazione di fenomeni linguistici.

Che cosa caratterizza un’area residua individuata dalle isoglosse?

La persistenza di tratti arcaici.

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