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Nel XIII secolo le liriche trobadoriche furono raccolte in canzonieri, talvolta corredati da vidas biografiche, razos in prosa e notazioni musicali originarie.
La crociata contro l’eresia catara indetta da Innocenzo III nel 1209 segnò convenzionalmente l’inizio della crisi della poesia trobadorica e della perdita di autonomia di molte corti meridionali.
Dalle corti provenzali ai trovieri, ai Minnesinger e poi alla penisola iberica e all’Italia.
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La scuola siciliana fiorì alla corte di Federico II, la Magna Curia, composta da funzionari alle dipendenze dirette dell’imperatore.
Federico II promosse il volgare siciliano illustrato come lingua culturale unitaria, mentre mantenne il latino per le istituzioni e l’amministrazione.
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Federico II fondò l’Università di Napoli nel 1224 e nel 1230 emanò le Costituzioni melfitane, che richiamavano i princìpi del diritto romano contro il diritto feudale.
La corte federiciana era laica, internazionale, multilingue e multiculturale, con componenti bizantine, musulmane, latine, francesi e tedesche.
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📌 I poeti siciliani, per lo più funzionari di corte, privilegiavano l’amore e non trattavano temi politici, mentre i trovatori erano poeti professionisti e coltivavano anche argomenti politici.
La poesia siciliana rifletteva soprattutto sulla natura, la genesi e gli effetti dell’amore, e sviluppò dibattiti in versi tra poeti.
Il sonetto, attribuito a Giacomo da Lentini, ha una struttura fissa di quattordici endecasillabi e divenne presto privilegiato nelle tenzoni.
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I Siciliani ripresero dalla poesia provenzale il lessico amoroso e la canzone, declinandola dalla forma classica alta alla canzonetta di registro medio anche narrativo.
La scuola siciliana comprendeva Giacomo da Lentini, Federico II, Enzo, Pier delle Vigne, Guido delle Colonne, Rinaldo d’Aquino, Stefano Protonotaro, Odo delle Colonne, Jacopo Mostacci, Giacomino Pugliese, Mazzeo di Ricco e Percivalle Doria.
Canzone mobile contro sonetto a struttura fissa.
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La poesia passa verso Toscana e area adriatica, poi i copisti toscani ne normalizzano la lingua.
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Francesco predica nel mondo, diversamente dai mistici che si ritirano dalla società.
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📌 I Toscani occidentali, pisani e lucchesi, adottavano uno stile meno oscuro e meno ricercato, mentre i Toscani orientali, fiorentini e aretini, privilegiavano lo sperimentalismo metrico-formale.
📌 I Siculo-toscani aprirono la poesia a temi politici e morali e usarono per questi la canzone e anche la ballata, mentre la poesia siciliana era incentrata sull’amore.
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I Toscani occidentali privilegiano chiarezza; gli orientali sperimentano di più sul piano metrico-formale.
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Il corpus guittoniano comprende 50 canzoni e 251 sonetti, tra i quali 86 sonetti amorosi formano probabilmente un canzoniere organizzato come una storia d’amore in versi.
Guittone sperimentò lingua e metrica con uno stile denso e oscuro, ricco di figure retoriche, rime rare, allitterazioni, invettiva e sarcasmo.
La conversione divide la produzione tra Guittone e Frate Guittone.
📌 Nello Stil novo l’amore è una virtù che educa moralmente e conduce a una dimensione spirituale, mentre l’amore cortese riafferma soprattutto il comportamento sociale dell’individuo.
La gentilezza d’animo, non sangue o ricchezza, fonda la nuova nobiltà.
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I poeti stilnovisti più rappresentativi furono Guido Guinizelli, Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Lapo Gianni e, in gioventù, Dante.
Gli elementi comuni della poetica stilnovistica sono:
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📌 Gli stilnovisti non formarono una scuola perfettamente omogenea, anche perché differivano nelle posizioni sull’amore, ma condividevano elementi poetici riconoscibili.
La dolcezza stilnovistica è una linea melodica e raffinata, ottenuta attraverso un lessico alto e una scelta di parole dal suono soave.
La sottigliezza stilnovistica consiste nella complessità concettuale espressa con lessico tecnico filosofico e scientifico, che conferisce spessore teorico al discorso amoroso.
La dolcezza leviga il suono; la sottigliezza concentra complessità filosofica.
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Guido Guinizelli, bolognese, è tradizionalmente considerato il poeta che inaugura lo Stil novo; Dante lo consacrò come padre degli stilnovisti nel canto XXVI del Purgatorio.
La canzone Al cor gentil rempaira sempre amore è il manifesto stilnovistico e lega amore, cuore gentile e nobiltà d’animo, celebrando la donna come essere superiore.
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Nel sonetto Io voglio del ver la mia donna laudare Guinizelli identifica nella lode della donna il fine della poesia e introduce il tema del saluto.
Dalla poesia di Guinizelli derivano anche i temi dell’angoscia amorosa e della morte spirituale provocata dagli effetti violenti e distruttivi dell’amore.
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Cavalcanti, influenzato dal nuovo aristotelismo e dalla scientia de anima, analizza scientificamente l’amore secondo i princìpi della filosofia naturale.
In Donna me prega Cavalcanti descrive l’amore come potenzialità individuale attivata dalla vista della donna, la cui immagine suscita desiderio e viene poi indirizzata alla memoria e all’intelletto.
📌 Per Cavalcanti l’amore è una passione terrena che sopraffà la ragione e conduce alla morte simbolica dell’amante, non alla salvezza dell’anima né alla morte fisica.
La vista della donna suscita desiderio ossessivo, che sopraffà la ragione e conduce alla morte simbolica.
Marco Polo rimase in Asia per ventiquattro anni e svolse missioni per il Gran Khan Kublai prima di tornare a Venezia nel 1295.
Il Milione, originariamente intitolato Divisament dou monde e noto anche come Livre des merveilles, è un libro di viaggio, d’avventura e una descrizione enciclopedica di mondi lontani.
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Mettiti alla prova su Poesia italiana delle origini con 11 domande a risposta multipla e correzioni spiegate.
1. A proposito della fin’amors:
2. Quali caratteristiche descrivono correttamente i trovatori?
Memorizza i concetti chiave di Poesia italiana delle origini con 10 flashcard interattive.
Che cos’è la fin’amors nella lirica provenzale?
È il modello di amore cortese elaborato nella lirica provenzale.
Dove si diffuse la lirica trobadorica oltre la Francia meridionale?
In Francia del Nord, nell’area tedesca, nella penisola iberica e in Italia.
Quali erano le origini sociali più comuni dei trovatori?
La cavalleria e la nobiltà minore.
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