★ Da sapere
La transizione dal latino alle lingue romanze è un’evoluzione lunga e interna, non improvvisa né nettamente delimitata, con un’accelerazione importante durante la crisi politico-istituzionale, economica e sociale del V secolo.
Tra il IV e il VI secolo si concentrano innovazioni morfosintattiche: passaggio da SOV a SVO, perdita della flessione nominale, sviluppo dell’articolo, comparazione analitica, avverbi in -mente, riorganizzazione del sistema verbale e passaggio dall’Accusativo più infinito a costruzioni con quod.
📌 In latino l’ordine dei costituenti è relativamente libero e preferenzialmente (S)OV, perché le desinenze indicano i rapporti sintattici; la collocazione svolge soprattutto una funzione espressiva e la frase può avere andamento discontinuo.
Dalla fine del IV secolo si generalizza in latino una preferenza per l’ordine (S)VO, soprattutto quando l’oggetto è informativamente pesante, per esempio se è seguito da una proposizione relativa.
Le lingue romanze hanno ordine SVO; l’obbligo di un soggetto esplicito è particolarmente rigoroso in francese, dove può essere pronominale, raddoppiato o espletivo con verbi impersonali e meteorologici.
Approfondimenti
📌 La crisi linguistica del latino non consiste in una semplice semplificazione, ma nello sviluppo verso un nuovo tipo di lingua e una nuova organizzazione sistematica.
Nell’organizzazione della frase, l’ordine libero diventa obbligato, la discontinuità sintattico-semantica lascia spazio a una progressione lineare e la costruzione diventa discendente, con ramificazione a destra.
In francese, «tu dis» presenta un soggetto pronominale esplicito, «toi tu dis» il soggetto raddoppiato, «il faut» il soggetto espletivo con un verbo impersonale e «il pleut» il soggetto espletivo con un verbo meteorologico.
Il soggetto esplicito è frequente anche in occitano, francoprovenzale, nei dialetti settentrionali italiani e in toscano, dove può essere raddoppiato; italiano e spagnolo ammettono inoltre ordini marcati, come «Luisa ho chiamato» e «viene Giovanni?».
La perdita della flessione nominale e lo sviluppo dell’articolo favoriscono l’ordine SVO, che compensa la perdita delle desinenze come segnali di dipendenza e valorizza la successione tema-rema.
📌 Nel sistema latino l’opposizione tra Accusativo e Nominativo è espressa dalle desinenze, mentre nel sistema romanzo la distinzione tra soggetto e oggetto è espressa soprattutto dall’ordine degli elementi.
Il latino marca i rapporti con le desinenze; il romanzo li rende leggibili soprattutto attraverso l’ordine.
★ Da sapere
Gli elementi nominali latini esprimono tre categorie: genere, numero e caso; nella transizione romanza il genere subisce alcune modifiche, il numero resta e il caso morfologico scompare.
Nelle lingue romanze le parole latine neutre sono generalmente riclassificate come maschili o femminili; alcuni plurali neutri in -A diventano femminili singolari, spesso collettivi, come LIGNA > italiano legna, mentre PIRA > italiano pera perde il valore plurale.
La scomparsa della declinazione dipende da:
📌 Il plurale romanzo è sigmatico, con -s in iberoromanzo, galloromanzo, retoromanzo e sardo, oppure vocalico, con alternanza vocalica in italiano e romeno.
Approfondimenti
Il latino distingue gli elementi nominali — nome, aggettivo, participio e pronome — dagli elementi verbali, distinzione mantenuta dalle lingue romanze.
In italiano restano tracce del neutro in coppie come braccio/braccia, osso/ossa e dito/dita e nei plurali antichi in -ora, come corpora e focora; il romeno conserva invece un neutro vitale, di norma maschile al singolare e femminile al plurale.
📌 Tra i metaplasmi di genere romanzi, i nomi degli alberi passano spesso dal femminile latino al maschile, come ARBORE > italiano albero; gli astratti in -OR passano invece dal maschile al femminile in occitano e francese, e talvolta in romeno, come DOLORE > occitano dolor e francese douleur, mentre italiano dolore e spagnolo dolor restano maschili.
Il latino possiede cinque declinazioni e sei casi grammaticali, ciascuno con forme singolari e plurali; la prima declinazione è prevalentemente femminile, la quinta è interamente femminile, le altre comprendono i tre generi e la seconda è prevalentemente maschile.
Le poco produttive quarta e quinta declinazione confluiscono già in latino arcaico nella prima declinazione per i nomi femminili e nella seconda per i maschili e neutri; il sistema tende così a classi con una sola uscita per il singolare e una per il plurale.
📌 Durante il deperimento dei casi, l’Accusativo tende a comparire in ogni funzione sintattica, anche come soggetto, mentre il Nominativo si conserva soprattutto in nomi di animati e ruoli agentivi; le forme oblique dei pronomi personali di terza persona rinviano invece al Genitivo o al Dativo.
Forme romanze come spagnolo noche, francese nuit e italiano notte continuano l’accusativo latino NOCTE(M), non il nominativo NOX; forme come italiano uomo, sarto e suora e francese patre continuano invece relitti del nominativo.
Il plurale sigmatico continua l’Accusativo latino, mentre quello vocalico deriva dalle forme accusativali in -AS al femminile e -ES al maschile.
★ Da sapere
I dimostrativi latini indicano tre gradi di distanza:
Nel passaggio al romanzo sopravvivono soprattutto tre dimostrativi, spesso rafforzati: ECCE + ISTU dà italiano questo e, con ISTE, spagnolo e portoghese este; ECCE + IPSU dà catalano aqueix e, con IPSE, spagnolo ese e portoghese esse; ECCU + TIBI + ISTU dà italiano codesto; ECCE + ILLU dà italiano quello.
Dal II secolo aumenta l’uso di ILLE, che attrae progressivamente IPSE; dalla seconda metà del IV secolo ille e ipse assumono funzione anaforica; dal VI secolo unus sviluppa un valore generico indefinito, preludio dell’articolo indeterminativo.
📌 Le lingue romanze continuano prevalentemente ILLE per l’articolo determinativo, mentre sardo e catalano continuano IPSE; l’articolo è proclitico in tutte, tranne che in romeno, dove è enclitico, come in lupul ‘il lupo’.
Approfondimenti
Gli anaforici latini sono:
In tutte le lingue romanze l’articolo indeterminativo continua UNU ed è anteposto al nome.
ILLE continua come pronome personale di terza persona, come in spagnolo él, italiano egli e francese il, quest’ultimo da *ILLI per analogia con QUI.
Tra gli esiti pronominali romanzi, ILLE dà *ILLUI > lui e *ILLAEI > lei, mentre ILLORUM dà loro; EGO dà *EO > italiano io e spagnolo yo; TU continua il soggetto, mentre ME e MIHI danno me e mi, e TE e TIBI danno te e ti.
I relativi e interrogativi QUI e QUEM/QUID continuano in forme romanze come spagnolo e portoghese que, catalano, occitano e francese qui e que, e italiano chi e che.
Le innovazioni comprendono:
ILLE prevale nell’articolo determinativo, IPSE sopravvive in sardo e catalano
★ Da sapere
📌 Le lingue romanze, eccetto il romeno, continuano le serie latine più diffuse di comparativi, come maggiore-minore e migliore-peggiore; del superlativo sintetico restano forme relitte come prossimo, pessimo e massimo, mentre -issimo è un cultismo introdotto più tardi.
📌 Il comparativo analitico con PLUS o MAGIS più aggettivo finisce per prevalere: il romanzo centrale seleziona PLUS, come italiano più alto e francese plus haut, mentre quello periferico seleziona MAGIS, come spagnolo más alto e romeno mai înalt.
📌 Il latino classico usa NON come negazione e censura la doppia negazione, ma quest’ultima compare costantemente nella lingua d’uso e viene mantenuta spesso in romanzo come rafforzamento.
📌 Quando il rafforzativo negativo è grammaticalizzato e semanticamente vuoto, la doppia negazione è obbligatoria nella frase formale, come in francese il ne chante pas e toscano non canta mica, ma nell’uso può restare soltanto la forma vuota, come il chante pas e canta mica.
Approfondimenti
Le forme sintetiche latine di comparativo e superlativo, come bonus, melior, optimus, restano vitali almeno fino all’VIII secolo, ma dal III secolo compaiono nuove formazioni.
Il secondo termine di paragone romanzo continua AB, DE e QUE del latino tardo, non QUAM più ablativo del latino classico.
Il latino classico forma principalmente gli avverbi con -E dagli aggettivi in -US e con -ITER dagli aggettivi in -IS, come BONE e LEVITER.
Il latino arcaico usa la congiunzione coordinante enclitica -QUE, come in senatus populusque, ma presto preferisce ET, come in odi et amo, continuata dalle lingue romanze.
Il romanzo continua NON/NO, da cui il francese sviluppa anche la forma proclitica ne, e può rafforzare la negazione con forme ereditate o rianalizzate, come spagnolo ninguno, antico italiano niuno, italiano nessuno e niente.
Per l’imperativo negativo, il latino usa NE più congiuntivo perfetto, NOLI più infinito presente o CAVE più congiuntivo presente; in età postclassica si afferma anche NE o NON più infinito.
Le continuazioni romanze comprendono:
★ Da sapere
Nel latino d’uso QUANDO tende a sostituire CUM, QUOMODO (ridotto a QUOMO e COMO) tende a sostituire UT, e SI condizionale e ipotetico si estende mentre scompaiono le particelle interrogative -NE, NUM, NONNE e AN.
Nelle completive prevale QUOD, inizialmente pronome relativo neutro con il senso di ‘il fatto che’, che si grammaticalizza in costrutti come accidit quod e coinvolge per affinità semantica QUIA e CUM.
📌 Il latino distingue la diatesi attiva, in cui coincidono la funzione grammaticale di soggetto e quella semantica di agente, dalla diatesi media, in cui non coincidono.
Le forme si distribuiscono così:
I temi dell’infectum e del perfectum si distinguono mediante:
📌 Nel romanzo la distinzione aspettuale resta presente, come in italiano cantava/cantò, ma non è più sentita come primaria; l’infisso /w/, un tempo il più frequente, scompare, mentre restano alcune altre distinzioni, come faccio/feci, vedo/vidi e dico/dissi, ma non vinco/vinsi.
📌 Il passato perifrastico romanzo, formato con habeo e il participio perfetto, ha valore perfettivo e indica il risultato presente di un’azione passata, mentre il passato semplice indica un’azione puntuale nel passato.
Approfondimenti
Le forme senza esiti romanzi sono:
Nella diatesi attiva il verbo è transitivo se regge un oggetto diretto all’accusativo, come puer matrem amat, e intransitivo se regge un oggetto indiretto al dativo, come nobis iuravit.
La diatesi media può usare le stesse marche morfologiche dell’attivo con accordo pronominale sul soggetto, come se vertere, oppure marche flessive proprie per l’accordo sul soggetto, come moveor, o per indicare un agente distinto dal soggetto, come in discipulus a magistro laudatur.
Profecta est significa «partì» al singolare e mostra l’accordo femminile singolare del participio, mentre profecti sumus significa «partimmo» e mostra il participio maschile plurale e l’ausiliare alla prima persona plurale.
Nel romanzo la diatesi media scompare nel resto del paradigma flessionale, confluendo nell’attivo, mentre nel perfetto perifrastico si mantiene l’opposizione tra attivo con habeo e passivo con sum.
Nel romanzo il passivo si ipercaratterizza: laudatus sum, originariamente «fui lodato», assume valore di presente «vengo lodato», mentre il perfetto può essere espresso da laudatus fui o dalla perifrasi secondaria *sum statum laudatus.
Le forme perifrastiche attive romanze sostituiscono i tempi secondi, cioè forme composte corrispondenti al passato del futuro o dell’imperfetto, come avrò cantato, avevo cantato, ebbi cantato, abbia cantato, avessi cantato e avrei cantato.
Il piuccheperfetto CANTA(VE)RAM conserva la funzione antica in portoghese cantara («avevo cantato»), ma in spagnolo cantara vale «cantassi» e in occitano e italiano meridionale forme come fora, da FUERAM, valgono «sarei».
★ Da sapere
Il futuro latino classico ha terminazioni morfologiche debolmente marcate: -ABO/-EBO per la prima e la seconda classe verbale e -AM per la quarta e la quinta.
🔄 La formazione del futuro romanzo procede così:
Il condizionale romanzo si forma con la perifrasi infinito + HABEO e presenta modalità presente e passata; le forme di HABEO più usate erano l’imperfetto e il perfetto, mentre alcune varietà ricorrevano al piuccheperfetto indicativo.
Approfondimenti
L’idea di futuro può essere espressa con: indicativo accompagnato da un avverbio temporale, perifrasi volitiva, perifrasi con VENIO, perifrasi necessitativa con HABĒRE o DEBĒRE, ESSE seguito dal participio futuro
Le varietà romanze presentano queste perifrasi di futuro:
📌 Il congiuntivo latino, oltre a essere il modo della subordinazione, esprime nella frase principale volontà, possibilità ed eventualità; nel romanzo il presente congiuntivo tende a essere sostituito dall’indicativo, e il romeno distingue indicativo e congiuntivo, benché molte forme coincidano: il congiuntivo è introdotto dalla particella să e presenta forme distinte alla terza persona.
Le lingue romanze continuano a usare il piuccheperfetto latino per il congiuntivo imperfetto, come CANTA(VI)SSEM > italiano cantassi; nell’italiano meridionale cantassi è spesso usato al posto del condizionale.
La perifrasi latina del condizionale è attestata già nei secoli III-IV, con forme come occidi haberent e haberent existere.
CANTARE HABEBAT ha dato forme di condizionale come spagnolo cantaría, portoghese, catalano e occitano cantaria e francese chanterait, mentre CANTARE *HEBUIT ha dato italiano canterebbe.
★ Da sapere
Il latino classico ha quattro coniugazioni con temi in /ā/, /ē/, /ĕ/ e /ī/, esemplificate rispettivamente da AMĀRE, MONĒRE, LEGĔRE e AUDĪRE.
Nell’uso le coniugazioni latine tendono a ridursi a vantaggio della prima e della quarta, che sono le più produttive.
📌 Nella sesta persona del presente, il romanzo meridionale — spagnolo, portoghese, catalano, sardo e italiano meridionale — continua l’uscita -ent, mentre francese, occitano, italiano e romeno continuano -unt, come mostrano *VIDUNT > vedono e VENDUNT > vendono.
Approfondimenti
La prima coniugazione produce verbi: da forme nominali di verbi irregolari, da sostantivi, aggettivi e participi perfetti tramite /j/, con esiti in -IĀRE e -ICĀRE, con il suffisso di origine greca -IDIARE/-IZARE, diffuso nella lingua dei Cristiani
Esempi di neoformazioni della prima coniugazione sono CANTUM, supino di CANO, CANĔRE > *CANTARE > italiano cantare; CAPTUS > *CAPTIARE > cacciare; ACUTUS > *ACUTIARE > aguzzare; CARRUS > *CARRICARE > caricare; e *WERRA + -IDIARE > guerreggiare.
Alla quarta coniugazione, meno consistente, passano verbi in -ĬO, -ĔRE, come CUPĬO, CUPĔRE e FUGĬO, FUGĔRE, da cui derivano *FUGĪRE > fuggire e *FLORĪRE > fiorire.
Anche in romanzo le neoformazioni si concentrano nella prima coniugazione, come chattare, zoomare e attualizzare, e meno nella quarta, come impazzire e abbellire.
POSSE e VELLE vengono regolarizzati analogicamente e riclassificati nella seconda coniugazione, dando *POTĒRE > potere e *VOLĒRE > volere.
La seconda e la terza coniugazione sono relittarie e tendono a confondersi: alcune varietà romanze ne neutralizzano la distinzione, mentre altre attuano metaplasmi soprattutto dalla seconda alla terza, come RIDĔRE per RIDĒRE > ridere e RESPONDĔRE per RISPONDĒRE > rispondere, e meno spesso dalla terza alla seconda, come CADĒRE per CADĔRE > cadere e SAPĒRE per SAPĔRE > sapere.
Nella sesta persona del presente latino classico la seconda coniugazione ha l’uscita -ENT (vident, monent) e la terza ha -UNT (vendunt, dicunt, faciunt); nell’uso le due uscite tendono a sovrapporsi, come in olunt per olent e colent per colunt.
★ Da sapere
I perfetti forti sigmatici della terza coniugazione comprendono:
I perfetti forti in -ŬI della seconda coniugazione comprendono:
Nell’uso latino esisteva la terminazione -ĕrunt alla sesta persona del perfetto, censurata dai grammatici ma continuata nelle lingue romanze.
Gli esiti romanzi della sesta persona in -ĕrunt comprendono:
Approfondimenti
La conservazione del perfetto in -ĀVI e -ĪVI si accompagna alla perdita del perfetto in -ĒVI.
I participi forti della terza coniugazione comprendono:
I participi deboli in -ŪTU della seconda coniugazione comprendono:
Il latino classico usa alla sesta persona del perfetto la terminazione -ĒRUNT per tutte le coniugazioni e sia per i perfetti deboli sia per quelli forti.
La terza coniugazione combina perfetto e participio forti; la seconda, perfetto forte in -ŬI e participio debole in -ŪTU.
★ Da sapere
Nella fase arcaica, dal VI al III secolo a.C., l’accento latino era dinamico e protosillabico, cioè cadeva sempre sulla prima sillaba.
La legge della penultima colloca l’accento: sulla prima sillaba nei bisillabi, sulla terzultima nei polisillabi con penultima breve, sulla penultima nei polisillabi con penultima lunga
Nel passaggio al romanzo scompare la struttura accentuale musicale basata sulla quantità e la legge della penultima perde validità; l’accento diventa una marca morfologica, come mostra la sequenza italiana cápito, capíto, capitò.
Approfondimenti
📌 L’accento dinamico, o intensivo, privilegia intensità e lunghezza, mentre l’accento tonale, o musicale, privilegia altezza tonale e lunghezza.
📌 La maggior parte delle lingue romanze conserva un accento di parola dalla sede non predicibile, mentre il francese moderno ha un accento di sillaba: le parole isolate sono ossitone, ma nel contesto possono diventare atone.
★ Da sapere
Le principali differenze della sillabazione latina rispetto all’italiano sono: la s preconsonantica chiude la sillaba, sc e gn rappresentano gruppi consonantici, h è muta, i e u iniziali o intervocaliche sono approssimanti, i e u in iato sono vocali
Poiché nel sistema sillabico latino circa due terzi delle sillabe appartengono ai tipi CŪ e CŬC, il latino dell’uso tende all’isocronia sillabica, riducendo l’opposizione di quantità vocalica e aumentando le sillabe aperte attraverso la riduzione dei nessi consonantici, l’assimilazione e l’eliminazione dello iato.
Nel sistema romanzo la quantità vocalica non è più un tratto fonologico distintivo ma distribuzionale: la vocale è lunga prima di consonante breve e breve prima di consonante lunga, come in fato e fatto.
Approfondimenti
In latino sono brevi le sillabe aperte con vocale breve, CŬ o Ŭ; sono lunghe le sillabe aperte con vocale lunga, CŪ o Ū, e quelle chiuse con vocale breve o lunga, CŬC, ŬC, (C)CŪC o ŪC.
Il nesso muta cum liquida, formato da un’occlusiva o da F seguita da laterale o vibrante, è un gruppo consonantico unico e non allunga la sillaba; nel latino dell’uso, invece, consonante più l o r fa posizione e può attirare l’accento sulla sillaba precedente, anche se leggera.
Nei bisillabi romanzi seguiti da consonante più l o r la prima sillaba resta aperta, come in madre < MA-TRE; nei polisillabi prevalgono gli esiti piani, come intero < *INTÉGRUM, cadera < *CATHÉDRA e paupière < *PALPÉBRA.
La s iniziale preconsonantica tendeva nel latino dell’uso a essere preceduta da una vocale prostetica, obbligatoria in alcune aree romanze e assente in altre, come mostrano scuola/escuela/école, stare/estar e sposo/esposo/époux.
Nei quadrisillabi la vocale in iato si consonantizza nel latino comune: se la vocale più sonora è breve si forma un dittongo, mentre se è lunga assorbe la vocale precedente; gli esiti romanzi continuano le forme dell’uso, come figliolo e parete.
★ Da sapere
Nel passaggio dal latino al romanzo, le consonanti sono più forti in posizione iniziale e più deboli in posizione finale.
Il sistema consonantico latino comprende:
Approfondimenti
All’interno della parola, le consonanti possono cambiare per influenza dei suoni circostanti o per la caduta di vocali che crea nuovi nessi consonantici; i cambiamenti consonantici romanzi sono meno numerosi di quelli vocalici e riguardano soprattutto il latino comune.
Il latino non possiede:
Le consonanti latine sono più forti in posizione iniziale, più deboli in posizione finale e influenzabili dai suoni circostanti all’interno della parola.
Iniziale forte, finale debole: la posizione interna favorisce l’influenza dei suoni vicini.
★ Da sapere
L’assimilazione consonantica, già presente nel latino classico, si estende a gruppi con liquide o nasali seguite da consonante e a gruppi di occlusiva più consonante.
Nel passaggio al romanzo, le consonanti finali tendono a cadere: -T scompare anche nei monosillabi, -M si perde davanti a vocale per sinalefe e -R/-L nei monosillabi vengono protette da una vocale paragogica.
Approfondimenti
L’assimilazione compare nei derivati latini AFFICIO da ad + facio e COLLIGO da cum + ligo.
Gli esiti attestati dell’assimilazione comprendono:
Gli esiti dei gruppi di occlusiva più consonante comprendono:
La -S finale si mantiene nell’uso latino e resta presente nella maggior parte delle lingue romanze, con l’eccezione dell’italiano.
★ Da sapere
📌 La sonorizzazione, la spirantizzazione e il dileguo si realizzano nel romanzo occidentale, mentre l’italiano conserva alcuni esiti di lenizione per la prevalenza di forme settentrionali, come riva da RIPA, strada da STRATA e lago da LACU.
Approfondimenti
La lenizione è caratteristica delle varietà a nord della linea La Spezia-Rimini.
La degeminazione riguarda -PP-, -TT-, -CC-, -NN-, -LL- e -SS-, ma non -RR-; il sardo e l’italiano fanno eccezione, e l’italiano tende anche a estendere le geminate, come in faccia da *FACIA e acqua da AQUA.
La palatalizzazione dei nessi con /j/ produce /lj/ > /ʎ/, /nj/ > /ɲ/ e /sj/ > /ʃ/, come in FOLIA > it. foglia, VINEA > *VINJA > it. vigna e SIMĪA > it. scimmia.
La palatalizzazione delle velari davanti a /e, i/ dà /ki, ke/ > /tʃ, ʃ/ in italiano, romancio e retoromanzo e /ts, s/ in galloromanzo e iberoromanzo; /gi, ge/ > /dʒ, ʒ/ in romanzo, con esito spagnolo /χ/.
La lenizione scende di forza: geminate → scempie → sonore → fricative → dileguo.
★ Da sapere
Il vocalismo romanzo comune ha sette vocali, /i, e, ε, a, ɔ, o, u/; il siciliano ha cinque vocali, /i, ε, a, ɔ, u/, senza le semichiuse /e, o/.
Il vocalismo sardo ha cinque vocali /i, e, a, o, u/ e conserva i timbri originari del latino.
Il vocalismo balcanoromanzo, proprio del romeno e di una piccola zona della Lucania, ha sei vocali /i, e, ε, a, o, u/: distingue i timbri della serie anteriore come il romanzo comune e conserva quelli della serie posteriore come il sardo.
Approfondimenti
Il latino classico ha cinque elementi timbrici vocalici, ciascuno in versione breve e lunga, e tre dittonghi: AE /ai/, OE /oi/ e AU /au/.
Il vocalismo romanzo comune presenta quattro gradi di apertura: chiuso /i, u/, semichiuso /e, o/, semiaperto /ε, ɔ/ e aperto /a/.
Il sardo conserva i timbri latini; il romanzo comune distingue sette vocali.
★ Da sapere
I dittonghi del latino classico sono AE, OE e AU.
AU si monottonga prima in /o/, coincidente con Ō, e in una fase più tarda in /ɔ/, coincidente con Ŏ; quest’ultimo esito compare in francese, catalano, spagnolo e italiano settentrionale e centrale.
La vocale finale -A generalmente si mantiene, come in ROTA > italiano ruota, ma in francese si palatalizza in e e successivamente dilegua attraverso gli esiti e > ə > Ø.
In età tarda le vocali finali -O e -U confluiscono in -o, conservato in italiano, sardo, spagnolo e portoghese e perduto nel galloromanzo, come mostra CABALLU > italiano cavallo, spagnolo caballo, francese cheval.
Approfondimenti
AE, pronunciato ai, si monottonga in una vocale aperta /ε/, coincidente con Ĕ, e in romanzo dà /ε/.
OE si monottonga nel I secolo d.C. in una vocale chiusa /e/, coincidente con Ē, e in romanzo dà /e/.
📌 Le vocali atone in posizione iniziale generalmente si mantengono, mentre le altre sono soggette a un processo generale di riduzione.
AE apre, OE chiude; AU passa da chiuso ad aperto
★ Da sapere
Tra i doppioni prevalgono progressivamente le forme colloquiali:
Dalla fine del IV secolo la ristrutturazione lessicale tende a eliminare parole semplici o brevi a favore di forme più corpose mediante derivazione da una base originaria e sostituzione lessicale con sinonimi o parole vicine.
Approfondimenti
L’uso colloquiale emerge soprattutto negli scritti di età imperiale, come il Satyricon di Petronio, le iscrizioni di Pompei e le lettere su papiri o cocci provenienti soprattutto dall’Egitto, e diventa più consistente dalla fine del IV secolo.
I suffissi derivativi produttivi comprendono:
La derivazione da AVUM produce AVUNCULUM, «zio materno», da cui derivano il francese oncle e, attraverso questo, l’inglese uncle.
★ Da sapere
EQUUS viene sostituito da caballus, inizialmente «cavallo da lavoro, ronzino» e dal IV secolo d.C. «cavallo» in senso generico; EQUA resiste nelle aree iberoromanza, balcanoromanza e sarda.
I cambiamenti semantici e le sostituzioni nella parentela comprendono:
Approfondimenti
CAMISIA e BRACA attestano l’introduzione nel mondo latino di indumenti nuovi.
EDERE «mangiare» è affiancato da COMEDERE «divorare», continuato in spagnolo e portoghese comer, e dal IV secolo da MANDUCARE, che sostituisce EDERE nella maggior parte delle varietà romanze.
I cambiamenti nel lessico delle parti del corpo comprendono:
Nel lessico domestico, dalla fine del IV secolo CASA «capanna» prende il posto di DOMUS accanto a MANSIO, da cui il francese maison e l’italiano magione; DOMUS acquista il significato di «duomo» con la diffusione del Cristianesimo.
FOCU «focolare» assume già nel V secolo il significato di «fuoco», emarginando IGNIS e favorendo la formazione di FOCARIS e *FOCULARIS, da cui l’italiano focolare.
★ Da sapere
PARABOLA passa dai significati «similitudine» ed «esempio evangelico» a «parola», sostituendo VERBUM nel dominio romanzo; il derivato *PARABOLARE contribuisce a sostituire LOQUI insieme a *FABULARE e *FABELLARE, derivati da FABULA «storia».
PAGANUS, inizialmente «abitante del pagus», passa a significare «non cristiano» forse per metafora militare, come «borghese» opposto al miles Christi, per antonomasia da «idolatra» o come «cittadino comune» non convertito.
Tra II e I secolo a.C. Roma adotta la settimana al posto della scansione in cicli di otto giorni chiamati nundinae, contati come nove includendo sia il giorno iniziale sia quello finale, collegando i giorni ai pianeti e agli dèi a partire da Saturni dies; in seguito giungono la serie ebraica incentrata su sabbatum e quella cristiana incentrata su dies dominicus.
📌 Nella Romània occidentale estrema prevale la serie cristiana, come nelle forme portoghesi segunda, terça, quarta, quinta, sexta feira, sábado e domingo; nel resto prevale un sistema misto planetario, con sabbatum e dominicus/dominica.
Approfondimenti
Tra i grecismi antichi assimilati dal latino figurano:
CAPTIVUS, inizialmente «prigioniero», attraverso l’espressione captivus diaboli assume i significati «disgraziato, infelice, misero» e infine «cattivo».
Le denominazioni latine dei giorni comprendono:
Mettiti alla prova su Verbo latino e lingue romanze con 11 domande a risposta multipla e correzioni spiegate.
1. In una frase latina, le desinenze rendono riconoscibili i rapporti sintattici anche quando i costituenti sono separati o disposti in un ordine insolito. Quale caratteristica dell’ordine latino spiega questa possibilità?
2. Dalla fine del IV secolo, un parlante latino deve collocare dopo il verbo un oggetto lungo, seguito da una proposizione relativa. Quale ordine corrisponde alla preferenza che si stava generalizzando?
Memorizza i concetti chiave di Verbo latino e lingue romanze con 10 flashcard interattive.
Quali categorie esprimono gli elementi nominali latini?
Genere, numero e caso.
Quale cambiamento segna l’ordine dei costituenti dal latino alle lingue romanze?
L’ordine libero diventa obbligato e la frase procede linearmente, con ramificazione a destra.
Come distingue il sistema romanzo soggetto e oggetto?
Soprattutto attraverso l’ordine degli elementi.
Importa il tuo corso e l'IA genera riassunto, quiz e flashcard in 30 secondi.
Generatore di riassunti