★ Da sapere
📌 Le isoglosse servono a individuare aree focali, in cui si irradiano fenomeni linguistici, aree residue, in cui persistono tratti arcaici, e aree transizionali, in cui le due condizioni si mescolano.
Approfondimenti
La linea discreta dell’isoglossa si oppone al corridoio variabile
★ Da sapere
Schmidt (1872) descrive le relazioni tra complessi dialettali come un continuum o «piano inclinato», in cui ogni varietà confina con quelle successive senza fratture e le varietà si compenetrano.
Nel modello del continuum, fattori extralinguistici sociali, politici o geografici possono cancellare o spostare varietà intermedie e produrre fratture discrete.
📌 Gli autori privilegiano il corridoio di transizione, che può contenere sia fratture discrete sia fenomeni coesistenti in modo variabile, rispetto all’isoglossa o eteroglossa intesa come linea.
Approfondimenti
Un piano inclinato di varietà senza fratture, interrotto da fattori extralinguistici
★ Da sapere
Approfondimenti
La classificazione di Rohlfs associa alla bipartizione calabrese fenomeni come la presenza o assenza del passato remoto e delle costruzioni infinitivali, i cui limiti possono sovrapporsi creando un’ampia area di transizione variabile.
Falcone (1976) propone una tripartizione basata su isofone e sviluppi del vocalismo del latino volgare, corrispondente approssimativamente alle aree meridionale, centrale e settentrionale.
Trumper-Maddalon (1988) propone una classificazione in cinque gruppi che gli autori del lavoro rivedono in quattro gruppi, definiti da tre principali aree isoglossiche di transizione.
Rohlfs bipartisce, Falcone tripartisce, Trumper-Maddalon propone quattro gruppi
★ Da sapere
Approfondimenti
Tra i fenomeni esaminati figurano gli esiti di L, LL, LI e D, gli esiti di A contigua a nasale, di F e S davanti a consonante, dei nessi -RU- e -RB- e l’assimilazione progressiva in -MB- e -ND-.
L’indagine considera inoltre metafonia di E e O, frattura vocalica in specifici contesti consonantici, esiti di STR e RS, strategie infinitivali, forme e desinenze verbali, vocalismo atono finale, plurali neutri, alternanza tra passato prossimo e passato remoto e forme del relativo.
★ Da sapere
Il 27 marzo 1638 un sisma di undicesimo grado MRG provocò il crollo pressoché totale degli edifici in muratura tra Lamezia e la Valle del Crati, con epicentro tra Conflenti e Scigliano.
Dopo il sisma, gruppi provenienti da Scigliano e Carpanzano si insediarono a Pelleca e poi a Scalzapori, che passò da 30 a 335 abitanti e fu rinominata Savelli; altri profughi fondarono Casalenovo di Crosia, oggi Mandatoriccio.
Approfondimenti
Nel terremoto del 1638 morirono 1.200 persone su circa 5.500 a Rogliano e Lamezia e 753 su circa 5.125 a Scigliano, dove le vittime rappresentavano il 15% della popolazione. - Capecelatro
La diocesi di Martirano perse circa metà della popolazione, passando da circa 12.000 a 6.500 persone in seguito alle conseguenze dei ricorrenti terremoti. - Celleio, Relations ad limina
Il 9 giugno 1638 un ulteriore sisma colpì anche i nuovi insediamenti di Savelli e Casale-Chiodo.
Le migrazioni successive ai terremoti furono composte quasi unicamente da uomini, perché molte donne morirono nelle zone abitate e nelle chiese, mentre molti uomini si trovavano nelle campagne per il lavoro agricolo.
Il sisma distrugge gli insediamenti → le migrazioni rimescolano le popolazioni
★ Da sapere
Approfondimenti
📌 Una visione statica delle isoglosse tende a trattare come casuali e a ignorare le discontinuità che non rientrano in confini linguistici normalizzati.
Eventi non linguistici significativi → discontinuità linguistiche spiegabili
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1. Che cosa rappresenta un’isoglossa nella descrizione della variazione dialettale?
2. In una classificazione dialettale, quale caratteristica distingue un’area residua da un’area focale?
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Che cosa rappresenta un’isoglossa nella variazione dialettale?
La distribuzione di un fenomeno linguistico, senza necessariamente segnare un confine netto tra varietà.
Che cosa caratterizza un’area focale individuata dalle isoglosse?
L’irradiazione di fenomeni linguistici.
Che cosa caratterizza un’area residua individuata dalle isoglosse?
La persistenza di tratti arcaici.
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