Riassunto: Verbo latino e lingue romanze

Schema del Corso

  1. Ordine della frase romanza
  2. Genere, caso e numero
  3. Articolo e sistema pronominale
  4. Comparazione e formazione avverbiale
  5. Subordinate e categorie verbali
  6. Futuro e condizionale romanzi
  7. Coniugazioni e morfologia verbale
  8. Riorganizzazione del perfetto
  9. Accento latino e romanzo
  10. Struttura e sillabazione della sillaba
  11. Trattamento delle consonanti latine
  12. Assimilazione e consonanti finali
  13. Rafforzamento e lenizione consonantica
  14. Sistemi vocalici romanzi
  15. Dittonghi latini e vocali atone
  16. Ristrutturazione del lessico latino
  17. Innovazioni lessicali e semantiche
  18. Lessico cristiano e nomi dei giorni

1. Ordine della frase romanza

★ Da sapere

  • La transizione dal latino alle lingue romanze è un’evoluzione lunga e interna, non improvvisa né nettamente delimitata, con un’accelerazione importante durante la crisi politico-istituzionale, economica e sociale del V secolo.

  • Tra il IV e il VI secolo si concentrano innovazioni morfosintattiche: passaggio da SOV a SVO, perdita della flessione nominale, sviluppo dell’articolo, comparazione analitica, avverbi in -mente, riorganizzazione del sistema verbale e passaggio dall’Accusativo più infinito a costruzioni con quod.

📌 In latino l’ordine dei costituenti è relativamente libero e preferenzialmente (S)OV, perché le desinenze indicano i rapporti sintattici; la collocazione svolge soprattutto una funzione espressiva e la frase può avere andamento discontinuo.

  • Dalla fine del IV secolo si generalizza in latino una preferenza per l’ordine (S)VO, soprattutto quando l’oggetto è informativamente pesante, per esempio se è seguito da una proposizione relativa.

  • Le lingue romanze hanno ordine SVO; l’obbligo di un soggetto esplicito è particolarmente rigoroso in francese, dove può essere pronominale, raddoppiato o espletivo con verbi impersonali e meteorologici.

Approfondimenti

📌 La crisi linguistica del latino non consiste in una semplice semplificazione, ma nello sviluppo verso un nuovo tipo di lingua e una nuova organizzazione sistematica.

  • Nell’organizzazione della frase, l’ordine libero diventa obbligato, la discontinuità sintattico-semantica lascia spazio a una progressione lineare e la costruzione diventa discendente, con ramificazione a destra.

  • In francese, «tu dis» presenta un soggetto pronominale esplicito, «toi tu dis» il soggetto raddoppiato, «il faut» il soggetto espletivo con un verbo impersonale e «il pleut» il soggetto espletivo con un verbo meteorologico.

  • Il soggetto esplicito è frequente anche in occitano, francoprovenzale, nei dialetti settentrionali italiani e in toscano, dove può essere raddoppiato; italiano e spagnolo ammettono inoltre ordini marcati, come «Luisa ho chiamato» e «viene Giovanni?».

  • La perdita della flessione nominale e lo sviluppo dell’articolo favoriscono l’ordine SVO, che compensa la perdita delle desinenze come segnali di dipendenza e valorizza la successione tema-rema.

📌 Nel sistema latino l’opposizione tra Accusativo e Nominativo è espressa dalle desinenze, mentre nel sistema romanzo la distinzione tra soggetto e oggetto è espressa soprattutto dall’ordine degli elementi.

Trucco mnemonico

Il latino marca i rapporti con le desinenze; il romanzo li rende leggibili soprattutto attraverso l’ordine.

2. Genere, caso e numero

Concetti chiave e definizioni

  • Genere neutro: Il genere neutro latino marca soprattutto nomi di cose, ha la stessa forma al nominativo e all’accusativo, termina spesso in -UM al singolare e sempre in -A al plurale, e tende a scomparire prima degli altri generi.

★ Da sapere

  • Gli elementi nominali latini esprimono tre categorie: genere, numero e caso; nella transizione romanza il genere subisce alcune modifiche, il numero resta e il caso morfologico scompare.

  • Nelle lingue romanze le parole latine neutre sono generalmente riclassificate come maschili o femminili; alcuni plurali neutri in -A diventano femminili singolari, spesso collettivi, come LIGNA > italiano legna, mentre PIRA > italiano pera perde il valore plurale.

  • La scomparsa della declinazione dipende da:

    • sovrapposizione di desinenze tra casi diversi
    • usura fonetica delle desinenze
    • fissazione dell’ordine degli elementi
    • concorrenza di costruzioni preposizionali

📌 Il plurale romanzo è sigmatico, con -s in iberoromanzo, galloromanzo, retoromanzo e sardo, oppure vocalico, con alternanza vocalica in italiano e romeno.

Approfondimenti

  • Il latino distingue gli elementi nominali — nome, aggettivo, participio e pronome — dagli elementi verbali, distinzione mantenuta dalle lingue romanze.

  • In italiano restano tracce del neutro in coppie come braccio/braccia, osso/ossa e dito/dita e nei plurali antichi in -ora, come corpora e focora; il romeno conserva invece un neutro vitale, di norma maschile al singolare e femminile al plurale.

📌 Tra i metaplasmi di genere romanzi, i nomi degli alberi passano spesso dal femminile latino al maschile, come ARBORE > italiano albero; gli astratti in -OR passano invece dal maschile al femminile in occitano e francese, e talvolta in romeno, come DOLORE > occitano dolor e francese douleur, mentre italiano dolore e spagnolo dolor restano maschili.

  • Il latino possiede cinque declinazioni e sei casi grammaticali, ciascuno con forme singolari e plurali; la prima declinazione è prevalentemente femminile, la quinta è interamente femminile, le altre comprendono i tre generi e la seconda è prevalentemente maschile.

  • Le poco produttive quarta e quinta declinazione confluiscono già in latino arcaico nella prima declinazione per i nomi femminili e nella seconda per i maschili e neutri; il sistema tende così a classi con una sola uscita per il singolare e una per il plurale.

📌 Durante il deperimento dei casi, l’Accusativo tende a comparire in ogni funzione sintattica, anche come soggetto, mentre il Nominativo si conserva soprattutto in nomi di animati e ruoli agentivi; le forme oblique dei pronomi personali di terza persona rinviano invece al Genitivo o al Dativo.

  • Forme romanze come spagnolo noche, francese nuit e italiano notte continuano l’accusativo latino NOCTE(M), non il nominativo NOX; forme come italiano uomo, sarto e suora e francese patre continuano invece relitti del nominativo.

  • Il plurale sigmatico continua l’Accusativo latino, mentre quello vocalico deriva dalle forme accusativali in -AS al femminile e -ES al maschile.

3. Articolo e sistema pronominale

★ Da sapere

  • I dimostrativi latini indicano tre gradi di distanza:

    • HIC: vicino a chi parla
    • ISTE: vicino a chi ascolta
    • ILLE: lontano da chi parla e da chi ascolta
  • Nel passaggio al romanzo sopravvivono soprattutto tre dimostrativi, spesso rafforzati: ECCE + ISTU dà italiano questo e, con ISTE, spagnolo e portoghese este; ECCE + IPSU dà catalano aqueix e, con IPSE, spagnolo ese e portoghese esse; ECCU + TIBI + ISTU dà italiano codesto; ECCE + ILLU dà italiano quello.

  • Dal II secolo aumenta l’uso di ILLE, che attrae progressivamente IPSE; dalla seconda metà del IV secolo ille e ipse assumono funzione anaforica; dal VI secolo unus sviluppa un valore generico indefinito, preludio dell’articolo indeterminativo.

📌 Le lingue romanze continuano prevalentemente ILLE per l’articolo determinativo, mentre sardo e catalano continuano IPSE; l’articolo è proclitico in tutte, tranne che in romeno, dove è enclitico, come in lupul ‘il lupo’.

Approfondimenti

  • Gli anaforici latini sono:

    • IS: «esso»
    • IDEM: «medesimo»
    • IPSE: «stesso, proprio lui»
  • In tutte le lingue romanze l’articolo indeterminativo continua UNU ed è anteposto al nome.

  • ILLE continua come pronome personale di terza persona, come in spagnolo él, italiano egli e francese il, quest’ultimo da *ILLI per analogia con QUI.

  • Tra gli esiti pronominali romanzi, ILLE dà *ILLUI > lui e *ILLAEI > lei, mentre ILLORUM dà loro; EGO dà *EO > italiano io e spagnolo yo; TU continua il soggetto, mentre ME e MIHI danno me e mi, e TE e TIBI danno te e ti.

  • I relativi e interrogativi QUI e QUEM/QUID continuano in forme romanze come spagnolo e portoghese que, catalano, occitano e francese qui e que, e italiano chi e che.

  • Le innovazioni comprendono:

    • alcuno < *ALICUNU
    • ciascuno < *CATA QUISQUE UNU
    • cadauno < *CATA UNU
    • ognuno < OMNI UNU
    • nessuno < NEC IPSE UNU
    • altro da ALTER al posto di ALIUS
    • TANTI e QUANTI al posto di TOT e QUOT

Trucco mnemonico

ILLE prevale nell’articolo determinativo, IPSE sopravvive in sardo e catalano

4. Comparazione e formazione avverbiale

★ Da sapere

📌 Le lingue romanze, eccetto il romeno, continuano le serie latine più diffuse di comparativi, come maggiore-minore e migliore-peggiore; del superlativo sintetico restano forme relitte come prossimo, pessimo e massimo, mentre -issimo è un cultismo introdotto più tardi.

📌 Il comparativo analitico con PLUS o MAGIS più aggettivo finisce per prevalere: il romanzo centrale seleziona PLUS, come italiano più alto e francese plus haut, mentre quello periferico seleziona MAGIS, come spagnolo más alto e romeno mai înalt.

  • Il costrutto avverbiale con un aggettivo concordato con mente, inizialmente un ablativo di modo, diventa più frequente in latino tardo e si grammaticalizza in galloromanzo, iberoromanzo e italoromanzo; in spagnolo e portoghese resta visibile nella sequenza di due avverbi, come clara y concisamente e lenta e gravemente.

📌 Il latino classico usa NON come negazione e censura la doppia negazione, ma quest’ultima compare costantemente nella lingua d’uso e viene mantenuta spesso in romanzo come rafforzamento.

📌 Quando il rafforzativo negativo è grammaticalizzato e semanticamente vuoto, la doppia negazione è obbligatoria nella frase formale, come in francese il ne chante pas e toscano non canta mica, ma nell’uso può restare soltanto la forma vuota, come il chante pas e canta mica.

Approfondimenti

  • Le forme sintetiche latine di comparativo e superlativo, come bonus, melior, optimus, restano vitali almeno fino all’VIII secolo, ma dal III secolo compaiono nuove formazioni.

  • Il secondo termine di paragone romanzo continua AB, DE e QUE del latino tardo, non QUAM più ablativo del latino classico.

  • Il latino classico forma principalmente gli avverbi con -E dagli aggettivi in -US e con -ITER dagli aggettivi in -IS, come BONE e LEVITER.

  • Il latino arcaico usa la congiunzione coordinante enclitica -QUE, come in senatus populusque, ma presto preferisce ET, come in odi et amo, continuata dalle lingue romanze.

  • Il romanzo continua NON/NO, da cui il francese sviluppa anche la forma proclitica ne, e può rafforzare la negazione con forme ereditate o rianalizzate, come spagnolo ninguno, antico italiano niuno, italiano nessuno e niente.

  • Per l’imperativo negativo, il latino usa NE più congiuntivo perfetto, NOLI più infinito presente o CAVE più congiuntivo presente; in età postclassica si afferma anche NE o NON più infinito.

  • Le continuazioni romanze comprendono:

    • NE più infinito nel francese antico
    • NON più infinito in romeno, ladino e italiano singolare
    • NON più imperativo in italiano plurale
    • NON più congiuntivo presente in spagnolo, portoghese e sardo

5. Subordinate e categorie verbali

★ Da sapere

  • Nel latino d’uso QUANDO tende a sostituire CUM, QUOMODO (ridotto a QUOMO e COMO) tende a sostituire UT, e SI condizionale e ipotetico si estende mentre scompaiono le particelle interrogative -NE, NUM, NONNE e AN.

  • Nelle completive prevale QUOD, inizialmente pronome relativo neutro con il senso di ‘il fatto che’, che si grammaticalizza in costrutti come accidit quod e coinvolge per affinità semantica QUIA e CUM.

📌 Il latino distingue la diatesi attiva, in cui coincidono la funzione grammaticale di soggetto e quella semantica di agente, dalla diatesi media, in cui non coincidono.

  • Le forme si distribuiscono così:

    • infectum: presente
    • infectum: imperfetto
    • infectum: futuro
    • infectum: infinito e participio presente
    • perfectum: perfetto
    • perfectum: piuccheperfetto
    • perfectum: futuro anteriore
    • perfectum: infinito perfetto e participio perfetto
  • I temi dell’infectum e del perfectum si distinguono mediante:

    • infisso nasale
    • apofonia
    • raddoppiamento
    • formazioni in /w/
    • formazioni sigmatiche

📌 Nel romanzo la distinzione aspettuale resta presente, come in italiano cantava/cantò, ma non è più sentita come primaria; l’infisso /w/, un tempo il più frequente, scompare, mentre restano alcune altre distinzioni, come faccio/feci, vedo/vidi e dico/dissi, ma non vinco/vinsi.

  • Nel perfetto latino perifrastico, l’ausiliare sum distingue la costruzione passiva da quella attiva con habeo, mentre il participio perfetto concorda per genere e numero e la forma finita dell’ausiliare per persona e numero.

📌 Il passato perifrastico romanzo, formato con habeo e il participio perfetto, ha valore perfettivo e indica il risultato presente di un’azione passata, mentre il passato semplice indica un’azione puntuale nel passato.

Approfondimenti

  • Le forme senza esiti romanzi sono:

    • UT finale
    • UT comparativo
    • UT consecutivo
    • UT temporale
    • CUM temporale
    • CUM causale
    • ETSI
    • QUAMQUAM
    • QUAMVIS
    • NISI
  • Nella diatesi attiva il verbo è transitivo se regge un oggetto diretto all’accusativo, come puer matrem amat, e intransitivo se regge un oggetto indiretto al dativo, come nobis iuravit.

  • La diatesi media può usare le stesse marche morfologiche dell’attivo con accordo pronominale sul soggetto, come se vertere, oppure marche flessive proprie per l’accordo sul soggetto, come moveor, o per indicare un agente distinto dal soggetto, come in discipulus a magistro laudatur.

  • Profecta est significa «partì» al singolare e mostra l’accordo femminile singolare del participio, mentre profecti sumus significa «partimmo» e mostra il participio maschile plurale e l’ausiliare alla prima persona plurale.

  • Nel romanzo la diatesi media scompare nel resto del paradigma flessionale, confluendo nell’attivo, mentre nel perfetto perifrastico si mantiene l’opposizione tra attivo con habeo e passivo con sum.

  • Nel romanzo il passivo si ipercaratterizza: laudatus sum, originariamente «fui lodato», assume valore di presente «vengo lodato», mentre il perfetto può essere espresso da laudatus fui o dalla perifrasi secondaria *sum statum laudatus.

  • Le forme perifrastiche attive romanze sostituiscono i tempi secondi, cioè forme composte corrispondenti al passato del futuro o dell’imperfetto, come avrò cantato, avevo cantato, ebbi cantato, abbia cantato, avessi cantato e avrei cantato.

  • Il piuccheperfetto CANTA(VE)RAM conserva la funzione antica in portoghese cantara («avevo cantato»), ma in spagnolo cantara vale «cantassi» e in occitano e italiano meridionale forme come fora, da FUERAM, valgono «sarei».

6. Futuro e condizionale romanzi

★ Da sapere

  • Il futuro latino classico ha terminazioni morfologiche debolmente marcate: -ABO/-EBO per la prima e la seconda classe verbale e -AM per la quarta e la quinta.

  • 🔄 La formazione del futuro romanzo procede così:

    1. La perifrasi infinito + HABEO si afferma come modello.
    2. HABEO diventa un supporto morfologico dell’infinito.
    3. La perifrasi può evolvere in una forma sintetica, come CANTARE HABEO > *cantar ao > canterò.
  • Il condizionale romanzo si forma con la perifrasi infinito + HABEO e presenta modalità presente e passata; le forme di HABEO più usate erano l’imperfetto e il perfetto, mentre alcune varietà ricorrevano al piuccheperfetto indicativo.

Approfondimenti

  • L’idea di futuro può essere espressa con: indicativo accompagnato da un avverbio temporale, perifrasi volitiva, perifrasi con VENIO, perifrasi necessitativa con HABĒRE o DEBĒRE, ESSE seguito dal participio futuro

  • Le varietà romanze presentano queste perifrasi di futuro:

    • HABEO AD + infinito in sardo, toscano e italiano meridionale
    • HABEO + congiuntivo in antico romeno
    • HABEO DE + infinito in portoghese
    • *VOLEO + infinito in romeno
    • DEBEO + infinito in alcuni dialetti sardi

📌 Il congiuntivo latino, oltre a essere il modo della subordinazione, esprime nella frase principale volontà, possibilità ed eventualità; nel romanzo il presente congiuntivo tende a essere sostituito dall’indicativo, e il romeno distingue indicativo e congiuntivo, benché molte forme coincidano: il congiuntivo è introdotto dalla particella să e presenta forme distinte alla terza persona.

  • Le lingue romanze continuano a usare il piuccheperfetto latino per il congiuntivo imperfetto, come CANTA(VI)SSEM > italiano cantassi; nell’italiano meridionale cantassi è spesso usato al posto del condizionale.

  • La perifrasi latina del condizionale è attestata già nei secoli III-IV, con forme come occidi haberent e haberent existere.

  • CANTARE HABEBAT ha dato forme di condizionale come spagnolo cantaría, portoghese, catalano e occitano cantaria e francese chanterait, mentre CANTARE *HEBUIT ha dato italiano canterebbe.

7. Coniugazioni e morfologia verbale

★ Da sapere

  • Il latino classico ha quattro coniugazioni con temi in /ā/, /ē/, /ĕ/ e /ī/, esemplificate rispettivamente da AMĀRE, MONĒRE, LEGĔRE e AUDĪRE.

  • Nell’uso le coniugazioni latine tendono a ridursi a vantaggio della prima e della quarta, che sono le più produttive.

📌 Nella sesta persona del presente, il romanzo meridionale — spagnolo, portoghese, catalano, sardo e italiano meridionale — continua l’uscita -ent, mentre francese, occitano, italiano e romeno continuano -unt, come mostrano *VIDUNT > vedono e VENDUNT > vendono.

Approfondimenti

  • La prima coniugazione produce verbi: da forme nominali di verbi irregolari, da sostantivi, aggettivi e participi perfetti tramite /j/, con esiti in -IĀRE e -ICĀRE, con il suffisso di origine greca -IDIARE/-IZARE, diffuso nella lingua dei Cristiani

  • Esempi di neoformazioni della prima coniugazione sono CANTUM, supino di CANO, CANĔRE > *CANTARE > italiano cantare; CAPTUS > *CAPTIARE > cacciare; ACUTUS > *ACUTIARE > aguzzare; CARRUS > *CARRICARE > caricare; e *WERRA + -IDIARE > guerreggiare.

  • Alla quarta coniugazione, meno consistente, passano verbi in -ĬO, -ĔRE, come CUPĬO, CUPĔRE e FUGĬO, FUGĔRE, da cui derivano *FUGĪRE > fuggire e *FLORĪRE > fiorire.

  • Anche in romanzo le neoformazioni si concentrano nella prima coniugazione, come chattare, zoomare e attualizzare, e meno nella quarta, come impazzire e abbellire.

  • POSSE e VELLE vengono regolarizzati analogicamente e riclassificati nella seconda coniugazione, dando *POTĒRE > potere e *VOLĒRE > volere.

  • La seconda e la terza coniugazione sono relittarie e tendono a confondersi: alcune varietà romanze ne neutralizzano la distinzione, mentre altre attuano metaplasmi soprattutto dalla seconda alla terza, come RIDĔRE per RIDĒRE > ridere e RESPONDĔRE per RISPONDĒRE > rispondere, e meno spesso dalla terza alla seconda, come CADĒRE per CADĔRE > cadere e SAPĒRE per SAPĔRE > sapere.

  • Nella sesta persona del presente latino classico la seconda coniugazione ha l’uscita -ENT (vident, monent) e la terza ha -UNT (vendunt, dicunt, faciunt); nell’uso le due uscite tendono a sovrapporsi, come in olunt per olent e colent per colunt.

8. Riorganizzazione del perfetto

★ Da sapere

  • I perfetti forti sigmatici della terza coniugazione comprendono:

    • MITTĔRE–MISIT > mise, etimologico
    • *RIDĔRE–RISIT > rise, etimologico
    • OCCIDĔRE–*OCCISIT > uccise, non etimologico
    • *PRENDĔRE–*PRE(N)SIT > prese, non etimologico
  • I perfetti forti in -ŬI della seconda coniugazione comprendono:

    • *SAPĒRE–SAPUI > seppi
    • HABĒRE–HABUI > ebbi
    • TENĒRE–*TENUI > tenni
  • Nell’uso latino esisteva la terminazione -ĕrunt alla sesta persona del perfetto, censurata dai grammatici ma continuata nelle lingue romanze.

  • Gli esiti romanzi della sesta persona in -ĕrunt comprendono:

    • *CANTA(VĔ)RUNT > cantarono
    • *DEDĔRUNT > diedero
    • *DIXĔRUNT > dissero
    • *FUĔRUNT > furono
    • *HABUĔRUNT > ebbero

Approfondimenti

  • La conservazione del perfetto in -ĀVI e -ĪVI si accompagna alla perdita del perfetto in -ĒVI.

  • I participi forti della terza coniugazione comprendono:

    • MITTĔRE–MISSUM > messo
    • *RIDĔRE–RISUM > riso
    • OCCIDĔRE–OCCISUM > ucciso
    • *PRENDĔRE–*PRE(N)SUM > preso
  • I participi deboli in -ŪTU della seconda coniugazione comprendono:

    • *SAPĒRE–*SAPŪTU > saputo
    • HABĒRE–*HABŪTU > avuto
    • TENĒRE–*TENŪTU > tenuto
  • Il latino classico usa alla sesta persona del perfetto la terminazione -ĒRUNT per tutte le coniugazioni e sia per i perfetti deboli sia per quelli forti.

Trucco mnemonico

La terza coniugazione combina perfetto e participio forti; la seconda, perfetto forte in -ŬI e participio debole in -ŪTU.

9. Accento latino e romanzo

Concetti chiave e definizioni

  • Accento: Elemento prosodico che segnala il contrasto fra le sillabe di una parola e si basa su intensità, lunghezza e altezza tonale.

★ Da sapere

  • Nella fase arcaica, dal VI al III secolo a.C., l’accento latino era dinamico e protosillabico, cioè cadeva sempre sulla prima sillaba.

  • La legge della penultima colloca l’accento: sulla prima sillaba nei bisillabi, sulla terzultima nei polisillabi con penultima breve, sulla penultima nei polisillabi con penultima lunga

  • Nel passaggio al romanzo scompare la struttura accentuale musicale basata sulla quantità e la legge della penultima perde validità; l’accento diventa una marca morfologica, come mostra la sequenza italiana cápito, capíto, capitò.

Approfondimenti

📌 L’accento dinamico, o intensivo, privilegia intensità e lunghezza, mentre l’accento tonale, o musicale, privilegia altezza tonale e lunghezza.

  • Nel latino comune esisteva un accento dinamico-intensivo, come suggeriscono la contrapposizione tra urbanitas e rusticitas e la frequenza delle sincopi, per esempio caldus per calidus.

📌 La maggior parte delle lingue romanze conserva un accento di parola dalla sede non predicibile, mentre il francese moderno ha un accento di sillaba: le parole isolate sono ossitone, ma nel contesto possono diventare atone.

10. Struttura e sillabazione della sillaba

Concetti chiave e definizioni

  • Sillaba: Elemento portante della struttura fonologica che in latino può essere breve, cioè leggera, oppure lunga, cioè pesante.

★ Da sapere

  • Le principali differenze della sillabazione latina rispetto all’italiano sono: la s preconsonantica chiude la sillaba, sc e gn rappresentano gruppi consonantici, h è muta, i e u iniziali o intervocaliche sono approssimanti, i e u in iato sono vocali

  • Poiché nel sistema sillabico latino circa due terzi delle sillabe appartengono ai tipi CŪ e CŬC, il latino dell’uso tende all’isocronia sillabica, riducendo l’opposizione di quantità vocalica e aumentando le sillabe aperte attraverso la riduzione dei nessi consonantici, l’assimilazione e l’eliminazione dello iato.

  • Nel sistema romanzo la quantità vocalica non è più un tratto fonologico distintivo ma distribuzionale: la vocale è lunga prima di consonante breve e breve prima di consonante lunga, come in fato e fatto.

Approfondimenti

  • In latino sono brevi le sillabe aperte con vocale breve, CŬ o Ŭ; sono lunghe le sillabe aperte con vocale lunga, CŪ o Ū, e quelle chiuse con vocale breve o lunga, CŬC, ŬC, (C)CŪC o ŪC.

  • Il nesso muta cum liquida, formato da un’occlusiva o da F seguita da laterale o vibrante, è un gruppo consonantico unico e non allunga la sillaba; nel latino dell’uso, invece, consonante più l o r fa posizione e può attirare l’accento sulla sillaba precedente, anche se leggera.

  • Nei bisillabi romanzi seguiti da consonante più l o r la prima sillaba resta aperta, come in madre < MA-TRE; nei polisillabi prevalgono gli esiti piani, come intero < *INTÉGRUM, cadera < *CATHÉDRA e paupière < *PALPÉBRA.

  • La s iniziale preconsonantica tendeva nel latino dell’uso a essere preceduta da una vocale prostetica, obbligatoria in alcune aree romanze e assente in altre, come mostrano scuola/escuela/école, stare/estar e sposo/esposo/époux.

  • Nei quadrisillabi la vocale in iato si consonantizza nel latino comune: se la vocale più sonora è breve si forma un dittongo, mentre se è lunga assorbe la vocale precedente; gli esiti romanzi continuano le forme dell’uso, come figliolo e parete.

11. Trattamento delle consonanti latine

★ Da sapere

  • Nel passaggio dal latino al romanzo, le consonanti sono più forti in posizione iniziale e più deboli in posizione finale.

  • Il sistema consonantico latino comprende:

    • le occlusive sorde /p, t, k/
    • le occlusive sonore /b, d, g/
    • le nasali /m, n/
    • le spiranti /f, s, h/
    • le liquide /r, l/
    • le approssimanti /j, w/

Approfondimenti

  • All’interno della parola, le consonanti possono cambiare per influenza dei suoni circostanti o per la caduta di vocali che crea nuovi nessi consonantici; i cambiamenti consonantici romanzi sono meno numerosi di quelli vocalici e riguardano soprattutto il latino comune.

  • Il latino non possiede:

    • le fricative sonore /v, z/
    • le fricative palatali /ʃ, ʒ/
    • le affricate dentali /ts, dz/
    • le affricate palatali /tʃ, dʒ/
  • Le consonanti latine sono più forti in posizione iniziale, più deboli in posizione finale e influenzabili dai suoni circostanti all’interno della parola.

Trucco mnemonico

Iniziale forte, finale debole: la posizione interna favorisce l’influenza dei suoni vicini.

12. Assimilazione e consonanti finali

★ Da sapere

  • L’assimilazione consonantica, già presente nel latino classico, si estende a gruppi con liquide o nasali seguite da consonante e a gruppi di occlusiva più consonante.

  • Nel passaggio al romanzo, le consonanti finali tendono a cadere: -T scompare anche nei monosillabi, -M si perde davanti a vocale per sinalefe e -R/-L nei monosillabi vengono protette da una vocale paragogica.

Approfondimenti

  • L’assimilazione compare nei derivati latini AFFICIO da ad + facio e COLLIGO da cum + ligo.

  • Gli esiti attestati dell’assimilazione comprendono:

    • DORSUM e DOSSUM > it. dosso
    • SAMBATUM > fr. samedi
    • SABBATUM > it. sabato
    • MUNDU > it. mer. monno e QUANDO > it. mer. quanno
    • DAMNU > it. danno
    • SPONSU > it. sposo
  • Gli esiti dei gruppi di occlusiva più consonante comprendono:

    • PS: GYPSU > it. gesso
    • PT: SEPTE > it. sette
    • CT: FACTU > it. fatto, fait e hecho
    • TL: VET(U)LUS > veclus
    • SL: INS(U)LA > *iscla
  • La -S finale si mantiene nell’uso latino e resta presente nella maggior parte delle lingue romanze, con l’eccezione dell’italiano.

13. Rafforzamento e lenizione consonantica

★ Da sapere

  • 🔄 La lenizione procede attraverso:
    1. geminate > scempie
    2. sorde > sonore
    3. sonore > fricative
    4. fricative > dileguo

📌 La sonorizzazione, la spirantizzazione e il dileguo si realizzano nel romanzo occidentale, mentre l’italiano conserva alcuni esiti di lenizione per la prevalenza di forme settentrionali, come riva da RIPA, strada da STRATA e lago da LACU.

  • Il rafforzamento consonantico comprende la consonantizzazione di /w/ in /β/ e poi /v/, la fortizione di /j/, l’affricazione e successiva assibilazione di /kj/ e /tj/, e la palatalizzazione di nessi con /j/, con /l/ e delle velari /k, g/ davanti a /e, i/.

Approfondimenti

  • La lenizione è caratteristica delle varietà a nord della linea La Spezia-Rimini.

  • La degeminazione riguarda -PP-, -TT-, -CC-, -NN-, -LL- e -SS-, ma non -RR-; il sardo e l’italiano fanno eccezione, e l’italiano tende anche a estendere le geminate, come in faccia da *FACIA e acqua da AQUA.

  • La palatalizzazione dei nessi con /j/ produce /lj/ > /ʎ/, /nj/ > /ɲ/ e /sj/ > /ʃ/, come in FOLIA > it. foglia, VINEA > *VINJA > it. vigna e SIMĪA > it. scimmia.

  • La palatalizzazione delle velari davanti a /e, i/ dà /ki, ke/ > /tʃ, ʃ/ in italiano, romancio e retoromanzo e /ts, s/ in galloromanzo e iberoromanzo; /gi, ge/ > /dʒ, ʒ/ in romanzo, con esito spagnolo /χ/.

Trucco mnemonico

La lenizione scende di forza: geminate → scempie → sonore → fricative → dileguo.

14. Sistemi vocalici romanzi

★ Da sapere

  • Il vocalismo romanzo comune ha sette vocali, /i, e, ε, a, ɔ, o, u/; il siciliano ha cinque vocali, /i, ε, a, ɔ, u/, senza le semichiuse /e, o/.

  • Il vocalismo sardo ha cinque vocali /i, e, a, o, u/ e conserva i timbri originari del latino.

  • Il vocalismo balcanoromanzo, proprio del romeno e di una piccola zona della Lucania, ha sei vocali /i, e, ε, a, o, u/: distingue i timbri della serie anteriore come il romanzo comune e conserva quelli della serie posteriore come il sardo.

Approfondimenti

  • Il latino classico ha cinque elementi timbrici vocalici, ciascuno in versione breve e lunga, e tre dittonghi: AE /ai/, OE /oi/ e AU /au/.

  • Il vocalismo romanzo comune presenta quattro gradi di apertura: chiuso /i, u/, semichiuso /e, o/, semiaperto /ε, ɔ/ e aperto /a/.

Trucco mnemonico

Il sardo conserva i timbri latini; il romanzo comune distingue sette vocali.

15. Dittonghi latini e vocali atone

★ Da sapere

  • I dittonghi del latino classico sono AE, OE e AU.

  • AU si monottonga prima in /o/, coincidente con Ō, e in una fase più tarda in /ɔ/, coincidente con Ŏ; quest’ultimo esito compare in francese, catalano, spagnolo e italiano settentrionale e centrale.

  • La vocale finale -A generalmente si mantiene, come in ROTA > italiano ruota, ma in francese si palatalizza in e e successivamente dilegua attraverso gli esiti e > ə > Ø.

  • In età tarda le vocali finali -O e -U confluiscono in -o, conservato in italiano, sardo, spagnolo e portoghese e perduto nel galloromanzo, come mostra CABALLU > italiano cavallo, spagnolo caballo, francese cheval.

Approfondimenti

  • AE, pronunciato ai, si monottonga in una vocale aperta /ε/, coincidente con Ĕ, e in romanzo dà /ε/.

  • OE si monottonga nel I secolo d.C. in una vocale chiusa /e/, coincidente con Ē, e in romanzo dà /e/.

📌 Le vocali atone in posizione iniziale generalmente si mantengono, mentre le altre sono soggette a un processo generale di riduzione.

  • Le vocali finali -E e -I si mantengono in sardo, italiano e romeno, dove marcano anche il plurale, e dileguano nelle altre varietà, salvo la conservazione di -e in forme ridotte per sincope come HOM(I)NE > spagnolo hombre.

Trucco mnemonico

AE apre, OE chiude; AU passa da chiuso ad aperto

16. Ristrutturazione del lessico latino

★ Da sapere

  • Tra i doppioni prevalgono progressivamente le forme colloquiali:

    • bucca su os
    • caballus su equus
    • civitas su urbs
    • bellus su pulcher
    • grandis su magnus
    • porto su fero
  • Dalla fine del IV secolo la ristrutturazione lessicale tende a eliminare parole semplici o brevi a favore di forme più corpose mediante derivazione da una base originaria e sostituzione lessicale con sinonimi o parole vicine.

Approfondimenti

  • L’uso colloquiale emerge soprattutto negli scritti di età imperiale, come il Satyricon di Petronio, le iscrizioni di Pompei e le lettere su papiri o cocci provenienti soprattutto dall’Egitto, e diventa più consistente dalla fine del IV secolo.

  • I suffissi derivativi produttivi comprendono:

    • -ĒLLU in sostituzione di -ŬLUM
    • -ICULU/-UCULU
    • -AMEN
    • -ANU
    • -ANEU
    • -ULLU
    • -O, -ONEM
  • La derivazione da AVUM produce AVUNCULUM, «zio materno», da cui derivano il francese oncle e, attraverso questo, l’inglese uncle.

17. Innovazioni lessicali e semantiche

★ Da sapere

  • EQUUS viene sostituito da caballus, inizialmente «cavallo da lavoro, ronzino» e dal IV secolo d.C. «cavallo» in senso generico; EQUA resiste nelle aree iberoromanza, balcanoromanza e sarda.

  • I cambiamenti semantici e le sostituzioni nella parentela comprendono:

    • AVUNCULUS estende «zio materno» a «zio» accanto a thius
    • AMITA e MATERTERA cedono a thia
    • PARENTES passa da «genitori» a «familiari»
    • COGNATUS passa da «congiunto di sangue» a «congiunto collaterale per matrimonio»
    • UXOR è sostituito da MULIER
    • VIR è generalmente sostituito da HOMO

Approfondimenti

  • CAMISIA e BRACA attestano l’introduzione nel mondo latino di indumenti nuovi.

  • EDERE «mangiare» è affiancato da COMEDERE «divorare», continuato in spagnolo e portoghese comer, e dal IV secolo da MANDUCARE, che sostituisce EDERE nella maggior parte delle varietà romanze.

  • I cambiamenti nel lessico delle parti del corpo comprendono:

    • BUCCA «guancia» si sovrappone a OS «faccia, bocca»
    • TESTA «vaso di terracotta» diventa sinonimo di CAPUT
    • UMERUS è sostituito nell’area centrale da SPATULA, diminutivo di SPATHA
  • Nel lessico domestico, dalla fine del IV secolo CASA «capanna» prende il posto di DOMUS accanto a MANSIO, da cui il francese maison e l’italiano magione; DOMUS acquista il significato di «duomo» con la diffusione del Cristianesimo.

  • FOCU «focolare» assume già nel V secolo il significato di «fuoco», emarginando IGNIS e favorendo la formazione di FOCARIS e *FOCULARIS, da cui l’italiano focolare.

18. Lessico cristiano e nomi dei giorni

★ Da sapere

  • PARABOLA passa dai significati «similitudine» ed «esempio evangelico» a «parola», sostituendo VERBUM nel dominio romanzo; il derivato *PARABOLARE contribuisce a sostituire LOQUI insieme a *FABULARE e *FABELLARE, derivati da FABULA «storia».

  • PAGANUS, inizialmente «abitante del pagus», passa a significare «non cristiano» forse per metafora militare, come «borghese» opposto al miles Christi, per antonomasia da «idolatra» o come «cittadino comune» non convertito.

  • Tra II e I secolo a.C. Roma adotta la settimana al posto della scansione in cicli di otto giorni chiamati nundinae, contati come nove includendo sia il giorno iniziale sia quello finale, collegando i giorni ai pianeti e agli dèi a partire da Saturni dies; in seguito giungono la serie ebraica incentrata su sabbatum e quella cristiana incentrata su dies dominicus.

📌 Nella Romània occidentale estrema prevale la serie cristiana, come nelle forme portoghesi segunda, terça, quarta, quinta, sexta feira, sábado e domingo; nel resto prevale un sistema misto planetario, con sabbatum e dominicus/dominica.

Approfondimenti

  • Tra i grecismi antichi assimilati dal latino figurano:

    • brachium
    • camera
    • charta
    • chorda
    • petra
  • CAPTIVUS, inizialmente «prigioniero», attraverso l’espressione captivus diaboli assume i significati «disgraziato, infelice, misero» e infine «cattivo».

  • Le denominazioni latine dei giorni comprendono:

    • Solis dies
    • Lunae dies
    • Martis dies
    • Mercurii dies
    • Iovis dies
    • Veneris dies
    • Saturni dies
    • dies dominicus
    • secunda, tertia, quarta, quinta e sexta feria
    • sabbatum

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